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Il Consiglio di Stato ha bocciato le pale eoliche a ridosso del territorio di Tufara

La Regione Molise  di Centrosinistra a guida Paolo Frattura, spesso s’è mostrata strabica di fronte a problemi  identici, per cui, disinvoltamente, ha determinato  atteggiamenti contrastanti di cui, tra l’altro, non ha mai fornito una giustificazione lasciando la porta aperta al sospetto di parzialità opportunistica e politica. Se si fosse costituita dinanzi al Consiglio di Stato, come s’è costituita contro la Regione Campania e la Cogein Energy srl  per impedire l’impianto di pale eoliche a ridosso dei confini del Molise e del territorio comunale di Tufara, probabilmente avrebbe ottenuto lo stesso positivo risultato in difesa, questa volta, dei crinali del Matese a ridosso del Molise e del territorio comunale di Sepino e dei tesori archeologici ivi custoditi da millenni, per impedire altre pale eoliche in aggiunat a quelle esistenti. Sta di fatto che costituendosi contro la Regione Campania e la Cogein Energy srl  autorizzata a mettere pale eoliche al confine delle province di Benevento e Campobasso, nei pressi di Tufara  e lungo la dorsale che congiunge il Matese, ha ottenuto il rigetto del ricorso della consorella partenopea e della società eolica e che le stesse  (Regione e Società) fossero condannate al pagamento delle spese in favore del Wwf Sannio e della Regione Molise. Il Consiglio di Stato nella sentenza ha affermato un principio molto interessante peraltro già sancito in una precedente sentenza, ovvero la sostanziale nullità delle autorizzazioni rilasciate dalla Regione Campania per l’installazione di pale eoliche al confine col Molise, “stante la mancata convocazione della Regione Molise, della Provincia di Campobasso e dei Comuni Molisani contermini, alle relative Conferenze di Servizi”. Sta di fatto, di converso, che non essendosi costituita dinanzi al Consiglio di Stato contro l’autorizzazione della Regione Campania all’impianto di pale eoliche sul Matese, a ridosso del confine col Molise e  del comune di Sepino, l’onere della difesa di quel territorio particolarmente interessante paesaggisticamene e ambientalmente parlando, è stato lasciato alla Rete delle organizzazioni professionali agricole, alle forze sociali, alle amministrazioni locali e alle associazioni culturali e di tutela ambientale della Campania e del Molise, impegnate a battersi “per salvaguardare la Valle del Tammaro, il sito archeologico di Saepinum-Altilia, il regio tratturo Pescasseroli – Candela, l’istituendo Parco nazionale del Matese, le aree Zps, i siti di interesse comunitario, le aree Iba e Natura 200, le zone protette e sottoposte a vincolo paesaggistico, storico, archeologico e culturale, il Parco geopaleontologico di Pietraroja, i siti di interesse religioso e le attività turistiche, commerciali, ricettive, zootecniche, artigianali ed agricole di quell’area”. Errare è umano, perseverare è diabolico. Vogliamo pertanto credere che la Regione Molise, versione centrodestra, sull’abbrivo della recente sentenza del Consiglio di Stato, ritenga doveroso e indispensabile “agire nei confronti della Regione Campania perché revochi in autotutela le autorizzazioni concesse, ne verifichi la procedura e ne accerti la regolarità”. Ciò per tentare di impedire l’installazione di decine e decine di pale eoliche nell’area del Matese e dei comuni a ridosso e all’interno della perimetrazione del Parco del Matese. Il cambio di colore politico al vertice di Palazzo Vitale e di Palazzo D’Aimmo in assenza di un cambio di mentalità, di atteggiamento, di comportamento nel pieno rispetto dei doveri e della legalità non avrebbe senso, anzi andrebbe ad aggravare la già scarsa considerazione che le istituzioni territoriali molisane (Regione, Province e Comuni) detengono per essere spesso assenti nella difesa dei valori ambientali, della storia dei luoghi e della loro bellezza.

Dardo

 

Di Giuseppe Saluppo

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