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Grande Guerra, un centenario dalle radici profonde

di Giuseppe Saluppo

4 novembre 1918- 4novembre 2018. Il centenario della Grande Guerra: una esperienza cruciale nella formazione dell’identità italiana; una esperienza su cui dovrebbero riflettere quanti (e oggi sono molti) parlano di identità nazionale come slogan di lotta politica senza curarsi delle sue radici profonde.  Giusto e doveroso ricordare il sacrificio di milioni di soldati, l’eroismo di alcune minoranze ardite, il martirio di popoli e di ignari fanti, che meritano rispetto, onore, ricordo e appassionata riconoscenza.  La Grande Guerra ha realmente amalgamato, seppur tragicamente, italiani del nord e italiani del sud e li ha fatti sentire consorti, uniti, parte di uno stesso destino e di una stessa patria. Dobbiamo abituarci a leggere gli eventi della Prima Guerra Mondiale in una chiave inevitabilmente contraddittoria. Da un verso la Guerra fu vissuta come una maledizione, un obbligo crudele, che spezzava le vite e le famiglie costringendo artigiani, contadini e gente che non si era mai mossa di casa a combattere per una causa che spesso sentivano lontana, se non estranea. Dall’altra generava coesione, spirito di solidarietà, acutizzava il senso vivo dell’umanità, e in taluni accendeva lo spirito d’italianità, il patriottismo.  E il Molise a quella guerra dette 5.245 morti, 22mila feriti. Il medagliere avrebbe visto un ordine di Savoia, 4 medaglie d’oro, 308 d’argento e 450 di bronzo. Già il 10 agosto 1917, il colonnello Nicola Maria Campolieti, di Termoli, qualche settimana prima di morire sul Carso, aveva scritto su La Provincia di Campobasso: “Io vedrei con orgoglio di Molisano, dopo la guerra, che ogni comune del Molise avesse tenuto esatto conto di quanti uomini furono chiamati in guerra, di quanti furono feriti, di quanti morirono, di quanti furono premiati con ricompense al valore. Su tutte le provincie risulterà certamente non ultima”. E su questo fatto riposano i diritti dell’avvenire e l’educazione delle venture generazioni”. Già, ma questa è, ancora, un’altra storia.

Di admin

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Un Commento

  1. Non so chi abbia veramente ragione ,ma il fatto che parecchie persone leggano in modo negativo la Prima Guerra Mondiale, mi turba . Posso capire il rifiuto della guerra in quanto tale (stragi violenza homo uomini lupus) ma da qui a quasi snobbare la commemorazione di quanti ,volenti o nolenti ,abbiano contribuito a fare di noi una nazione e un popolo ce ne corre. Mio nonno ha combattuto sul Carso , e quanti nonni e/o bisnonni lo abbiano fatto con destini diversi ,io non mi sento ( pur essendo pacifista convinta) di mettere in non cale le loro vite travolte dalla tempesta di ferro e fuoco che hanno dovuto affrontare. Ci vorrebbe un po’ più di rispetto per la storia in generale e soprattutto le storie degli uomini che quella storia hanno fatto

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