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LA Regione taglia i soldi alle strutture accreditate che primeggiano nel programma esiti Agenas

Il maggior numero di strutture ospedaliere con livelli di qualità molto alti sono in Lombardia, Friuli, Valle d’Aosta, Alto Adige. Un gradino sotto ci sono Trentino, Toscana, Sicilia e Molise. Il maggior numero di strutture di qualità bassa o molto bassa sono in Campania e Abruzzo, seguite da Sardegna, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria.

Lo rileva uno studio dell’Agenas con il Programma Nazionale Esiti (PNE) che sviluppa nel Servizio Sanitario italiano la valutazione degli esiti degli interventi sanitari, definibile come Stima. Guarda caso, la Fondazione Giovanni Paolo II è al sesto posto nella classifica nazionale prima del centro sud.  In cardiochirurgia la mortalità dopo 30 giorni dall’uscita dalla sala operatoria a seguito di intervento di By pass aortocoronarico è di 0,66% a fronte di una media italiana di 2,36%. Per lo scompenso cardiaco è di 2,39% a fronte di una media nazionale dell’11%  Ottimo anche il risultato riscontrato per l’Ictus ischemico al Neuromed di Pozzilli che vede una mortalità a 30 giorni di 3,75% a fronte di una media nazionale di 12,7%.  Diversi, invece, i numeri per le strutture pubbliche che andrebbero riassettate sul piano programmatico attraverso una ridefinizione del sistema sanitario regionale.  Gli indicatori utilizzati da PNE sono documentati da protocolli scientifici basati sulla letteratura disponibile, con chiara definizione dell’esito misurabile di salute in studio (i.e. mortalità a breve termine, ospedalizzazioni per specifiche condizioni ecc.); quando non sono disponibili o misurabili in modo valido esiti diretti di salute, PNE utilizza esiti intermedi o esiti surrogati, che possono essere costituiti, ad esempio, da processi, procedure, tempi. Il quadro fornito dall’Agenas, cade proprio nel momento di maggiore incidenza della polemica sui tagli alle strutture private fatte con il decreto del commissario ad acta.

Di Giuseppe Saluppo

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