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La Biblioteca Albino al centro di manovre politiche e amministrative

Ufficialmente, la Biblioteca “Albino” è in fase di trasferimento al ministero dei Beni culturali avendo la Provincia e la Regione “abdicato” al diritto/dovere di preservarla al patrimonio pubblico molisano. Il personale che nel tempo ha assicurato  la pienezza delle funzioni documentali, informative e formative, è già negli uffici periferici del ministero a Campobasso. L’immobile a sua volta è in fase di acquisizione da parte del demanio dello Stato. Tutto lascerebbe presumere che i giochi sono fatti e che tutto finora s’è svolto nel rispetto dell’accordo sottoscritto dalle parti. Nella fase di transizione, e fino a transizione avvenuta, l’Albino non avrebbe dovuto in nessun modo interrompere l’attività. Lo pretendeva la sua storia centenaria e lo stabiliva l’accordo, appunto. Così non è stato.  Lo abbiamo scritto e torniamo a scriverlo: gli accessi sono chiusi col lucchetto, le serrande sono abbassate; il disinteresse istituzionale s’è manifestato in tutta la sua volgare “ignoranza”. La Provincia dice di assicurare la sorveglianza esterna dell’edificio per evitare atti vandalici, e la persistenza di una temperatura adeguata all’interno per salvaguardare il patrimonio librario, le pergamene, i manoscritti. Con la Regione e il ministero avrebbe dovuto assicurare la continuità del servizio bibliotecario e così non è stato.  Né riesce a trovare punti di contatto per evitare che gli accessi bloccati e le serrande abbassate continuino a denunciare l’imbarbarimento culturale delle istituzioni pubbliche e la loro (ir)responsabilità amministrativa. Tutto questo è sancito dall’ufficialità degli atti e dei comportamenti. Ufficiosamente, invece, pare che la Biblioteca abbia acceso l’interesse del sindaco di Campobasso e presidente della Provincia, Antonio Battista. A lui si deve la riapertura dell’intesa tra le parti, sulla base della proposta di trasferire la Biblioteca comunale di Viale Manzoni nei locali dell’Albino e, se possibile, ritornare in possesso della struttura di Via D’Amato. Va detto subito che il ministero dei Beni culturali non ama la titolarità e tanto meno la gestione delle Biblioteche, insomma sul punto non sbava. A Campobasso ha accettato di prenderla a in carico avendo per obiettivo primario Palazzo Mazzarotta. Pur di avere quel bene immobile di grande pregio storico e architettonico, avrebbe concluso l’accordo che prevede anche il passaggio in dotazione dell’Albino. La mossa del sindaco, con il trasferimento della biblioteca comunale all’Albino, precede quella del presidente della Provincia, che vuole riprendersi la struttura e, sotto sotto, apre la porta alla Regione, che intravede la possibilità di recuperare la cooperativa che per anni ha lavorato alla Biblioteca provinciale, e per la quale si batte un tenace sindacalista (a febbraio 2018 si vota!). Il progetto è abbozzato: il comune piazza la biblioteca di Via Manzoni nei locali della Biblioteca provinciale e ne chiede la gestione per unificare i due servizi in uno; la Provincia, favorita dal disinteresse del ministero, stralcia dall’accordo il passaggio dell’immobile di Via D’Amato; la Regione condivide e disposta a contribuire finanziariamente, quanto basta per riportare al lavoro la cooperativa, e il cerchio verrebbe chiuso. Ma i conti, così ipotizzando le cose, verrebbero fatti senza l’oste: il personale storico della Biblioteca provinciale.

Dardo

 

 

Di Dardo

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