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La Tangenziale Nord dal cantiere al Tar

di Giuseppe Saluppo

La gatta frettolosa fece i gattini ciechi. Tangenziale Nord, progettata 40 anni fa e in parte realizzata, per alcune imprese molisane l’amministrazione comunale di Campobasso, avrebbe fatto un appalto contestabile. Al punto che alcune di queste, che hanno partecipato alla gara, hanno chiesto l’accesso agli atti (della gara), hanno chiesto copie degli elaborati, e hanno presentato ricorso al Tar avverso l’aggiudicazione degli undici milioni che all’impresa napoletana Brancaccio serviranno per portare a realizzazione il tratto terminale della tangenziale Nord. Sabato 25 giugno 2016, in un arco di tempo  da primato, è stata portata a termine la procedura di aggiudicazione provvisoria relativa alla “Progettazione esecutiva ed esecuzione, previa presentazione progettazione definitiva in sede di gara, dei lavori di adeguamento, miglioramento e completamento della strada di collegamento dal ponte San Pietro alla zona industriale – Tangenziale Nord”, degli undici milioni di euro l’importo dei lavori. Il bando, pubblicato a marzo 2016, prevedeva la scadenza delle offerte il 9 giugno, alle ore 12, con prima seduta pubblica per il giorno successivo. Sull’appalto pendeva la spada di Damocle che se non fosse stato concluso e aggiudicato entro il 30 giugno, lo stanziamento per l’esecuzione dei lavori avrebbe subito un taglio del 15 per cento. Pericolo scongiurato. Nonostante  la complessa articolazione del bando, il numero dei partecipanti e la mole degli elaborati che formavano l’offerta di ciascun concorrente (i faldoni solo a vederli mettevano paura), la commissione è stata rapidissima. Con l’esito che sappiamo: ha vinto la Bancaccio di Napoli su un nutrito gruppo di imprese molisane tra cui quella che ha realizzato parte della Tangenziale Nord, Falcione costruzioni, finita seconda. Amaro in bocca per molti. Ora, l’8 marzo, il Tar dovrà esprimersi sulla sospensiva. Nell’attesa, sempre, del collaudo delle opere fin qui realizzate. Una storia, dunque, che continua e che rischia di protrarsi ancora negli anni. Come se quelli passati non fossero già abbastanza.

 

Di Giuseppe Saluppo

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