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Il Popolo della Famiglia torna a Campobasso

Presentazione del libro “Le radici verso l’alto” di Mirko De Carli, coordinatore del PdF per il nord Italia, presso la sala consiliare del comune di Campobasso dove sono state affrontate le tematiche legate agli obiettivi cardine del Popolo della Famiglia.  De Carli ha dato una lettura lucida e profetica della realtà politica attuale puntando sul non senso delle odierne ideologie,  sulla prospettiva disastrosa di manovre quali il reddito di cittadinanza e spiegando come il Pdf sia, di fatto, l’unica vera alternativa a questa deriva antropologica. Il Presidente Toma, di passaggio , ha portato i saluti al dirigente del PdF con cui vige un rapporto di stima reciproca sulla scia delle recenti elezioni regionali in cui aveva sottoscritto il programma elettorale del Popolo della Famiglia. Il Consigliere Pilone, invece, ha introdotto la relazione di De Carli soffermandosi  molto sui caratteri che hanno contraddistinto l’attuale consigliatura appunto nell’impegno su quei valori non negoziabil (che sono il cardine della battaglia politica del PdF) e come sono stati realmente  implementati in tutte le scelte amministrative per la città di Campobasso.

Di admin

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9 commenti

  1. Michelangelo Bertazzoni

    Sono molto contento del fatto in sé, come anche che costituiscano un pungolo per tutte le amministrazioni assopite sul pensiero unico, compresa quella di Campobasso, nonché tanto poco informate su temi come l’omosessualità, la transessualita’, il valore e la preziosità del corpo umano, da pensare di cavarsela dicendo di essere “tolleranti” e “contro i pregiudizi”. Qui non si tratta né di intolleranza, né tantomeno di pregiudizi, ma semplicemente di valutare con attenzione quello che fa bene all’uomo e quello che gli nuoce. Se poi ci si vuol mettere il prosciutto sugli occhi lasciandosi sovrastare dal relativismo, come è avvenuto con la sfilata di fine luglio e come, sorprendentemente, hanno fatto tre organi della carta stampata pensando di essere “moderni”, lo si dica pure, ma l’amaro in bocca rimane a loro.

    • Carlotta Scognamiglio

      Anche io esprimo soddisfazione e mi auguro di cuore che il movimento cresca e faccia riscoprire un po’ a tutti le radici dell’essere umano, mettendo al bando tutte le nefandezze e le idiozie della cultura del relativismo.

  2. Se è quando un movimento va contro leggi che da tempo formano ” il comune sentire ” del popolo (vedi la 194 )imponendo una visione confessionale non mi trovano affatto d’accordo. La legge è di tutti e per tutti sta poi al singolo e alla sua coscienza avvalersene o meno. Credo che i legislatori debbano sempre e comunque rispettare le istanze provenienti dal popolo, in quanto di esso rappresentanti, l’adesione interiore è cosa diversa e attiene alla sfera del privato. A mio avviso si può essere contrari politicamente solo se un provvedimento va contro l’interesse nazionale. Mi rendo conto che anche questo è opinabile.

    • Arianna di Biase

      Ecco, appunto, l’ha detto lei: può essere opinabile. E poi, che cos’è questo interesse nazionale? Dato che spesso amiamo usare parole altisonanti, spieghiamo bene agli altri che cosa esse significhino.
      Che cos’è l’interesse nazionale? Far sì che una coppia omosessuale che, in quanto tale, non può procreare naturalmente, vada letteralmente a comprarsi un manufatto prodotto da altri, leggasi un bambino, e soddisfare il capriccio di averlo, come ha fatto Nichi Vendola?
      Ma finiamola con tutta questa ipocrisia!
      E usiamo le parole per quello che sono, per piacere. E’ stato utilizzato il termine “confessionale”: anche in questo caso, che cosa significherebbe? Che uno, semplicemente perché ha un credo ideologico, vuol colorare le sue opinioni?
      E allora tutti coloro che sono a favore della famiglia fatta di maschio, femmina e figli naturalmente procreati -cristiani, musulmani, buddisti, induisti, persino atei (se aveste partecipato alla mastodontica riunione di due anni fa tenutasi al Circo Massimo di Roma avreste visto quante ideologie si frammischiavano in quel contesto)- che colpa avrebbero nel sostenerla? Mi dimostri dov’è la colpa, ma con dati alla mano!
      Come ho letto in una interessante lettera comparsa su un altro quotidiano a seguito della carnevalesca sfilata tenutasi a Campobasso il 28 luglio, gli antichi ci corrono sempre in aiuto in questi casi, dato che avevano più sale in zucca di noi: “Est modus in rebus. Sunt certi denique fines quos ultra citraque nequit consistere rectum” (Horatius, Satirae).
      C’è una misura in tutte le cose. L’averla oltrepassata ci ha portato allo sfascio del mondo attuale, sotto tutti i punti di vista.

  3. Arianna di Biase

    Bravi. Questo movimento è destinato a crescere, perché sono tanti quelli che ne hanno piene le tasche della cultura del gender. Si sono annoiati persino alcuni che la sostengono, e io ne conosco un paio.
    Come il laicismo (non la laicità, il laicismo, che, come tutti gli “ismi”, denota qualcosa di negativo): è un’altra forma di dittatura, perché vuole (o ha la pretesa di farlo) imporre una totale aconfessionalità a nazioni che hanno fondato la propria storia, cultura, identità su idee religiose che, fino a prova contraria, non hanno mai fatto male a nessuno e che, al contrario di un credo come quello islamico, non si fondano su proselitismi impositivi e storture come quelle che si stanno vedendo in questi giorni in Pakistan a seguito della vicenda della cristiana Asia Bibi.
    Ma riscopriamo noi stessi, la nostra storia, la nostra identità, e non lasciamoci stritolare dalla torre di Babele di un becero ed ipocrita mondialismo da salotto!

