Home / Politica / LA PENURIA D’ACQUA: DIAMO AI SINDACI QUEL CHE E’ DEI SINDACI

LA PENURIA D’ACQUA: DIAMO AI SINDACI QUEL CHE E’ DEI SINDACI

 

di  Claudio de Luca

 

Secondo l’Istat, il Molise renderebbe potabile appena il 9% dell’acqua che viene somministrata all’utente finale. Questo dato è un segno indubbio dell’ottima qualità delle sorgenti locali. Ma il fatto è che quanto Natura ha posto nella disponibilità del territorio viene poi incredibilmente disperso per il tramite delle attuali condotte-colabrodo. E così, pur fruendo di uno dei migliori liquidi in circolazione, i Molisani lasciano che finisca nel sottosuolo per la sua gran parte con l’assurda conseguenza di vedere la 20.a regione saldamente al 2° posto fra le consorelle che hanno minori necessità di potabilizzare l’acqua per rilevare poi la sua miserabile 3.a posizione per i quantitativi dispersi nella fase della distribuzione. Alcune cifre serviranno a comprendere più da presso il fenomeno: il quantitativo prelevato si attesta sui 161.355 mc mentre quel che viene potabilizzato si ferma a 14.355 per una percentuale dell’8,9%. Ciò vuol dire che l’acqua nostrana, “rettificata” solo con riferimento all’aliquota addizionata che arriva in Basso Molise (“aggiustata” dagli impianti posti ‘a latere’ della diga del Liscione), viene “perduta” in grandissima parte, come confermano i dati statistici che  rivelano come, a fronte di 50.000 mc di acqua immessi nella rete, ne arrivino agli utenti appena 28.000. Insomma, “per ogni 100 lt di acqua erogata, se ne immettono in rete circa 80”, con il risultato che parte di quanto viene posto nella rete finisce disperso a causa delle condutture bucate. Il risultato è quello per cui centri come Petacciato, Guglionesi, Montenero di B., S. Giacomo degli S., Montecilfone, S. Martino in P., Portocannone e  Larino soffrono periodicamente per la siccità che abbatte (soprattutto d’estate) il livello dell’invaso del Liscione e che costringe “Molise Acque” a ridurre le quantità erogate nel Basso Molise. Venendo al dettaglio,  è possibile rilevare che il ramo sinistro dell’acquedotto (quello che, dalla diga, arriva sul litorale) è a secco; cosicché deve supplire un altro ramo. Ne consegue che c’è meno acqua per tutti, con l’aggravante dei furbi che fingono di ignorare il razionamento in atto e che si comportano come se vivessero in un  periodo normale. A Petacciato l’emergenza scatta col picco delle temperature e con l’afflusso di turisti moltiplicato dalla giornata non lavorativa. Montenero vive una situazione analoga. A Guglionesi, che ha un territorio rurale vastissimo, il problema si fa sentire perché “Molise acque” riduce l’erogazione, attestandosi sui 22 lt/sec. a fronte dei 24 abituali. L’acqua del ramo sinistro non arriva, e la restante deve essere suddivisa tra i Paesi che utilizzano quella della diga di Guardialfiera, con la conseguenza che i serbatoi comunali scendono di livello. Eppure si parla di una media di 348 lt/die per ab. contro i 200 che occorre garantire secondo le norme europee.  Insomma: ogni cittadino, teoricamente, consuma mediamente quasi 350 lt/h 24.

Se quelle sopra delineate sono le cause effettive dei disagi affrontati, occorre verificare come si comportano i Comuni nell’emergenza. Si atteggiano molto male perché, spesso, non intendono manco perseguire i reati che vengono loro notificati dal punto di vista amministrativo-contabile. Difatti accade che le Polizie locali perseguano gli illeciti accertati, riferendoli all’A.g.; ma poi i Sindaci non si costituiscono parte civile per recuperare il maltolto. Fanno questo per non scontrarsi con questa parte “malandrina” dell’opinione pubblica, temendone l’arma del voto. E così i Vigili si sentono come il cane posto di guardia ad una masseria al cui padrone non importa alcunché di essere derubato.  Solo per mettersi a posto, i Sindaci sfornano delle ordinanze allo scopo di trasferire sulla struttura in uniforme ogni eventuale responsabilità al riguardo, confondendo persino sul concetto di consumo domestico. Anzi, a tale proposito, pretenderebbero che – d’estate – dare acqua alle piante del proprio giardino sia da considerare proibito; e ciò contro la giurisprudenza formatasi al riguardo. Insomma, chi “ruba” acqua, ha ben poco da rischiare. La pena è lieve, ma riuscirebbe oneroso il rimborso che il Comune “deve” pretendere (consumo forfettario). Chi rischia di più è il consumatore finale perché – per risollevare il livello dei serbatoi – periodicamente i Comuni sospendono l’erogazione dell’acqua nottetempo col risultato che, al risveglio, dai rubinetti esce tanta di quell’aria da fare impazzire i contatori e da far lievitare gli importi delle fatturazioni.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

A due mesi  dal risultato elettorale è più che legittimo attendere un segnale concreto di cambiamento a Palazzo Vitale passando delle parole ai fatti

In missione a Roma e a Bruxelles per conoscere e farsi conoscere, ma soprattutto per …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*