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La politica molisana in proiezione elettorale

Cantieri aperti nella politica molisana. Le dimensioni sono modeste, con addetti ai lavori disorientati e, peggio ancora, scollati. Il lavoro cantieristico infatti al momento  è prevalentemente un tentativo di ricucitura, di coesione, di unità, di un modello che rimetta insieme i cocci e rilevi a tutto tondo una conduzione di prestigio. Ciò vale per la Destra come per la Sinistra. A pochi mesi dall’avvio della campagna elettorale per il rinnovo della presidenza e del consiglio regionali, la confusione regna sovrana e il dibattito consiliare sulla nuova legge elettorale  è largamente condizionato dall’egoismo dei gruppi  in contrapposizione tra loro e dal modo con cui evolveranno la composizione delle coalizioni e gli uomini che decideranno di collocarsi a Destra o a Sinistra. Entrambe (Destra e Sinistra), peraltro, orfane di una leadership certa e riconosciuta. A sinistra Paolo di Laura Frattura, come Renzi in Italia, è un elemento divisivo e i suoi anni di governo non lo aiutano a conquistarsi il diritto alla riproposizione tout court. Il distacco di Ruta e di Leva che nel 2013 lo hanno portato sull’altare, i mugugni a sinistra della sinistra pidiessina, il rendiconto di un’economia ancora boccheggiante e una disoccupazione da primato, sono condizionamenti oggettivi che vanno ben oltre le edulcorazioni verbali e dialettiche della segreteria regionale del Pd e del  cerchio magico (Mogavero, Pillarella, Di Domenico et similia) che tentano disperatamente di condire la figura del presidente uscente di un qualche successo. Il re è nudo. A destra Michele Iorio sta tendando la risalita, ma andando avanti nella determinazione di rinnovarsi leader del centrodestra incontra sempre maggiori ostacoli che, pare, lo stiano inducendo ad un ripensamento (o ridimensionamento? – ndr).  Per lui e per Frattura non è tempo di gloria. Alle loro spalle infatti, mancando l’uno e l’altro dei  presupposti per essere considerati predestinati, si vanno stagliando strategie di cambiamento non prive di suggestioni, strettamente legate alla figura dei personaggi intorno ai quali, come diciamo, si stanno coagulando interessi (elettorali) e consensi. La destra politica vuole rifarsi il trucco andando incontro alla domanda di legalità, di trasparenza, di efficienza e di onestà, oltre che di competenza e autorevolezza della propria classe dirigente. Su questa falsariga, e sulle spinte che salgano dal basso (ovvero dall’elettorato), dalle segreterie dei partiti e dalle iniziative dei gruppi consiliari di Palazzo D’Aimmo, sorrette da consistenti manifestazioni di gradimento popolare, si va delineando la candidatura alla presidenza della Regione Molise del magistrato Enzo Di Giacomo, le cui doti personali, la carriera, la costante attenzione ai problemi reali del Molise (incisiva la presidenza del comitato in difesa della corte d’appello), la versatilità culturale che lo distingue, lo pongono al vertice delle indicazioni, e danno vigore alle pressioni che gli vengono rivolte perché accetti di restituire al Molise una concreta possibilità di riscatto. Si sta lavorando di fino per avere l’assenso. Frattanto, come abbiamo detto, Michele Iorio e “Direzione Italia” continuano a fornire spunti per confronti ed analisi, in attesa di un chiarimento politico all’interno della galassia di centrodestra che, però, non corrisponde segnali confortanti né di senso contrario. Le nostre informazioni, dopo il rapido e subitaneo affossamento dell’ipotesi di una presidenza di genere femminile con Cinzia Dato, già assessore al comune di Campobasso, docente all’università del Molise e senatrice della Repubblica per conto dei molisani, volgono decisamente in direzione di Di Giacomo e della sua autorevolezza, intese quale Cartina del Tornasole dell’attuale momento caotico e contraddittorio del centrodestra a conclusione di un quinquennio all’opposizione.  Non di meno è in piena temperie il centrosinistra che, per dirla con il già consigliere regionale di matrice comunista, Domenico Di Lisa, “è afflitto di gattopardismo, di trasformismo, che hanno ridotto la politica semplicemente ad un mercato delle vacche”. “Avessero almeno comprato bovini di razza, di spessore. No, solo mezze tacche, personaggi di infimo livello culturale, amministrativo, politico, che sono così diventati, legislatori, statisti cui affidare le sorti del Molise”. Il danno che n’è venuto all’economia e allo sviluppo del Molise è tangibile. Ciò che si profila in versione “scalziamo Frattura”, purtroppo non si discosta. Dal mazzo delle ipotesi, la carta che più delle altre potrebbe essere estratta è quella di Antonio Di Pietro favorito dalla statura nazionale del personaggio, dal contributo dato a Frattura nei momenti di difficoltà, compreso l’adesione del figlio Cristiano che nella circostanza potrebbe fungere da pesce pilota.  A dirla tutta, la politica molisana è malata, e per guarire si barcamena tra giustizia e giustizialismo. Di certo è impellente la necessità di voltare pagina, di sostituire i cavalli bolsi con quelli di razza.  Troppo frettolosamente è stata accantonata l’idea di una candidatura (a Destra come a Sinistra) di una donna da scegliere nel panorama molisano tra Rossella Ferro (imprenditrice) e Tecla Boccardo (sindacalista).

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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