  4. Cara signora , personalmente sono felicemente sposata con un uomo, non ho mai neanche pensato ad una famiglia diversa da così sono anche cattolica osservante, se ciò la consola. La mia idea di stato però è assolutamente laica. Qualcuno ,molto prima di me e in modo più autorevole parlò di “libera Chiesa in libero stato” . De hoc satis

  5. Mi inserisco nel dibattito per dire la mia.
    Signora Emanuela e tuti quelli che la vedono come lei, mi consenta di essere sincero: avete stancato con questa subdola ideologia e con i ribaltamenti concettuali mascherati da imposizioni più o meno velate. Avete stancato con quello che vuole presentarsi come un nichilista pensiero unico, che offende l’uomo e lo rende un mero essere alla stregua di passioni e pulsioni. Avete stancato con il relativismo e con un non ben identificato concetto di “tolleranza” e “modernità”.
    Allora in quest’ottica dovremmo dire che uno che non può più vedere soffrire un proprio parente o conoscente può arrogarsi il diritto di staccargli la spina (questo come lo chiama, Emanuela, se non omicidio? Un uomo che pone termine alla vita di un altro uomo che cos’è, uno che vuole bene ad un suo simile??). In quest’ottica dovremmo anche dire che l’uso della cannabis non è rischioso per il passaggio alle droghe pesanti, quando invece ci sono studi di esperti -che non siamo né io né lei- i quali confermano che quella è proprio l’anticamera. Lo chieda a Padre Lino Iacobucci e poi mi sappia dire! In quest’ottica dovremmo dire che “bisogna capire” chi oggi si sente un uomo, domani una donna, dopodomani un cavallo, perdendo totalmente di vista il fatto che noi esseri umani siamo PREZIOSI IN QUANTO PERSONE e, come tali, dovremmo rispettarci, non fare un uso distorto della libertà, che altro non è che capacità di discernimento, non fare ciò che pare, a proprio esclusivo detrimento! Non si tratta né di essere sposati secondo i canoni tradizionali, né tantomeno di doverlo dire a propria giustificazione, ma semplicemente di fermarsi un attimo e chiedersi: tutta questa cultura a favore della morte, del gender, del mancato rispetto dell’uomo, che alla fine viene presentata come l’esatto contrario, dove mi porterà? E io ho una testa per riflettere su questo, ossia che i bombardamenti fatti da mass-media, associazioni, intellettuali o pseudo tali in realtà sono forme di costruzione di un consenso verso qualcosa che non mi giova? Posso ancora avere questa capacità riflessiva o affogo nel pensiero unico? Per fortuna c’è anche un altro mondo possibile, che quando parla apertamente suscita polemiche come quella attuale: vi diamo fastidio, lo sappiamo, ma più suscitiamo tali reazioni, più ci convinciamo delle nostre idee. Poi, mi permetta senza alcuna vena polemica: in questa sede non stiamo svaligiando una banca o investendo una persona, quindi non dobbiamo nasconderci: perché non firmarsi con nome e cognome?

  6. Condivido le argomentazioni dei signori di cui sopra tranne che quelle della signora Emanuela, io stessa non le avrei sapute esprimere meglio. Non condivido né accetto un uso distorto dei concetti di tolleranza e di laicità, fatti per proprio uso e consumo. Consiglio vivamente a tutti di passare qualche giorno in un centro per disabili ed in una casa di riposo per capire che cos’è la vita. Poi ne riparliamo.

  7. Gennaro Castellitto

    Tentiamo di ragionare un po’ e mi rivolgo sia alla gentile signora Emanuela sia a coloro i quali hanno la sua visione delle cose: se io mi firmassi Mohamed Yousouf piutttosto che Deng Xiaoping, dicessi che abbraccio la fede islamica piuttosto che quella buddista e che sono in disaccordo con la politica dell’eutanasia e del gender, lei che cosa mi risponderebbe? Darebbe lo stesso riscontro che ha dato a chi, forse, abbraccia la fede cristiana, da quello che ho potuto intuire dalle altre risposte? Guardate che non c’è mica un nesso di causa ed effetto così stringente fra cultura della vita, della famiglia e dell’eterosessualità e l’essere cristiani! Sono a favore di tale cultura anche esponenti di altre religioni e addirittura atei. Perché? Perché semplicemente si rendono conto che cosa giova all’uomo e che cosa può portarlo ad un baratro, causandone ferite e lacerazioni. Io ho fatto parte di coloro i quali si sono recati, due anni fa, al Circo Massimo di Roma: eravamo due milioni di persone (e, una volta tanto, i dati della Questura coincidevano con quelli del Comune): tra costoro ho avuto il piacere di conoscere musulmani, gente miscredente, animisti provenienti dal Centro Africa e persino due omosessuali, che non si riconoscevano nella politica del gender, prendevano atto della loro condizione, ma si rendevano conto di ciò che significava apprezzamento e rispetto del proprio corpo.
    Detto questo, dinanzi a certe ipersemplificazioni pregiudizievoli della realtà non mi viene che sorridere…

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