Home / Politica / La giornata della memoria non merita di essere inquinata dalla retorica e dal falso sentimentalismo, ignorando il malessere e l’insoddisfazione del popolo del cratere sismico

La giornata della memoria non merita di essere inquinata dalla retorica e dal falso sentimentalismo, ignorando il malessere e l’insoddisfazione del popolo del cratere sismico

31 ottobre 2002, la terra trema nel Molise, con epicentro San Giuliano di Puglia. Crolla la copertura della scuola elementare e muoiono gli alunni e la maestra che li stava educando alla vita: un delitto della natura, viene invocato nel corso del processo a carico dei tecnici che alla scuola avevano lavorato e del sindaco del paese. La cancellazione di una intera generazione commuove (e indigna) l’Italia e le manifestazioni di solidarietà si sommano in progressione geometrica, segno della profonda globale partecipazione umana ed emotiva. La macchina dei soccorsi è rapida ed efficiente nel mettersi in moto e sul paese, nelle mani di un comitato locale e nelle singole famiglie piovono a dirotto assegni, bonifici, contributi, che però nessuno riuscirà a quantificare e a illustrarne l’uso e la destinazione. Ancora oggi rimane una zona d’ombra ed ancora oggi, a ben riflettere, reclamerebbe chiarezza e trasparenza, come del resto le si chiede per l’uso e la destinazione dei milioni di euro che sono stati elargiti dallo Stato per la fase di emergenza e per quella della ricostruzione. La Regione nel 2002 è governata da Michele Iorio e dal centrodestra, e l’Italia da Berlusconi che manda Bertolaso, suo plenipotenziario, a mettere in sesto il disastro. Il combinato disposto di uomini e capacità operativa si rileva efficace. Al Molise arrivano milioni e milioni di euro che, almeno in avvio, prendono le direzioni dovute. L’emergenza viene infatti risolta con soddisfazione; decisamente meno la ricostruzione peraltro, a distanza di 16 anni,  ancora in corso d’opera, con una lunga scia polemica e d’insoddisfazione da parte delle ditte impegnate nella ricostruzione, dei tecnici addetti alla ricostruzione e dei sindaci più avveduti. L’errore di Iorio è stato quello di allargare le maglie del post-terremoto e i relativi provvedimenti andando in soccorso anche di chi non aveva motivo per esserlo. Un atto politico classificato demagogicamente clientelare, a dispetto della confessata volontà di Iorio di far circolare e crescere l’economia regionale avendo risorse finanziarie a sufficienza, da lui stesso reclamate ed ottenute. Un atto non adeguatamente soppesato e valutato che gli s’è ritorto contro, alimentato da una feroce campagna denigratoria, e l’assunzione a sistema clientelare e a spreco di denaro pubblico ciò che nella vulgata collettiva passava ormai con l’etichetta “iorismo”. Polemica politica demagogica, violenta, e deleteria. Soprattutto deleteria se, com’è nei fatti, nella cronaca e nella storia, la ricostruzione è ancora da completare, le imprese da pagare, le case crollate da consegnare e il sistema tecnico e amministrativo della gestione del post-terremoto, seguito a quello impostato da Iorio,  un fallimento.  Alla cadenza del 31 ottobre, il dovere di tenere viva la memoria di quel tragico evento, la Regione Molise celebra la data, i morti, le sofferenze patite e, purtroppo, se stessa. Si apre infatti alla retorica, al falso sentimentalismo, alla falsa solidarietà, dimentica di essere il soggetto e la causa della permanenza nell’area del cratere, e oltre, del malessere, della insoddisfazione e, in parte, del rancore per una ripresa economica e sociale che non c’è stata, per una promessa (la normalizzazione) non mantenuta, per una esaltazione (la propria)  non meritata. Dall’interno del consiglio le voci saranno univoche; qualche dissenso, forse, dall’esterno. Ma con voce flebile.

Dardo

 

 

 

 

Di admin

Potrebbe Interessarti

Liste d’attesa, il calvario

157 giorni per una Tac al Cardarelli, 365 per un ECOCOLOR DOPPLERGRAFIA CARDIACA al Veneziale …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*