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“La scuola di via Kennedy non va venduta”

Egregio direttore,

Sto seguendo la vicenda della scuola elementare di via  Kennedy, o di quello che ne e’ rimasto. Anch’io, come il  signor Paolucci, che ha scritto un’accorata lettera in  difesa dell’edificio o quanto meno della presenza di una  scuola elementare nella zona, l’ho frequentata, e quindi  ritengo di avere il diritto di dire la mia. Sull’onda di  piacevoli ricordi? Poco importa, fatto sta che l’attuale  amministrazione comunale, ed in primis un consigliere, si e’  vergognosamente rimangiata la parola sui suoi programmi di  rinascita e messa in sicurezza. Dobbiamo persino assistere  alle giustificazioni del suddetto consigliere attraverso gli  organi di stampa. Come e’ stato giustamente scritto,  “excusatio non petita, accusatio manifesta”.  Da questo come da tanti altri episodi, mi sto convincendo  che l’attuale esecutivo ha le idee poco chiare su molti  punti, e che fare dichiarazioni per poi tirarsi indietro, o  fingere di dare udienza al cittadino per poi continuare ad  andare per la propria strada, regala alla citta’ mancanza di  servizi e di vivibilita’.  Sposo la tesi secondo la quale non si puo’ lottare per un  obiettivo ad intermittenza, ne’ scendere in piazza solo  perche’ c’e’ stato un terremoto in qualche altra parte  d’Italia, che ha suscitato il panico nei genitori: un  edificio, se e’ insicuro, lo e’ a prescindere, quindi non ci  si indigna o si tira la giacchetta al sindaco solo dopo  tristi eventi (lo dico ai genitori), ne’ si chiude una  scuola ritenuta insicura o si eredita un provvedimento di  chiusura dalla giunta precedente rimanendo immobili e non  prevedendo opere di consolidamento dell’edificio (lo dico  all’attuale esecutivo).  Il quartiere in cui sorge la scuola e’ stato pensato come  prettamente residenziale, quindi non e’ dotato di grandi  servizi. In piu’, sta soccombendo nell’abbandono, tra  marciapiedi fatiscenti, verde pubblico in via di estinzione,  mancanza di poli sportivi, cementificazione selvaggia.  Togliamogli la scuola e lo rendiamo un quartiere  dormitorio!  Mi auguro che il consigliere Durante non abbia parlato sul  serio quando ha menzionato la vendita dell’edificio  arrampicandosi sugli specchi di poco credibili discorsi di  natura economica, e che tutta la giunta, smentendo la sua  proverbiale latitanza nella risoluzione dei problemi, metta  in primo piano il concetto di Servizi al Cittadino. Una  volta tanto!

Cordiali saluti

Nicoletta Pasqualone

Campobasso

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Achille Ziccardi

    Riflessioni giuste e circostanziate. Il quartiere di Principe di Piemonte non puo’ non avere una scuola. E’ vergognoso come Durante abbia fatto marcia indietro e se la stia cavando con motivazioni di natura economica. Consigliere e signor sindaco, se non si e’ capaci di governare, si ceda il posto ad altri. La logica di Don Abbondio non ha mai premiato!

  2. Anch’io sono una ex scolara dell’istituto e non posso ne’ voglio credere che l’amministrazione comunale voglia venderlo per fare guadagno su quello che potrebbe essere il vero polo aggregativo del quartiere, anche grazie ad attività extra – scolastiche. La zona, un tempo viva e decorosa, si sta riducendo ad un dormitorio triste e degradato, e Durante & co., che non hanno ben chiaro il concetto di buona amministrazione, stanno contribuendo a peggiorare questo stato di cose. Cittadini, svegliatevi e lottate uniti per un buon ideale, una volta tanto!!

  3. Purtroppo molte responsabilità sono da addossare ai residenti della zona, che non hanno alzato la voce a fronte del primo, capotico provvedimento di chiuderla, fatto dalla passata giunta comunale. Dico capotico perché ad esso non è seguita un’opera di analisi della struttura al fine di renderla sicura -cosa possibile- e poi riaprirla. L’indignazione verso un provvedimento ingiusto o e’ tale in qualunque momento o non lo e’. Purtroppo questa prospettiva non appartiene ai campobassani.

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