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L’acqua viene data agli altri a costi stracciati e senza alcuna contropartita

In un sol giorno, il 27 ottobre 2016, ben quattro decreti del presidente della giunta regionale per autorizzare la derivazione di acqua ai fini idroelettrici dai fiumi e dai torrenti molisani. Fiumi e torrenti molisani sono nel mirino delle aziende del Nord e del Centro in maggioranza, che hanno scelto il Molise per produrre energia elettrica, favorevolmente accolti e largamente favoriti dai bassi costi che gli viene richiesto. La Regione Molise è nota per gli eccessi di generosità che, nella gestione delle risorse idriche, sfiorano la dabbenaggine. Basta leggere i termini contrattuali che regolano la cessione di milioni di metri cubi d’acqua  per uso potabile (che poi vanno anche per scopi irrigui e industriali) alla Campania, al Lazio, alla Puglia e all’Abruzzo. Concessioni di trenta/quarant’anni fa mai aggiornate, mai riviste e ricontrattate: dimostrazione di impotenza amministrativa e politica dei governi regionali dalla nascita della Regione ad oggi. Il danno economico che ne viene ai molisani è notevole; andrebbe quantificato su basi analitiche per farlo pesare sulla irresponsabile politica energetica praticata dalla parti di Palazzo Vitale e d’intorno. Vogliamo ammettere che l’oppositore Michele Iorio si tenga a distanza dal problema, avendolo evitato quanto ha governato, ma il silenzio dei Grillini che nascono e sono stati eletti per essere la spina nel fianco della maggioranza, la specola  sulle malefatte e il malgoverno regionali, non trova commento adeguato al disinteresse fin qui mostrato. Diamo acqua a profusione, fino al limite di mettere a rischio le necessità locali, derivandola dalle sorgenti del Volturno, del Biferno, del San Bartolomeo, per citare i corsi d’acqua più attinti, dalle dighe del Liscione, di Occhito e di Civitanova, e ciò che ne viene è un risibile ristoro economico e nessuna contropartita programmatica. Il Molise “concessorio” è una entità dilettantesca, che, dobbiamo presumere, non consoce il valore delle risorse naturali di cui dispone, o altrimenti è da considerare  una entità compromessa e per questo  impedita a farsi valere. Dalla grandi concessioni alle piccole, il governo regionale si accontenta delle briciole, e le ditte che derivano acqua dai fiumi e dai torrenti producono  centinaia di Kw: energia elettrica che non vendono al Molise, che ha un surplus di produzione, ma al mercato energetico del Centro/Nord. In un sol giorno, il 27 ottobre 2016, il presidente della giunta regionale Paolo di Laura Frattura ha autorizzato la Energy srl di Roma a derivare acqua pubblica per uso idroelettrico dal Fosso Tartalussa in località “Acquabona” , in agro del comune di Longano, per un impianto della potenza di 135 kw; la Italbon srl di Pontedera a derivare acqua pubblica dal Torrente Lorda in località “Giovannone”, in agro di Castelpizzuto, per un impianto della potenza di 49,83 kw; la Sea srl di Milano a derivare acqua pubblica dal Volturno in località “Petrara”, in agro di Cerro al Volturno, per alimentare un impianto della potenza di 368 Kw, e la Dp3 srl di Pescara a derivare acqua pubblica dal Torrente Acqua Santa,  in località “Colle delle castagne”, in agro di San Massimo, per alimentare un impianto della potenza di 112,81 Kw. Sono ormai decine e decine le centrali e le centraline idroelettriche alimentate dalle risorse idriche molisane, ma a leggere le ditte che ne hanno fatto richiesta si rimane basiti: gli impianti gestiti da ditte molisane si contano sulle dita di una sola mano. Più che noi, dovrebbe essere la Regione Molise a porsi la domanda come mai tanto scarso interesse, e a darsi una risposta, avendo poi il buongusto di fare mente locale e chiedersi se non sia giunto il momento di intessere con la Campania, il Lazio, la Puglia e l’Abruzzo un diverso rapporto. per regolare con maggiore equità il patrimonio idrico, affinché la comunità molisana ne ricavi il dovuto e giusto compenso da reinvestire nel miglioramento delle reti idriche di adduzione e di distribuzione, e per contenere il costo delle bollette.

Dardo

 

 

 

 

 

Di Dardo

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