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La fregatura politica confezionata al Centrodestra. Non ci voleva poi tanto a capire che Donato Toma è una protesi di Frattura

Non ci voleva poi tanto a capire che Donato Toma il cui curriculum politico impone di chiedere “Ma chi lo ha scelto, e in base  a quale giudizio di merito?”, avrebbe avuto grandi difficoltà a disegnare di sé un profilo riconoscibile, autonomo, definito e definibile che potesse essere associato ai caratteri politici e ai canoni amministrativi del Centrodestra. Se la notizia che circola è vera (e pare sia vera), cioè che lo abbiamo scelto in combutta tra loro Gino Di Bartolomeo e Paolo di Laura Frattura, il lato serio di questa presunta nuova figura politica assurta a capo della giunta regionale si copre di ridicolo, e molte domande che sono seguite  alla nullità amministrativa e gestionale all’indomani del successo elettorale del 22 aprile 2018, a ben riflettere, hanno in sé la risposta. La vulgata popolare dice poi che il duo Di Bartolomeo /Frattura sia stato abile, surrettiziamente, a contrabbandare Toma come volto nuovo e soggetto innovatore al Centrodestra in grave difficoltà avendo aprioristicamente rinunciato ad affidarsi a Michele Iorio,  privo di personalità in grado di accreditare all’elettorato l’esigenza del cambiamento. Il vuoto di personalità nel Centrodestra, dopo la rinuncia a Iorio e il fallito corteggiamento del  magistrato Enzo Di Giacomo, ha determinato il panico, per cui anche il Careneade politico Donato Toma poteva andar bene. L’assoluta mancanza di analisi politica ha fatto sì che il colpo gobbo di Frattura e Di Bartolomeo riuscisse in pieno e che al proprio scialbore, un  Centrodestra garrulo e fidente,  sommasse anche il pernicioso ritorno dal centrosinistra di Niro, Micone e Cotugno. Alla luce di queste circostanze oggi è parso facile a Michele Iorio, in dispregio del quale si erano formalizzati il duo Di Bartolomeo/Frattura e la candidatura di Toma, gridare allo scandalo nel vedere Toma confermare l’assetto organizzativo e dirigenziale che ha sostenuto Frattura nel disastro amministrativo della Regione. Gridare alla scandalo nel vedere il presidente paralizzato di fronte ai problemi del lavoro, dell’occupazione, dello sviluppo lasciatogli in eredità dal suo mentore occulto. Nel vederlo inerte dinanzi al permanere del disastro della sanità e della sua parcellizzazione in favore del presidente dell’Abruzzo amico di Frattura, con l’accordo di confine con cui l’ospedale di Termoli è stato neutralizzato, e in favore del sistema privatistico convenzionato. Senza attribuirci alcuna capacità particolare nel vedere e valutare gli accadimenti politici in questo Molise orfano di razionalità, responsabilità, autorevolezza e di personaggi che possano riassumerli, da subito, appena dopo l’esito delle urne, abbiamo scritto che il presidente eletto e i consiglieri di maggioranza si parlavano attraverso una chat istituzionale (riservata), appositamente allestita, e a leggerli quei  messaggi non erano  affatto rassicuranti del clima che si andava conformando. Abbiamo scritto: “l’accusa rivolta a Toma riguarda la sua scarsa propensione a dialogare e a confrontarsi, quasi si senta in una corazza inscalfibile, al riparo degli strali che gli vengono lanciati per essersi consegnato mani e piedi al sistema organizzativo e gestionale di Palazzo Vitale creato dal fu presidente Frattura. I giorni di governo saranno all’insegna della continuità amministrativa (anche politica) col recente passato. Infatti, oltre a tenere in vita lo  strapotere di cui è titolare Mariolga Mogavero (occhio, mente, cuore e braccio operativo di Frattura: detiene le chiavi della Regione, nessuna esclusa: dalla direzione del primo dipartimento alla gestione del Patto per lo sviluppo economico e ai bandi per le varie misure europee; dalla segreteria della giunta alla segreteria particolare del presidente eccetera eccetera), ha scelto di avvalersi anche di Massimo Pillarella, altro stretto sodale di Frattura”. La nuova amministrazione regionale è la fotocopia di quella appena passata finanche nella perdita di tempo e nei tentennamenti che va mostrando intorno alla evidente possibilità di avviare e mettere in atto le procedure per la ripresa economica e industriale dell’area di crisi complessa. Abbiamo scritto pure che “per dare una parvenza di impronta liberale al suo governo Toma dovrebbe decantare i residui di sinistrismo in chi (Di Baggio), venendo dal Pd è riuscito a farsi eleggere a destra, e in chi (Micone, Niro e Cotugno), avendo praticato la sinistra (annacquata e svagata quanto si vuole ma pur sempre sinistra), potrebbe avvertire ancora qualche condizionamento”.  Ma Toma, come lo ha inquadrato Michele Iorio, è intenzionato a ripetere la pedissequa riproposizione del passato, sul modello del governo Frattura, con un consiglio regionale infarcito di fratturismo e di neofiti inconcludenti. Una gran bella fregatura agli elettori di centro-destra che Toma lo hanno creduto autonomo, autorevole, e determinato a cambiare volto alla peggiore Regione delle undici passate legislature. Illusi: la dodicesima sarà anche peggiore. Comunque, per inciso,  Iorio ciò che ha detto adesso doveva dirlo prima, prima che Toma fosse candidato. Crediamo, infatti, non gli siano mancati gli elementi per rendersene conto. A noi, senza alcun merito, è parso subito chiaro che Toma fosse un equivoco politico.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Anche a me e’ parso subito chiaro!!

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