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La politica è agonizzante e nel Molise probabilmente è già morta, dopo la grave degenza patita nel corso dei cinque anni di centrosinistra spesi a ridurre i servizi sociali e a massacrare la sanità

La politica non appartiene più ai partiti. Ormai si occupano della gestione del potere e a come rimediare alla loro carenza di idealità (anche di ideologia) mistificando valori e volontà che non hanno. A ridosso della campagna elettorale nazionale e regionale della primavera 2018, sono impegnati a elaborare strategie di sopravvivenza e al proprio interno le fazioni (una volta dette “correnti”) fanno altrettanto. Lotta di posizionamento; rafforzamento dei centri di clientela; elaborazione dell’elenco delle promesse da ammannire ad un corpo elettorale che, deluso e demotivato, si va sempre più riducendo: il partito del non voto è il primo in Italia! La politica è agonizzante e nel Molise probabilmente è già morta, dopo la grave degenza patita nel corso dei cinque anni di centrosinistra spesi a ridurre i servizi sociali e a massacrare la sanità, il lato più scoperto e compromesso della realtà molisana. Casi eclatanti di pazienti colti da malore e affetti da problemi cardiovascolari e neurologici sballottati tra il Cardarelli di Campobasso, la Cattolica e il Neuromed di Pozzilli stanno creando una casistica che, una volta definita, dirà impietosamente del disastro realizzato con la soppressione di reparti cardine nella rete ospedaliera pubblica; dell’insufficienza di posti letto nella rete sanitaria privata, specie nei centri di eccellenza di Campobasso e Pozzilli; della disorganizzazione che caratterizza la nuova strutturazione del servizio sanitario regionale; della la carenza di personale; degli sprechi di denaro pubblico determinato dal disordine gestionale in senso verticale (dai portantini, passando per gli infermieri, i medici di reparto fino ai primari); delle liste d’attesa e del lavoro intramoenia che sono gli iceberg della malasanità. Partiti politici e politica sono latitanti, rincorsi faticosamente e caparbiamente dalle organizzazioni sociali, dai comitati di base, dalle associazioni culturali, da movimenti impegnati a fornire suggerimenti, a indicare priorità, ad elaborare tesi e progetti perché la classe politica che dovrà venire sia meno digiuna di conoscenze di questa che chiude i battenti e, soprattutto, meno sprovveduta sul piano dell’amministrazione e della programmazione. Alla politica distratta e autoreferenziale alla ricerca di punti d’appoggio nel corpo sociale ed elettorale, come abbiamo accennato, non mancano i richiami, le sollecitazioni, gli appelli, gli inviti, in alcuni casi gli addebiti, sperando che riesca a trovare un minimo di dignità e di credibilità nel rimettersi in gioco, e nel tentare di riprendere ciò che sta per lasciare. Tra coloro che meglio e con più chiarezza, oltre che portatori di valori morali, costituzionali, sociali e politici largamente sperimentati stanno cercando di colmare il vuoto d’idee di programmi che fanno seguito al vuoto amministrativo che ha distinto gli ultimi 5 anni di governo regionale targato “centrosinistra”, vanno segnalati tre movimenti con a capo Michele Barone per “Uniti per la Costituzione”; Cloridano Bellocchio per “ Alleanza Civica Molise”, e Angelo Sollazzo per “Socialisti in Movimento”. La loro iniziativa è carica di motivazioni politiche, con ampi riferimenti alla Carta costituzionale e alla giustizia sociale. Sono pronti ad avanzare proposte politico-programmatiche sulla traccia del percorso che le tre associazioni hanno condiviso sin dal referendum del 4 dicembre 2016.
Vale a dire: “l’attuazione dei diritti costituzionali, specialmente quelli sociali (che in gran parte dipendono dall’amministrazione regionale: lavoro, sanità, istruzione) che, senza una politica che ne garantisca la fruibilità, rimangono, come si è visto in questi anni, solo lettera morta”. Lavoro, sanità, istruzione sono punti dolenti del sistema sociale ed economico molisano, problemi complessi, che hanno determinato gravi ripercussioni sulla collettività, che però vanno ripresi e rivalutati in un ambito socio- politico in cui la giustizia sociale sia la “polena”. Affrontando il tema delle alleanze politiche e della partecipazione Barone, Bellocchio, e Sollazzo tengono a sottolineare che le associazioni di cui sono responsabili e portavoci fonderanno la loro strategia elettorale unicamente sulla base di programma di giustizia sociale. Chiarezza, concisione, proposizione per generare “un profondo rinnovamento interno ai partiti, e una migliore connessione con la società civile”. Rinnovamento e collegamento sempre più stretto con la società civile in un uno con “pochi, ma chiari principi ispiratori della propria azione”. A guardare come si va elaborando il panorama politico molisano, come avanzano le ipotesi di candidature e delle alleanze, c’è poco da sperare che l’obiettivo del rinnovamento e la ricerca di una più stretta connessione dei partiti con la società civile siano iscritti tra le priorità.
Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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