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La poca confidenza della Regione col “Job posting” foriera di guai

Gli enti pubblici, prima di cercare all’esterno collaborazioni e professionalità, hanno l’obbligo di applicare il “job posting” che altro non è che la ricerca preventiva di personale interno in grado di svolgere i compiti e i servizi di cui hanno bisogno. Un obbligo, si badi,  non un’opzione. Ne ha fatto un caso di livello nazionale l’avvocato Enzo Iacovino denunciando la Rai all’Autorità anticorruzione e alla Procura della Repubblica di Roma perché verificassero  l’esatto adempimento degli obblighi di pubblicazione (ex articolo  45 del decreto legislativo 33/2013),    l’esatto adempimento e il rispetto delle disposizioni in materia di abuso conflitto di interessi; sospendessero o disponessero la revoca e/o dichiarare la nullità degli incarichi e dei contratti non conformi al decreto legislativo 39/2013; segnalassero e trasmettessero la documentazione e i provvedimenti adottati ai competenti uffici disciplinari e giudiziari per ogni eventuale inadempimento e/o violazione di legge, del piano della trasparenze e del piano anticorruzione, al fine di accertare ogni eventuale responsabilità disciplinare, amministrativa, penale e contabile. Questa iniziativa dai risvolti clamorosi (la Rai, le sue radici popolari, i suoi personaggi alla ribalta, i suoi supposti prestigi culturali, la sua complessità fatta di programmi, programmatori, registi, presentatori, costumisti, truccatori e chi più ne ha  più ne metta), ha raccolto l’attenzione collettiva dei media nazionali. Il Fatto Quotidiano ha riservato all’avvocato Iacovino la prima pagina, gli altri giornali hanno pubblicato il testo della denuncia. A noi interessa la premessa, cioè che gli enti pubblici hanno l’obbligo di praticare il “Job posting” prima di accedere al libero mercato, alla ricerca di collaborazioni a proprio uso e consumo, con il supporto delle risorse finanziarie pubbliche. Ne eravamo consapevoli e spesso abbiamo richiamato l’attenzione sulle circostanze in cui la Regione, soprattutto, è parsa poco adusa e propensa ad applicare il “job posting” in modo analitico, serrato e comprovato. Lo abbiamo fatto spesso, anche in una corrispondenza del 30 novembre scorso commentando l’ennesimo ricorso all’esterno, in quel caso della direzione generale per la Salute, alla ricerca della collaborazione continuativa e coordinata di 5 unità, utilizzando una formuletta, sempre la stessa, sempre uguale, buona per tutte le occasioni e le circostanze. Una formuletta che dice tutto in termini generici e niente in termini ristretti. A Palazzo Vitale ne fanno uso largo e reiterato. E tutti a bersela, quasi fosse una coppa di champagne. Eccola la formuletta magica con la quale, come accenniamo, la Regione crede di  soddisfare, anzi di superare, di bypassare il “job posting”:   “Esaminati i fascicoli professionali dei dipendenti regionali in possesso di adeguata qualificazione culturale; accertato che allo stato – tenuto anche conto del complesso degli incarichi di funzione attualmente esercitati – l’esiguo numero dei dipendenti regionali potenzialmente utilizzabili risulta incardinato in processi di lavoro parimenti strategici per l’amministrazione regionale e non suscettibili di depauperamento in termini di risorse umane a essi dedicate” …  si rende necessario … bla bla bla, cioè ricorrere alle collaborazioni esterne. Con quella formuletta la Regione afferma apoditticamente, cioè da crederle sulla parola, che all’interno dell’organico regionale, anche se esistono professionalità ed energie utilizzabili, sono sempre tremendamente poche e talmente impegnate, incardinate in processi di lavoro parimenti strategici per l’amministrazioni, per cui è giocoforza andare a cercare aiuto e collaborazioni all’esterno. La Rai lo ha fatto, ed è finita nella rete giuridica e amministrativa di Enzo Iacovino e sotto la lente d’ingrandimento dell’Autorità anticorruzione e della Procura della repubblica di Roma. Chissà se all’avvocato nostro concittadino gli venisse proposto di dare uno sguardo anche alle procedure invalse alla Regione Molise in materia di collaboratori e collaborazioni e di mancato “job posting”. Mai dire mai. Intanto, come è stato riportato su queste colonne, si deve registrare l’eccezione di legittimità sollevata dalla Corte costituzionale  sugli incarichi direttoriali relativi alla gestione della direzione generale per la Salute (Marinella D’Innocenzo) e dei quattro dipartimenti organizzativi (Mariolga Mogavero, Mariarosaria Simonelli e Massimo Pillarella). Un primo grave segnale sul modo di agire e di amministrare al quale, come ipotizziamo, potrebbero aggiungersi i casi (a decine) di collaborazioni esterne da mettere sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei conti e della Procura della Repubblica.

 

Dardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Dardo

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