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La Regione Molise ha fissato a 1.200.000 euro il prezzo a base d’asta della sede romana. E’ tempo di vendere

La Regione Molise vende. Non avendo che le risorse dell’Unione Europea e le mance competenti del governo nazionale a favore della ripresa industriale dell’area tra Boiano e Venafro, deve vendere, deve fare cassa, liberarsi dei beni che non producono reddito, anzi lo consumano. Il bilancio di previsione  21018 e quello triennale 2018/2020 a leggerlo con le lenti della imparzialità e con quelle della competenza danno della Regione Molise la misura di Ente che sopravvive a se stesso, cui sono state tarpate le ali e, peggio ancora, chiusa la bocca. Un Ente povero di idee, di progetti, di programmi e, soprattutto di uomini. La classe dirigente (politica e amministrativa) da anni si carica di una sostanziale incapacità ad uscire dalle difficoltà di gestire la realtà quotidiana e a porsi in linea di galleggiamento, sperando poi di navigare. I bilanci sopra richiamati ancorché miseri, ordinari, opachi, sono stati accompagnati da un’altrettanta discussione misera, ordinaria e opaca, in cui solo taluni consiglieri (Niro? Petraroia?), che vantano un qualche credito nei confronti della giunta regionale per averla sostenuta nelle sue disavventure amministrative e programmatiche, sono riusciti a vedersi assegnare fondi “ad personam” per iniziative di cui si sono resi mallevadori. Anche questo è un lato oscuro di una seduta che ha sancito in modo inequivocabile il declino umano, professionale e culturale di coloro che da cinque stanno impoverendo il Molise, avendo cura, però, di salvaguardare il loro presente (il guiderdone)  e il loro futuro (il vitalizio).  La Regione vende, dunque. Per mettere eventualmente fieno nel silos. Tra i beni alienabili, cioè che possono avere un mercato, va inclusa la sede di proprietà regionale di Roma, di Via Nomentana 263. Bel fabbricato, ottima strada. In cui hanno svernato in parecchi tra dipendenti distaccati nella capitale e amministratori in “missione”. Un” lusso”, che non combacia con la “povertà” molisana. Regioni di rango se lo possono permettere; Regioni modeste, no. Quindi la sede di Roma va venduta. Migliore offerente cercasi. Tuttora (e capita dal 2015 l’anno in cui è stata presa coscienza di quel lusso romano non più sostenibile), la giunta regionale ragiona e riflette. Purtroppo le manca la determinazione, e finora sono mancate le offerte d’acquisto, e gli assessori sono incostanti nel loro modo di interloquire col presidente sull’opportunità di metterla in vendita. Alcuni trovano che la sede romana gli è comoda ed è un peccato perderla fintanto gli viene di vivere a sbafo. Ma il dover fare di necessità virtù, ha indotto il presidente Frattura e gli assessori Facciolla, Nagni e Veneziale a trovarsi di nuovo d’accordo sull’opportunità ormai non più rinviabile di cedere quella sede al miglior offerente, partendo dal prezzo a base d’asta di 1.200.000,00 euro, e di autorizzare il direttore del Servizio logistica, patrimonio, sistemi informativi ad adottare gli adempimenti necessari e, in particolare, la pubblicazione del bando di alienazione e la eventuale sottoscrizione dell’atto di vendita dell’immobile: un appartamento di 267 metri quadrati  lordi, censito in catasto al foglio 574, particella 166, sub.576, categoria A/10, di 8 vani. Sito in Via Nomentana 263,  a Roma.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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