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La mancata approvazione della mozione di sfiducia all’assessore all’urbanistica ha impedito che Campobasso si salvasse dal cemento

Fosse stata approvata la mozione di sfiducia all’operato dell’assessore all’urbanistica di Campobasso, Bibiana Chierchia, presentata a suo tempo dai consiglieri Pilone, Coralbo e Perretta,
forse saremmo a raccontare di una salutare inversione di tendenza nella gestione del territorio cittadino alla mercé di chiunque abbia interesse a colarvi sopra migliaia e migliaia di metri cubi di
cemento. Forse saremmo a raccontare del diniego a costruire invece concesso a qualche decina di metri dal semaforo di Via Principe di Piemonte, ai margini del tratto della strada “Porta Napoli”, in assenza delle norme più elementari che presiedono alla sicurezza della circolazione automobilistica e pedonale, e del rispetto che pure si dovrebbe al contesto ambientale e architettonico in cui si costruisce: la struttura in cemento armato che stride in maniera evidente e inconciliabile con la palazzina stile liberty appena di fianco. Ma questo è solo un inciso nella descrizione di una Campobasso del Terzo Millennio sovrabbondante di costruzioni edilizie (sono tantissimi gli appartamenti invenduti) sorte nei luoghi più impensati e impensabili (finanche su un’area scoscesa a margine di un fosso vernile!), come nelle aree cosiddette di recupero nel bel mezzo del centro urbano. La cessione territoriale da parte dell’amministrazione comunale e dell’assessorato all’urbanistica non ha precedenti, tanta e diffusa, come abbiamo accennato all’inizio, che tre consiglieri comunali avevano pensato giusto e necessario mettere un freno alla deriva edilizia ponendo fine alla gestione dell’assessore di riferimento. Nella circostanza della presentazione della mozione di sfiducia titolammo che sarebbe stato “Il giorno della Bibiana”. Che si annunciava un gesto politico, indubbiamente, peraltro destinato a rimuovere la stagnazione dei gruppi consiliari con precisi risvolti tecnici e amministrativi fondati sulle manchevolezze (viste dai tre consiglieri) dell’assessorato all’urbanistica nella gestione del territorio, nella dialettica istituzionale, nei rapporti con gli Ordini professionali, con le Associazioni di categoria e nei rapporti con l’imprenditoria edile in particolare. La mozione riassumeva la condizione di disagio che viveva (e vive) la città, giust’appunto per essere urbanisticamente sottomessa agli interessi economici di taluni gruppi di potere e non protagonista del suo sviluppo socio/economico e culturale. L’amministrazione comunale, secondo Pilone, Coralbo e Perretta, più che gestire, era gestita. Cosa che si può continuare a ritenere, non essendo stato rimosso nessuno dei punti controversi in questione. Sul banco degli imputati per l’evidente cedimento di responsabilità era (ed è) la professoressa Chierchia, in quanto titolare del comparto amministrativo che più degli altri si prestava (e si presta) ad essere “aggredito” da interessi circoscritti e particolari, a danno della visione d’assieme della città e, quindi, del modo con cui indirizzarla ad una crescita ordinata e razionale, come lo è stata un tempo, quello che poi ha giustificato l’appellativo di “Città giardino” per Campobasso. Oggi, stando ai fatti, è passata a “Città casino”. Limpido esempio di carenza di autonomia e di autorevolezza amministrativa. A giudizio dei tre consiglieri, la misura era (ed è) colma e andava (e andrebbe) debitamente e opportunamente svuotata. Pertanto, che il giorno della sfiducia diventasse anche il giorno in cui il confronto politico a Palazzo san Giorgio si disponesse ad emergere dai bassifondi dell’acquiescenza e del quieto vivere. Pilone, Coralbo e Perretta non facevano che tradurre in pratica un giudizio di merito sulla gestione politico/amministrativa della Chierchia largamente diffuso nell’aula consiliare. D’altronde, quasi tutti i partiti, compreso il Pd, avevano chiesto più volte, non a caso, la rimodulazione della giunta. Un dato politico rilevante, questo, in aggiunta alla questione specifica della sfiducia alla professoressa Chierchia. Avessero, i critici dell’assessorato all’urbanistica presenti in consiglio comunale fatto valere le loro posizioni, la mozione sarebbe potuta passare. Ma la storia locale, infarcita di opportunismi, ancora una volta ha insegnato a non dare eccessivo peso a coloro adusi ad abbaiare alla luna. Tant’è che la Chierchia è la dove è sempre stata, a Campobasso il cemento continua a colare, e i poteri forti a comandare.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. ARIANNA DI BIASE

    Un disastro. Davvero non c’è limite al peggio. C’è da mettere la testa sotto la sabbia dalla vergogna!

  2. Donato Di Biase

    Chi ha dato il benestare alla costruzione di un orribile palazzo in via Conte Verde e all’abbattimento di bellissime conifere per far posto a un obbrobrio, che mi auguro vivamente che crolli? Assessore? Ma di che cosa??

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