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La città capoluogo alla ricerca di se stessa

Campobasso in cerca di ruolo e d’identità: un rincorrere il tempo da diversi decenni, sperando che  il continuo, progressivo, abbassamento del livello della qualità della vita si arresti per poi risalire sotto la spinta della voglia di rinascita; del miglioramento delle strutture e dei servizi pubblici; della razionalizzazione del traffico e della mobilità; della armonizzazione del commercio attraverso una sintesi tra la grande e la piccola distribuzione; della rianimazione culturale attraverso l’interazione con l’università, con la Fondazione “Molise Cultura” e con il Conservatorio “Perosi”; di una programmazione territoriale rispettosa delle vocazioni dei luoghi e delle architetture; della valorizzazione del verde pubblico attrezzato; del coinvolgimento strutturale degli artisti e degli intellettuali locali nella ricerca e nella proposizione del  bello; della esaltazione delle pubbliche funzioni sottratte ai potentati (economici e politici). Purtroppo è un rincorrere invano. La città è depressa, non ha animo, né forza e né voglia, si trascina: distratta e rassegnata. L’appuntamento con l’esame e l’approvazione del Bilancio dovrebbe essere l’incrocio di energie pubbliche e private, entrambe impegnate ad integrarsi in funzione di obiettivi comuni: sviluppo economico, ordine sociale, sicurezza, dinamismo, pluralità d’interessi e di espressione. L’appuntamento con il Bilancio comunale 2017 è l’esatto rovescio, almeno formalmente: distanza siderale tra l’apparato pubblico e quello privato, entrambi estranei all’ordine sociale, alla sicurezza, al dinamismo e alla pluralità d’interessi e di espressione. Il Bilancio è la traduzione numerica della povertà delle idee (nemmeno l’ombra di un progetto di prospettiva: il discrimine poteva essere la nuova sede regionale ma non è stata), della povertà dei servizi, della difficoltà a reggere finanche l’ordinaria amministrazione. E’ la traduzione politica di una maggioranza asservita alle risorse dell’edilizia privata, alle speculazioni fondiarie, alle transazioni dei reciproci loro vantaggi. Asservita agli uomini di potere della giunta regionale e del consiglio. La giunta comunale è una protesi per l’articolazione degli interessi elettorali di Frattura, Ruta, Niro, Nagni (per citare i maggiori),  e delle loro strategie personali. La giunta non conosce il passato della città, vive agnosticamente il presente e non ha stimoli per il  futuro. La redazione, l’esame e l’approvazione del Bilancio non sono altro che rituali addomesticati, e non l’esplosione delle idee e delle volontà da far fluire nel corso del dibattito e del confronto. I gruppi consiliari si oppongono gli uni agli altri nell’ambito della coalizione di maggioranza e sul fronte della minoranza, venendo meno con ciò, alla base, la ragione stessa del confronto tra chi ha la responsabilità del governo e chi ha la responsabilità del controllo. Nell’appiattimento dialettico e analitico è rimasto coinvolto anche l’organo di revisione (Nicandro Volpe, Gabriella Di Pietro e Annarita Pizzuto). Le osservazioni/suggerimento al Bilancio si sono così sostanziate: riguardo alle previsioni della parte corrente del Bilancio, il collegio s’è limitato a invitare l’Ente a prestare particolare attenzione all’attività di riscossione dei crediti “attivando specifiche procedure volte al recupero dell’evasione tributaria”, nonché la massima attenzione nel creare economie da destinare a potenziali passività da soccombenza in giudizi legali, atteso la criticità che la gestione del contenzioso riveste per l’Ente. In altri termini, i revisori dicono di un Comune che non lotta l’evasione ancorché sovraccarico di ricorsi e contenziosi: omissivo e pretestuoso.  Riguardo agli investimenti, l’invito è a dotarsi (il Comune) di un crono programma per le spese correnti e per gli investimenti. Mancando il crono programma è evidente che manchino le risorse, soprattutto per le spese d’investimento. Più del crono programma, il Comune dovrebbe dotarsi quindi delle risorse finanziarie attingendole ai Fondi europei e pretendendoli dal Bilancio regionale. Purtroppo non riesce né nell’una né nell’altra delle cose. Essendo orfano di strutture esecutive all’altezza, e della necessaria volontà politica.

Dardo

 

 

 

 

Di Dardo

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Un Commento

  1. E’ una città irriconoscibile da un ventennio a questa parte, ma la prima causa sono i cittadini: scarsamente intraprendenti, individualisti, privi di idee, apatici, poco coesi. Non dobbiamo scomodare Frattura o Iorio!

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