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Incredibile ma vero: a distanza di 41 anni dalla proposta il centro antico di Campobasso è stato dichiarato di notevole interesse pubblico

In genere il passo della burocrazia italiana è lento.  I commenti che lo distinguono vanno dalla pesante ironia alla deprecazione. Questo che stiamo per svelare addirittura è lentissimo. Figurarsi il commento che lo distingue. Si pensi, nella seduta del 30 marzo 1977 della commissione provinciale di Campobasso di cui all’articolo 2 della legge 1497/1939, ai sensi dell’articolo 1 – punti 3 e 4 della stessa – venne proposto di  vincolare tutta la zona del Colle di S. Antonio delimitata  a  partire  dalla  porta Mancina dalle vie Orefici, Marconi, S.  Antonio  Abate,  il  sentiero che, costeggiando le pendici del colle, ricongiunge quest’ultima alla via Garibaldi, via Garibaldi fino all’altezza di via  Breccelle,  via Breccelle e via del Castello. La delimitazione del vincolo fu estesa a  tutti  i fabbricati  ed  ai  lotti  liberi  immediatamente prospicienti le strade indicate. Per cui, d’allora, il territorio considerato – viene detto – “è stato sottoposto continuativamente a tutela paesaggistica”. Una panzana. Sarebbe dovuto essere sottoposto a tutela paesaggistica ma dal 1977 ad oggi quella realtà urbana ha avuto non una, ma più di una modificazione, alterazione, violazione, manomissione, urbanizzazione. Questo è sotto gli occhi di tutti coloro che conoscono e frequentano le strade e i vicoli di quella parte del territorio cittadino. La  delimitazione e il dettato della legge di protezione delle bellezze naturali (legge 1497/1939) sono state trascritte  solo sulla carta, ché sotto i profilo della pedissequa applicazione i buchi sono tali e tanti che nemmeno una groviera olandese li contiene. Soprintendenza del Molise e Comune di Campobasso probabilmente hanno molto da farsi perdonare. Ebbene, con questa premessa, il passo lento della burocrazia (in questo caso lentissimo) il 2 agosto 2018, giorno in cui Stefano Campagnolo, presidente della  Commissione per il patrimonio culturale del Molise, costituita il 26  marzo  2015, ha concluso ed ha decretato che “  Il centro antico di Campobasso come sopra delimitato è  dichiarato  di  notevole interesse pubblico e sottoposto ai vincoli e alle prescrizioni contenute nella Parte terza del medesimo decreto legislativo”. L’interesse pubblico fonda sul presupposto che «La parte antica di Campobasso rappresenta un tipico esempio  di abitato  medioevale  con  ampliamento  a  ventaglio di  epoca rinascimentale armoniosamente inserito lungo il pendio del monte  S.Antonio. L’opera dell’ingegno umano ha saputo fondere nell’ambiente i valori  architettonici  tradizionali  della  zona amalgamandoli garbatamente  con  i  caratteri  naturali.  Situato  in  bellissima posizione, il centro storico presenta un profilo sobrio  ed  elegante nel quale spiccano monumenti come il castello Monforte, le  romaniche chiese di S. Giorgio e S.  Bartolomeo  e,  tra  vicoli  singolarmente suggestivi che discendono a raggiera lungo il pendio,  la  piazza  S. Leonardo con l’omonima  chiesa  gotica,  palazzo  Cannavina,  palazzo Iapoce,  palazzo  dell’Archivio  o  quello  cinquecentesco  di  porta Mancina. Ne’ va  escluso  da  questo  contesto  il  folto  patrimonio arboreo posto lungo gli altri declivi del monte, che  contribuisce  a formare una ricca cornice di  verde  a  questo  quadro  di  inusitata bellezza. Considerato che interventi incontrollati, di cui sono  già presenti alcuni esempi,  potrebbero  arrecare  ulteriore  pregiudizio all’ambiente, sia all’interno della  cinta  muraria  sia  nelle  zone immediatamente  circostanti,  la  Commissione  provinciale  per  la compilazione degli elenchi delle cose e delle località soggette alla legge 29 giugno 1939 numero  1497 propone di vincolare ai sensi dell’articolo  1 – punti 3 e 4 della stessa legge –  tutta  la  zona del  Colle  di  S. Antonio delimitata a partire dalla porta Mancina dalle  vie  Orefici, Marconi, S. Antonio Abate, il sentiero che, costeggiando  le  pendici del colle, ricongiunge quest’ultima alla via Garibaldi, via Garibaldi fino all’altezza di via Breccelle, via Breccelle e via del  Castello. La delimitazione del vincolo si intende estesa a tutti  i  fabbricati ed ai lotti liberi immediatamente prospicienti le strade suddette». S’è letto bene. Per cui non è il caso di strabuzzare gli occhi dinanzi al quadro appena sopra configurato, né di gridare allo scandalo.  Il 2 agosto 2018 quindi è stato decretato ciò che era stato proposto il 30 marzo 1977. Pari pari. In questo largo lasso di tempo però ne sono successe di cose. Difatti, sebbene con una inusitata scrittura in punta di penna, nella premessa del decreto  è  detto di “interventi incontrollati, di cui sono  già ‘presenti alcuni esempi”, a conferma che la realtà fotografata nel 1977 è solo uno sbiadito ricordo e che il senso stretto del decreto e le sua applicazione ora riguardano  uno stato di fatto notevolmente alterato. Una presa per i fondelli. Una rappresentazione senza maschera di cos’è la burocrazia italiana e quali sono gli effetti che procura. Chiudono le stalle quando i buoi sono già scappati. Gli effetti. Eccoli: “L’obbligo,  da  parte  dei proprietari,  possessori  o detentori a  qualsiasi  titolo  degli immobili  ed  aree  ricompresi nell’ambito paesaggistico di cui sia stato  dichiarato  il  notevole interesse pubblico, di non distruggere i suddetti immobili  ed  aree, né di introdurvi modificazioni che rechino  pregiudizio  ai  valori paesaggistici oggetto di protezione”. Ciò che c’era da distruggere e da introdurvi è stato già consumato.  In una successiva corrispondenza diremo anche del decreto, sempre del 2 agosto 2018, che riguarda altre tre distinte aree del territorio comunale di Campobasso: «Il complesso urbanistico del periodo murattiano»;  «L’area verde comprendente le Ville Correra e Brienza» e «La collina di S.Giovannello». Per la serie “Prendiamo in  giro”.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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