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La Processione del Venerdì Santo come la cassaforte dell’anima

di Giuseppe Saluppo

Ancora una volta tanta gente ha voluto partecipare alla processione del Venerdì Santo a Campobasso accompagnata dallo struggente “Teco Vorrei o Signore” del maestro De Nigris. Religiosità sì, tanta, ma anche una città che riesce a riconoscere la sua storia, seppure per alcune ore. Una realtà, un passato, una storia che si dipana lenta e musicale come il popolo molisano. Non a caso sono in tanti che cercano di rientrare per riascoltare quelle note, riassaporare odori e profumi, riconoscersi nelle due statue del Cristo Morto e della Madonna piangente. E, anche, chi non è potuto tornare ha fatto squillare i telefonini di qualche amico o parente nel passaggio della Processione per ascoltare, in diretta, i versi accorati del “Teco vorrei”. Per lasciarsi cullare da una nostalgia imperante di genuinità e purezza.  Risorge quella “nostalgia del bambino, aleggiano i profumi, gli odori nelle strade più strette del centro storico, tutto ciò che ha costituito il passato di ciascuno di noi, che vorremmo riportare alla luce, rendere presente, affinché la stessa terra campobassana potesse, forse, apprezzare sè stessa, riconoscere il proprio ruolo. Una Processione che rende compiute le emozioni e i sentimenti che vorrebbero appartenere ad un eterno ritorno, ad un presente che non sia liquido, passeggero, o transeunte, ma etereo, lì fisso, come il cielo al di sopra delle nostre teste. “Teco Vorrei”, come un’intimità personale che rappresenta l’essenza profumata della vita, il senso del mondo e del divino, la morte e la rinascita. Una città che si ritrova tra tracce d’infanzia, storie e abitudini, in un dialogo tra varie generazioni, tra passato e presente. La vera essenza, oltre la religiosità? Quel passato che è la cassaforte dell’anima…chi ricorda il suo passato, ricorda anche il tuo.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Gianmaria Depensieri

    Tutto giustissimo. Invito i campobassani a parteciparvi sempre più numerosi, a non assistervi come se fosse una sfilata, a sentire in essa il marchio distintivo della propria città e della propria fede, a viverla da attori e non da utenti della vita. Se i negozi rimanessero chiusi in quel giorno, se le pizzerie e i locali facessero altrettanto, si darebbe il giusto onore al Dio in cui diciamo di credere, il giusto senso al giorno che prelude al mistero più grande della cristianità: la Resurrezione. Buona Pasqua nel senso della rinascita: spirituale, culturale, sociale.

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