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La criminalità tracima in Molise

Siamo a contatto di gomito con la Sacra Corona Unita pugliese; la Camorra campana preferisce svernarci da noi, e lo Stato ci regala il soggiorno obbligato dei maggiori capibastoni italiani. La terra cantata da Iovine e raccontata da Piovene sta cedendo la propria immagine alle peggiori rappresentazioni malavitose. La collisione della realtà storica di un territorio sostanzialmente tranquillo con la pericolosa realtà che incombe, raccolta nella cronaca locale con crescente allarme e preoccupazione (estorsioni, rapine, danneggiamenti, minacce), sta generando uno stato d’incertezza sociale aggravato dal silenzio e dall’inerzia delle istituzioni locali. Un consigliere regionale cui s’è sciolta finalmente la lingua – Michele Petraroia –, del progressivo cedimento del Molise alle introduzioni della malavita, peraltro in corrispondenza del grave arretramento dello Stato e della disarmante distrazione della Regione, ha preso il toro per le corna. Vale a dire, ha messo nero su bianco indicando a se stesso (uomo delle istituzioni), al sistema istituzionale e alla rappresentanza governativa territoriale, i punti di forza  di chi vuole aggredire dall’esterno il Molise, e i punti deboli di chi dovrebbe proteggere e rassicurare il Molise. Petraroia è uno dei pochissimi consiglieri regionali che riesce ad esprimere  il dono della parola e del pensiero. Non sempre l’una e l’altro sono lineari e coerenti; non sempre sono tempestivi; non sempre sono esaustivi. Ciò perché, di Petraroia, il tracciato del trascorso sindacale, politico e amministrativo è un diagramma fatto di alti e bassi; di atteggiamenti e posizioni diversi; di silenzi nei casi in cui era necessario parlare e di parole nel caso in cui sarebbe stato opportuno tacere. La sua adesione al Pd, la sua permanenza per circa due anni nella giunta presieduta da Paolo di Laura Frattura, la sua condivisione di responsabilità amministrative che a distanza di tempo si vanno rivelando deleterie per il destino dei molisani, la sua fuoriuscita dal Pd in assenza di una motivazione chiara e trasparente; la sua adesione alla Sinistra Italiana, lo hanno spesso reso ondivago e finanche contraddittorio. Da qualche tempo, cioè dalla convinta adesione a Sinistra Italiana, lo distinguono un atteggiamento responsabile, un coraggio espressivo su fatti e circostanze che nessun altro del sistema politico e di potere nel Molise ha mai reso pubblici e circostanziati. Questa premessa la poniamo a capo del suo “messaggio” al Molise perché venga considerato (il messaggio) nella giusta misura e gravità, essendo la rappresentazione di un territorio fortemente a rischio “criminalità” e pesantemente gravato di assenze istituzionali e governative. “In meno di 24 ore due bancomat saltati con l’esplosivo, e una rapina. Ancora una volta le comunità più esposte sono quelle a confine con la provincia di Foggia. A Campomarino e Santa Croce di Magliano gli episodi inquietanti si moltiplicano giorno dopo giorno, ma la Procura della Repubblica di Larino aspetta ancora la nomina del nuovo procuratore dopo il trasferimento del giudice Ludovico Vaccaro a capo della Procura di Foggia. La Direzione distrettuale antimafia del Molise è vacante così come la Procura della Repubblica di Campobasso, mancano magistrati negli uffici giudiziari, le 26 ex-stazioni del Corpo forestale dello Stato del Molise saranno razionalizzate (!?), il distaccamento della Polizia stradale di Larino è stato chiuso esattamente come alcuni distaccamenti di Polizia postale e Polizia ferroviaria. In pochi hanno cognizione della difficoltà di presidiare un territorio esteso e dall’orografia complessa specie dopo la riforma organizzativa dell’Arma dei carabinieri che prevede l’apertura degli uffici delle stazioni solo per alcune ore al giorno e  non più 24 su 24. In pratica il territorio è presidiato, nei notturni e nei festivi, solo dal servizio radiomobile dei carabinieri, dalle volanti della Polizia e dalle pattuglie della Guardia di finanza con un numero complessivo di mezzi e uomini oggettivamente modesto per 136 comuni. L’ipotesi di tornare ad istituire un comando regionale dei carabinieri paventata in diverse interrogazioni parlamentari e mozioni consiliari inoltrate alla commissione antimafia e ai ministeri dell’Interno e della Difesa, non è stata presa in considerazione, nel mentre si sono intensificati i trasferimenti, a vario titolo, di esponenti di spicco della criminalità organizzata in Molise. In questo quadro chi protegge i cittadini?  Chi fa argine all’invasione sempre più insistente e pervasiva della malavita foggiana ? Chi reagisce per chiedere allo Stato di adottare urgenti ed efficaci misure di contrasto potenziando gli organici delle forze di Polizia, e nominando i vertici degli uffici giudiziari a partire dalla Direzione distrettuale Antimafia e dalle Procure di Larino e di Campobasso?  Chi ferma la moltitudine di boss mafiosi spediti in Molise tra programmi protezione, carceri, arresti domiciliari ed altre misure cautelari? Il silenzio delle istituzioni non aiuta le comunità locali sempre più preoccupate dall’accentuarsi di fenomeni allarmanti. Occorre reagire prima che sia troppo tardi, unendo le forze e rendendosi conto che se lo Stato scappa, un territorio fragile come il nostro, diventa facile preda della mafia foggiana che negli ultimi 20 anni ha messo in ginocchio quella provincia con 300 omicidi. Le forze sociali, le imprese, la chiesa e le associazioni facciano sentire la propria voce in modo tale che nelle aree più a rischio si avvii una mobilitazione a tutela della legalità e dei cittadini”. Sì, d’accordo sulla mobilitazione civile, ma il primo dovere è delle istituzioni locali, delle prefetture, e del governo nazionale. Che Petraroia indica assenti e lontane.

Dardo

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Si ponga un freno a tutto questo: denunciando, coalizzandosi, lavorando con le istituzioni, non piegando la testa!

  2. Il molisano medio è alquanto omertoso: se la Sicilia avesse continuato ad avere l’omertà di sempre, Riina, Provenzano & co. non si sarebbero visti infliggere un duro colpo. Impariamo, gente, impariamo…

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