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LA DIFFERENZA CON QUELLE FIGURE DI TANTI ANNI FA

di Claudio de Luca

Molti si domandano: si può vivere solamente “contro” qualcuno (o contro qualcosa) e non riuscire mai a trovare ciò che ci aggradi del tutto; oppure concordare con pochi, evitando ogni discussione con gli altri? Ed ancora: si potrebbe campare alla giornata, ritagliandosi una fetta di mondo per lavorarvi dentro, come un tarlo, oppure volgere la schiena alla società locale, osservarla, servirsene, conservando la più completa indifferenza? Sono sicuro che certi quesiti “esistenziali” altalenanti si originino a causa degli atteggiamenti cavalcati da taluni di “lor signori”; in particolare da quei consiglieri regionali che, invece di affrontare i problemi del Molise, mostrano di essersi dati alla politica soltanto per risolvere quelli – più immediati – della propria scarsella quotidiano. Quest’impressione è tanto netta da far venire alla mente (con nostalgia) un “on.” di altri tempi: Pietro Chiesa (fine ‘800)  che, anche dopo l’elezione, aveva continuato ad esercitare il proprio lavoro: quello di starsene seduto su di un’assicella, appesa lungo le fiancate delle navi in rada. Accovacciato su quell’instabile sito, picchiava le lamiere col martelletto per scrostare la vernice ammalorata. Era “martellinatore” di mestiere e così povero che, quando andava in Parlamento e doveva passare la notte a Roma, per far risparmiare all’Italia la spesa dell’albergo, prendeva il treno della Calabria alle 21 ed andava sino a Battipaglia, dove sarebbe arrivato solo alle 3 del mattino. Qui si svegliava, scendeva e saliva sul convoglio proveniente da Reggio per giungere a Roma verso le 9, sempre dormendo. I deputati potevano viaggiare gratuitamente in I classe ed il Chiesa, non volendo approfittare di altro, utilizzava almeno di questo “benefit”.

Per quanto se ne sa, non pare che gli attuali consiglieri regionali, una volta eletti, si comportino come questo esemplare di un tempo ch’è fu. Oggi, fatte le debite eccezioni,  sembrerebbe di avere a che fare con personaggi che, mezzo secolo fa, nessun Segretario di Sezione avrebbe voluto accogliere fra i tesserati per totale carenza di “cursus honorum”. Allora chi avesse preteso di “impegnarsi” poteva contare su di una sorta di censura che risparmiava eccessi ed esagerazioni. Oggi, con la facilità con cui si viene ammessi in un Circolo, l’“aspirante” rimane indifeso da se stesso e finisce con il cadere nel ridicolo. Ecco perché si registrano, sempre più di frequente, i casi di chi, divenuto Sindaco od Assessore, non conosce le procedure comportamentali amministrative ed ignora di cosa debba occuparsi. A quel tempo i giovani che volevano dedicarsi alla politica si rivolgevano prima al Segretario di Sezione che, quando il soggetto non gli fosse piaciuto, gli diceva:”Ho ascoltato con interesse le tue idee sui problemi cittadini. Le ho trovate  splendide, ma talmente nuove da mettere in ombra quelle di chi già è stato, ed è, attivo in questo Partito. Perciò, ti sconsiglio dall’impegnarti. La tua presenza potrebbe suscitare invidia e finirebbe con l’influire sugli iscritti al punto da relegare le tue formulazioni tra le scorie da buttare nei rifiuti. Ciò sarebbe un vero peccato, ragion per cui ti consiglio di serbarle solo per te. Tienile ben nascoste e raccontale soltanto ad amici sicuri, come hai già fatto con me”. Purtroppo la situazione odierna è proprio questa. Sono in molti coloro che accedono alle cariche soprattutto perché  non sono stati capaci di fare alcunché d’altro nel loro quotidiano.

Oggi l’indennità di funzione ha sostituito un ideale che non c’è e le deviazioni della politica (quelle dell’epoca della “balena bianca”) oggi sono diventate “la” politica “tout court”.  I problemi vengono affrontati, solo a parole, sui giornali locali; e su quegli stessi fogli si comincia a dichiarare peste e corna di questo o di quello, ma solo per distrarre l’opinione pubblica da faccende ben più serie. Anni fa, mi capitò di ascoltare un consigliere regionale che, colloquiando con un suo collega, chiedeva quale opinione avesse dell’Assessore “x”. “E’ sicuramente una persona preparata!”, fu la risposta. L’amico allora gli rivelò che l’altro (di cui lui diceva un gran bene) lo riteneva invece un modesto politico e che, una volta, l’aveva addirittura definito “un buono a nulla”. Senza scomporsi, il consigliere rispose:”Che vuoi! Può darsi che stiamo sbagliandoci entrambi”.

Di Giuseppe Saluppo

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