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La presidente Boldrini e il lavoro

di Giuseppe Saluppo

C’era una volta il lavoro. L’inizio, però, più che da favola è quello di un incubo nel quale sono finiti in molti, soprattutto i giovani, da troppo tempo e dal quale sembra proprio che non riescano ad uscire. A ricordare l’incubo, è stata la presidente della Camera, Laura Boldrini, nel suo discorso all’inaugurazione dell’Anno accademico dell’Unimol. Parole, le sue, che hanno tracciato la storia di questa favola da incubo. Però, scusate, ma la politica in questi anni cosa ha fatto? Nulla. Anzi, ha fatto registrare le parole del ministro Poletti: “Il lavoro? Meglio giocare a calcetto che inviare curriculum”. Allora, vuoi vedere che la mancanza di lavoro non dipende da chi non ce l’ha, e tuttavia gli viene imputata come se fosse colpa sua? Ma non è stata la politica nazionale a isterilirsi in scontri distruttivi, in alleanze mobili e in gossip da cortile? Sono vent’anni che manca una politica per il lavoro e, quindi, delle azioni coerenti che seguano un indirizzo, un progetto. Una riforma seria capace di affrontare i nodi strutturali di un Paese: la mancanza di infrastrutture, il tasso bassissimo – tra i più bassi in Europa – di fondi sia pubblici che privati in innovazione e ricerca, i ritardi sulla green economy, la mancanza di lavoro, la precarietà. La presidente della Camera dovrebbe saperlo. Anche per non rammentare Ennio Flaiano “in Italia la situazione è grave, ma non seria”. Per i giovani, in questo panorama così poco incoraggiante, diventa difficile crescere, trovare spazio, sognare, progettare, spalancare porte. E vanno via. E’ la perdita del “capitale umano”, rappresentato dall’intelligenza e dalle competenze di migliaia e migliaia di giovani. La crisi del Molise e del Sud si riflette, ancor prima che nel peggioramento degli indicatori economici, nel venir meno di una visione dello sviluppo. Sulle prospettive di crescita della società meridionale è calata da tempo una cortina di silenzio.

Di Giuseppe Saluppo

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