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Per la Campania, sul versante di Altilia 100 pale eoliche?

Il silenzio della Regione Molise è complice della Regione Campania che ha autorizzato un parco eolico (circa 100 torri) sui crinali del Matese (versante campano) a ridosso dell’area archeologica di Saepinum. Quel silenzio può essere inteso come  un implicito invito ai Tycoon del vento (col sospetto di risorse finanziarie di dubbia provenienza) di provarci anche con il versante molisano del Matese, provocatoriamente a ridosso dell’area archeologica di Saepinum per farne corona. Un invito implico a fare presto, perché se davvero si darà seguito pratico all’istituzione del Parco nazionale del Matese, si potrebbero creare complicazioni. Ciò che sta accadendo a ridosso dell’area matesina molisana nella Vallata del Tammaro è qualcosa di obbrobrioso: lo sventramento della montagna per far luogo alle pale eoliche: una alterazione violenta di un ecosistema, di un paesaggio, di una realtà silvopastorale millenaria in ragione di una economia di rapina che avrebbe altre scelte a sua disposizione se non fosse cinica, cieca e prepotente. La Regione Campania prima di autorizzare quell’obbrobrio avrebbe dovuto, per legge, ottenere il parere della consorella molisana; la Campania ha ignorato la consorella e soprattutto la legge; a sua volta la consorella ha ignorato il diritto/ dovere di pretendere di essere interpellata. In questo ennesimo esempio di scempiaggine amministrativa e burocratica purtroppo  non è estraneo il ministero dell’Ambiente che non è riuscito ad imporre gli strumenti ostativi a sua disposizione, per evitare nel cuore dell’Appennino Centromeridionale la consacrazione di taluni peraltro individuati potentati economici e finanziari che fanno business con l’energia eolica, distruggendo ciò che la Costituzione formalmente tutela: il paesaggio.  L’avvio dello sventramento del Matese nella parte in cui sovrasta l’area archeologica di Saepinum-Altilia e a ridosso di Monte Mutria e del Parco Geopaleontologico di Pietraroja, segna anche la sconfitta dei tenaci comitati di difesa di Santacroce del Sannio e di  Morcone ai quali, a più riprese, ha dato una mano il già presidente  della Corte costituzionale Maddalena. Niente da fare. Il cedimento delle istituzioni territoriali alle lusinghe dell’energia alternativa, quasi fosse una religione, è un segnale della decadenza morale della politica e, della burocrazia, la prova della sua lentezza. Il combinato disposto (decadenza morale della politica e lentezza burocratica) è il passaporto che consente agli speculatori del vento di entrare con i loro mastodonti finanche nelle aree protette e di sfidare la volontà popolare e le leggi. La delegazione parlamentare molisana che ha ottenuto orgogliosamente dal Parlamento il via libera all’istituzione del Parco nazionale del Matese, esaltandone  il destino in chiave naturalista e ambientalista e, sotto il profilo economico, le occasioni di sviluppo turistico, enogastronomico, artigianale, alberghiero e della valorizzazione dei beni storici e culturali, sarà il caso intervenga immediatamente coi ministeri del Turismo e dei Beni ambientali per fermare lo scempio che si profila e che del Parco andrebbe ad inficiare alla radice la sua ragion d’essere. Che Parco sarebbe mai del Matese se al proprio interno, e nella parte storicamente più nobile e qualificata, campeggiassero e volteggiassero circa 100 pale eoliche? Il pericolo è dietro l’angolo; le ruspe sono già salite in montagna e stanno scavando. Se ce qualcosa da poter fare per bloccarle, ha un tempo strettissimo.  Il silenzio della Regione dinanzi al danno già in essere e a quello che potrebbe compromettere il Parco, non ha alcuna ragione di persistere.  A meno che la Regione Molise  non voglia ciò che nessuno vuole: un parco eolico nel cuore del nascente Parco del Matese.

 

Dardo

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Dardo

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