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Il Molise  l’acqua la regala, la spreca e, per somma di sventura, ciò che ci rimane è pronto a darla in mano ai privati perché facciano soldi e ci tartassino con le bollette

Buona parte dell’acqua potabile che bevono in Campania gliela dà il Molise. Stesso discorso per il Lazio e per la Puglia, non di meno per l’Abruzzo. Il Molise dispensa acqua e ne  ricava niente. Siamo all’apice della solidarietà istituzionale e ci contentiamo di questo mentre potremmo vantare il diritto di essere  adeguatamente ristorati finanziariamente e adeguatamente compensati con opere pubbliche strategiche. Tutti i governi regionali che dal 1970 si sono avvicendati, non hanno avuto l’autorevolezza necessaria per imporre la questione nell’assemblea delle Regioni e di queste con lo Stato. Siamo la ventesima in tutti i sensi. Valiamo poco ed esprimiamo una classe politica spesso d’accatto. Diversamente l’abbondanza idrica molisana sarebbe da decenni il supporto a tutte le aspirazioni di sviluppo che andiamo cullando. Oltretutto, del valore dell’acqua noi molisani abbiamo un’approssimazione che rasenta l’incoscienza. La regaliamo e la sprechiamo e, per somma di sventura, ciò che ci rimane siamo pronti a darla in mano ai privati perché facciano soldi e ci tartassino con le bollette. Siamo la Regione che  s’è inventata addirittura un Ente pubblico (l’Egam) per trasferire l’acqua dalla mani pubbliche a quelle private, senza che l’opinione pubblica si sollevasse e desse un segnale d’esistere.  Abbiano fatto cenno alla Campania. Ebbene quella regione che ha chiaro il valore dell’acqua e della sua preziosità sta dando lezioni di responsabilità, di lungimiranza, di partecipazione popolare intorno all’us0 dell’acqua, alla sua preservazione e alla sua valorizzazione di bene pubblico e vitale per la vita. Diversamente dall’opinione pubblica nostrana, quella campana si sta mobilitando a sostegno del mantenimento in mani pubbliche dell’acqua, sapendo che gli viene data per un afflato di generosità e che non può e non deve mai diventare un elemento di sfruttamento e di arricchimento a danno della collettività. Abbiamo spulciato la cronaca molisana e solo di recente abbiano potuto rilevare che c’è un insieme di persone di buona volontà e gravido di senso di responsabilità che si va battendo in favore di tutto quanto appartiene alla collettività come bene comune inalienabile, come valori costituzionali, come tesori territoriali: quell’insieme di persone si ritrova nella Rete dei comitati di tutela ambientale del Molise in stretta relazione con la omologa Rete della Campania. Da quel pulpito autorevole e responsabile al sistema di comunicazione locale è stata offerta la possibilità di riaprire e rileggere il capitolo delle risorse idriche, della loro destinazione, del loro uso ed eventualmente abuso. A Benevento, a poche decine di chilometri da Campobasso, il 15 giugno sarà dedicato interamente alla salvaguardia dell’acqua quale bene pubblico inalienabile. In piazza, tra la gente, con l’apporto di importanti personalità del mondo culturale. Sarà Alex Zanotelli a gridare “Giù le mani dall’acqua”, gli farà eco Marco Apostoli nel descrivere che “Si dice acqua, si scrive democrazia”, e a seguire sarà Alberto Lucarelli  a illustrare “L’acqua pubblica, i conflitti nei processi di democrazia partecipata e diretta”. Tutto in funzione dell’annunciato referendum comunale sulla destinazione pubblica dell’acqua. In Campania c’è di più. C’è l’esempio virtuoso di Napoli che ha istituito una azienda speciale Acqua Bene Comune (ABC), cui compete la gestione dell’acqua. Un esempio che dovrebbe spingere tutti i comuni, in collaborazione con le Regioni e con le società che ad oggi gestiscono il sistema idrico, ad avviare questo percorso pubblico virtuoso. A giudizio della Rete dei comitati di tutela ambientale del Molise, “la possibilità che il comune di Benevento possa promuovere un referendum comunale, deve spingere anche le amministrazioni comunali del Sannio, sia campano sia molisano, ad andare in questa direzione. A chi l’avesse dimenticato, i cittadini italiani, con il referendum abrogativo del giugno 2011, si sono già pronunciati al riguardo ma purtroppo nei territori si riscontra la mancata attuazione del disposto contenuto all’interno del secondo quesito referendario.  La Rete dei comitati che aderisce alla manifestazione in programma a Benevento, e parteciperà con una propria delegazione,  fa un appello a tutte le amministrazioni comunali di intraprendere iniziative, manifestazioni, ed azioni al fine di promuovere un referendum consultivo per ottenere la completa gestione pubblica dell’acqua. Nel Molise l’unica amministrazione schierata su questo fronte  è quella di Campodipietra.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Quando parlano di riscatto del Meridione, bisogna che lo facciano uscendo dal campo dei concetti astratti ed entrando nello specifico. Il Sud potrà riscattarsi solo se cambia mentalità. La mentalità attuale è quella di sprecare le risorse, farne un cattivo uso, regalarle a chi non he ha diritto, lasciare nei posti di comando gente poco preparata ed a volte giuntavi senza reali meriti, avallare ingiustizie e sperequazioni. Capite bene che se non si cambia rotta, non si potrà mai parlare di programmi di rinascita. La vicenda acqua nella nostra regione ne è un esempio lampante.

  2. Il problema più serio è che c’è stato anni fa un referendum in più regioni in cui i cittadini hanno votato a valanga per l’acqua pubblica, ma con milioni di scuse ,l’acqua è sempre più privata in ogni dove. Ma le regioni che vogliono in parte far accettare questo stato di cose almeno si impegnano a diminuire gli sprechi dovuti alle reti colabrodo e a far pagare gli “acquirenti” di acqua altrui e utilizzano ,per statuto, questi soldi per riparare i guasti delle reti idriche gravando un po’ meno sui cittadini ,poco però, perché il privato ha troppa fame di guadagno……

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