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I lavoratori della Gam di Boiano sono decisamente figli di un Dio minore

Nella vicenda della Gam di Boiano, azienda del settore avicolo e agroalimentare dichiaratamente in crisi, con i lavoratori in gravi difficoltà, al tentativo di arrivare ad una conclusione interagiscono e condizionano differenti soggetti e differenti interessi. Quelli dei lavoratori appaiono confinati nelle retrovie né stanno valendo i tentativi di risalire la graduatoria delle priorità, tant’è che il 28 settembre 2018 , in un comunicato alla stampa hanno spiattellato la loro verità in questi termini: “L’accordo siglato al ministero dell’Industria, il 28/02/2017 con l’Agricola Vicentina (gruppo Amadori) , ha tracciato un percorso dove tutti dovevano attivarsi affinché il progetto andasse a buon fine. Invece , ad oggi , fatta eccezione per l’incubatoio ,che ripartirà all’inizio del 2019 , il resto è tutto fermo, immobile. Niente si è fatto per la ristrutturazione del macello ,nulla è accaduto per la messa al bando del secondo lotto e ancora ,non si sono attivate le politiche attive e passive (richiamate nell’accordo firmato al Mise , precedentemente  citato) che dovevano servire a individuare percorsi alternativi per chi non avrà la fortuna di essere occupato nel settore avicolo. In questi anni siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento dell’Area di crisi complessa  nel territorio che va da Campochiaro a Venafro, proprio per le crisi del settore avicolo, tessile e metalmeccanico. Oggi ci ritroviamo, ancora una volta , a fare i conti e ad affrontare la nostra sopravvivenza . Da tempo chiediamo alle istituzioni, tutte , di adoperarsi per il lavoro vero e per lo sviluppo del territorio . Davanti ai proclami della politica per il lavoro , appare paradossale come: da una parte si parli di fare approdare investimenti sul territorio molisano ; e dall’altra non si dia seguito agli accordi ribaditi al Ministero dello sviluppo , nel settore avicolo. I lavoratori della Gam sono costretti , nuovamente, a chiedere la proroga della Cigs per poter soddisfare i bisogni primari delle proprie famiglie . Pertanto , è inammissibile perdere altro tempo, in una regione , come il Molise , che velocemente sta morendo “. Aspettavano un a reazione, un gesto di attenzione, un segnale. Niente. Per cui il 2 ottobre si sono di nuovo fatti vivi con altro comunicato resoconto al termine dell’incontro in prefettura con il viceprefetto vicario, di questo tenore:    “Le organizzazioni sindacali e la Rsu sono stati ricevuti dal vicario Pierpaolo Pigliacelli  in merito alla complicata vertenza Gam. In occasione dell’incontro sono stati esposti problemi relativi alla proroga della Cassa Integrazione per l’anno 2018 – 2019, con relativa ricognizione delle risorse a copertura della  Cigs, del Tfr /fitto e del conseguente  avvio dell’esame congiunto, vista l’imminente scadenza della Cigs prevista per il 4/11/2018; al rilancio del macello dovute alle interferenze non superate fra lotto uno e lotto due e all’assenza di un  bando di vendita del secondo lotto da parte del tribunale di Campobasso, condizioni queste che allungano notevolmente i tempi di avvio del processo di ristrutturazione e rilancio del reparto macello. Il vicario ha assicurato che si farà interprete delle nostre istanze a tutti i livelli competenti  dandocene riscontro.  Ci auguriamo che in tempi brevissimi la giunta regionale ci convochi per avviare tutte le procedure finalizzate alla messa in sicurezza dei  lavoratori. Continueremo a mettere in campo tutte le azioni necessarie alla tutela e alla difesa dei  diritti  dei lavoratori”.  Tornando all’inizio, come dicevamo, in questa brutta faccenda di crisi economica e disoccupazione, cassa integrazione, trattamento di fine rapporto e quant’altro si accavalla e s’intreccia nella fase in cui sono a rischio il lavoro e il futuro di decine e decine di famiglie, interagiscono e condizionano differenti soggetti e differenti interessi. La società avicola, i sindacati, la Rsu, la Regione Molise, il ministero dell’economia e sviluppo, il tribunale, la prefettura, l’Inps e ciascuno coi suoi tempi, le sue reazioni, le sue azioni, le attenzioni, le sue disattenzioni. La giostra gira a vuoto, e continua a girare mentre a guardarla girare pressappoco inebetiti rimangono i lavoratori e la loro speranza di avere allungata quantomeno la Cassa integrazione. Uno spettacolo poco edificante, socialmente avvilente, politicamente condannabile, amministrativamente includente sulla pelle di chi dopo il 4 novembre 2018, si troverà senza più alcun sostegno tranne la volontà di non cedere e di lottare per rimuovere le incrostazioni di un sistema inefficiente, imbelle, e perfino arrogante se, come viene detto, attendono invano di essere ricevuti alla Regione, e alla prefettura gli è toccato il vicario e non il titolare. Decisamente figli di un Dio minore. Ma fino a quando il lavoro e il lavoratori debbano retrocedere in fondo alla fila dei portatori di diritti?

Dardo

 

Di Giuseppe Saluppo

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