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Il nodo del commissario ad acta della sanità molisana tarda ad essere sciolto. “Perdete ogni speranza voi che aspettate” (by gruppo regionale 5 Stelle)

Si vanno riscaldando gli animi delle parti in causa (presidenza della giunta regionale e ministero della Sanità) sul mancato riconoscimento del titolo di commissario ad acta al presidente della giunta regionale  Donato Toma. La qualcosa non aiuta a valutazioni serene, oggettive, analitiche, le sole che possono valere in questa faccenda e in questa transizione politica che fa capo al cambio di colore del governo nazionale (gialloverde) e del governo regionale (rosso sbiadito). E’ che la sanità, nel Molise,  è stata ridotta a malpartito, smembrata, tagliata, avvilita, soprattutto sul versante pubblico meno su quello privato che, delle deficienze della rete sanitaria pubblica, è stato accollato delle migliori prestazioni. In questo sconquasso, in questo progressivo arretramento qualitativo della sanità pubblica i commissari ad acta che si sono succeduti nel corso degli anni e nell’impegno di rientrare dal debito sanitario per rimettere in linea di galleggiamento l’intero comparto, a cominciare da Iorio, per finire a Frattura, si portano dietro gli anatemi dei pazienti e la profonda delusione degli operatori sanitari a tutti i livelli di responsabilità. Un piccolo obolo di gratitudine a costoro è venuto dal sistema sanitario privato chiamato, come detto, a sopperire alle gravi carenze del sistema pubblico, e si vorrebbe che lo stesso obolo venisse anche a Toma. La situazione è grave, e consiglia prudenza. Il debito fatica ad essere eliminato e il rivolgimento organizzativo e qualitativo (in peggio) della rete ospedaliera e dell’assistenza ai malati sono talmente evidenti che anche la distratta e compromessa partecipazione  del ministero della Sanità con i vari sub – commissari e i vari tavoli tecnici s’è resa responsabile del disastro e deve farsi un esame di coscienza, cosa che il nuovo ministro Giulia Grillo ha in animo di fare, e forse sta facendo. Al punto che non riesce a sciogliere il nodo se continuare a fare del male alla sanità molisana, oppure tentare una correzione in corso d’opera nominando un commissario che non abbia debiti politici da onorare né risentimenti da tacitare (purtroppo sulla pelle dei malati che non vengono assisti, che devono attendere mesi, se non anni, per una visita o per un esame clinico e radiologico specialistico, che guardano la stranezza di una sanità che se esercitata dal sistema pubblico è perniciosamente inefficiente mentre diventa rapida ed efficace non appena si varca la soglia delle strutture sanitarie private).  Soglia che non tutti i malati si possono permettere di varcare. La realtà è questa, e su questa realtà la politica nazionale che ha cambiato volto e metodo, vuole riflettere e intervenire. L’atteggiamento attendista di Roma non è contro il Molise, semmai è contro tutto ciò che nel Molise opera surrettiziamente e male. Come è ormai ampiamente provato sul versante sanitario. Ma la politica, è notorio, ha mille risorse e mille soluzioni da spendere quando vuole che le cose vadano come si desiderano. Nel Molise la nuova maggioranza regionale vuole Toma commissario ad acta e per averlo non è detto che non utilizzi strumentalmente la presenza in maggioranza delle consigliere della Lega Aida Romagnuolo e Filomena Calenda e in  giunta dell’assessore Mazzuto per arrivare a  Salvini, particolarmente sensibile a tutto ciò che gli vale l’ingrossamento della base e delle adesioni in vista della campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo di maggio 2019. Siamo chiari: un cambio di campo di un big molisano dalla morente FI verso il nuovo che avanza (la Lega),  potrebbe valere la candela, ovvero la nomina di Toma e il mantenimento delle linee politiche e programmatiche realizzate nella passata legislatura soprattutto in materia sanitaria. Lo scoglio da superare però rimane il Movimento 5 Stelle che della sanità molisana è stato edotto (rara avis?) dal senatore Di Marzio, appena uscito dal Cardarelli col titolo e la responsabilità di direttore sanitario di quel nosocomio.

Dardo

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