Home / Territorio / La brutta vicenda delle pale eoliche sul crinale del Matese a ridosso degli scavi archeologici di Sepino e dell’impianto da 22mila tonnellate per il trattamento dei rifiuti a Sassinoro è nelle mani della giustizia amministrativa

La brutta vicenda delle pale eoliche sul crinale del Matese a ridosso degli scavi archeologici di Sepino e dell’impianto da 22mila tonnellate per il trattamento dei rifiuti a Sassinoro è nelle mani della giustizia amministrativa

Ha ragione da vendere il consigliere regionale uscente Michele Petraroia a lamentarsi per “la incomprensibile inerzia politica del Molise a  fronte di un pericolo che minerebbe lo sviluppo locale e penalizzerebbe una serie di attività produttive in settori economici fondamentali per la Valle del Tammaro e per l’area del Sannio e del Matese”. Il pericolo che egli denuncia è quello di vedere nascere a meno di un chilometro dal confine molisano con quello campano, in territorio di Sassinoro, un impianto per il trattamento dei rifiuti provenienti dalla Campania di una potenzialità di 22mila tonnellate: una mega struttura capace, con  le implicazioni che comporta, di mettere a repentaglio l’ambiente in cui si colloca e, di riflesso, una estensione incalcolabile di territorio circostante. La Regione Campania ha autorizzato l’impianto, in ciò favorita anche dal disinteresse della giunta regionale del Molise alla questione. Infatti, ha fatto orecchi da mercante alle sollecitazioni che le sono venute dalle associazioni ambientaliste molisane e, soprattutto, dalla pervicace azione di contrasto portata avanti da Petraroia in tutte le sedi praticabili, allo scopo di difendere la Vallata del Tammaro nel suo insieme, l’ambiente dell’area matesina, particolarmente delicato e complesso, la locale economia territoriale e la salute pubblica. Un contrasto forte, sulla falsariga di quello ugualmente portato avanti ( ma con scarsa fortuna finora) per impedire l’infissione di decine di torri eoliche sui crinali del Matese, a ridosso dell’area archeologica di Saepinum. Le due battaglie hanno visto gli ambientalisti sanniti (beneventani e molisani) fortemente impegnati e le istituzioni, invece, in parte sottomesse agli interessi speculativi degli “operatori” del vento e dei rifiuti (in Campania), in parte del tutto disinteressate (in Molise). Per le pale eoliche e per i rifiuti saranno le sentenze del Tribunale amministrativo della Campania (Tar) a dare una indicazione interpretativa del futuro di questi due “attentati” ambientalistici e speculativi, sulla scorta delle impugnative formulate contro l’accondiscendenza della Regione Campania e, di riflesso, contro l’ignavia amministrativa della Regione Molise, per aver mancato, quest’ultima, di pretendere di partecipare alle conferenze di servizio in cui sono stati discussi i termini  degli interventi relativi agli impianti eolici e al trattamento dei rifiuti. Finora, come diciamo e abbiamo detto in precedenti corrispondenze,  a difendere l’integrità ambientale e a salvaguardare l’economia rurale e pastorizia e artigianale della Vallata del Tammaro e del Matese sono stati e continuano ad esserlo il Comitato per il rispetto e la tutela del territorio, i comuni più direttamente interessati (Morcone e Sassinoro), le imprese agricole, artigianali, commerciali, turistiche, cooperative, zootecniche e produttive del versante beneventano. In questo contesto non va dimenticata però l’azione politica e istituzionale di Petraroia e quella dei circoli ambientalisti del Molise. A questa benemerita rappresentanza sociale e culturale purtroppo ha fatto da contraltare il silenzio, il disinteresse, la palese (quanto voluta?) distrazione della Regione e quella certamente non meno grave dei comuni molisani che insistono sulla Vallata del Tammaro e sono minacciati di inquinamento acustico e paesaggistico dagli impianti eolici e di inquinamento alle falde acquifere ancora peggiore prodotto dal trattamento dei rifiuti.  Probabilmente hanno fatto il callo alle forme inquinanti che da anni, scopertamente o surrettiziamente, si perpetuano e si tollerano sul territorio, per cui una chiamata “alle armi” in difesa della Vallata del Tammaro e della Montagna matesina difficilmente li avrebbe visti in prima linea, come di fatto finora non li ha visti. Sepino e Cercemaggiore, in particolare, sono le amministrazioni locali che hanno molto da perdere ambientalmente, paesaggisticamente ed economicamente dalla minaccia eolica e da quella peggiore del trattamento dei rifiuti. Non solo Sepino e Cercemaggiore però hanno da rimetterci. A ben vedere  e valutare è il Molise ad essere considerato e a comportarsi da soggetto passivo e remissivo. Lo rileva apertamente Petraroia nella lettera (l’ennesima) inviata alla presidenza regionale, all’assessore regionale  all’ambiente, al presidente della Provincia di Campobasso, ai sindaci di Sepino e Cercemaggiore, alla delegazione parlamentare molisana e ai dipartimenti regionali più direttamente responsabili del comportamento elusivo, per sollecitarli a darsi una mossa, a scuotersi dal torpore amministrativo che ha fatto sì che dinanzi al Tar della Campania, nella seduta del 10 aprile, “nessuna amministrazione molisana è risultata costituita ad adiuvandum a supporto del ricorso inoltrato dal Comune di Sassinoro”.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

Fruttagel, un contratto qualificante

Il 25 giugno è stato sottoscritto il contratto integrativo aziendale per lo stabilimento Fruttagel di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*