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Giunta Battista, Campobasso in agonia

 

Campobasso in agonia. Tante sono le situazioni che la segnalano in una inarrestabile decadenza, soprattutto in relazione alla destinazione istituzionale di centro direzionale. Ormai, un attributo enfatico, privo riscontro. Per essere tale dovrebbe essere dotata di servizi e di strutture adeguate al ruolo e alle esigenze che quel ruolo determina sull’uso del territorio, sulla vivibilità complessiva, sulla mobilità, sulla interazione dei servizi pubblici tra loro, sulle attività commerciali, culturali e di accoglienza. Per essere tale dovrebbe avere costantemente aperto un canale interattivo con la Regione  e una interlocuzione su come dotarsi di progetti e di programmi per assecondare la dinamica della crescita demografica, dello sviluppo urbanistico e dell’edilizia. Questi sono elementi inscindibili, e la carenza di uno si riversa negativamente e inevitabilmente sugli altri. Crescita demografica, sviluppo urbanistico ed edilizia a Campobasso costituiscono un grumo di contraddizioni in termini, ciascuno elemento  governato,  assecondato e gestito da interessi tutt’altro che collettivi. Assolutamente egoistici e parziali; soprattutto i fattori urbanistico ed  edilizio che nell’anarchia del piano regolatore generale, oltre che nella permissività che si accompagna a una speculazione stolta e aggressiva, hanno creato un totale  indistinto abitativo.  Anche la demografia, strumentalmente gestita, si presta a fini politici più che a vantaggio di un maggiore rilievo istituzionale. Da queste colonne non abbiamo mai smesso di sollecitare i sindaci di Campobasso a stabilire un confronto e, se necessario, uno scontro dialettico (ma anche politico e amministrativo) con la Regione Molise, imperniato sulla definizione concreta del ruolo di centro direzionale e, quindi, della dotazione di strutture e servizi che lo rendessero tale. Ma nella loro successione, scopertamente  vincolati dall’interesse politico pro e/o contro la Regione, i sindaci non hanno mai assunto la responsabilità che li avrebbe obbligati, invece, ad essere autonomi e per questo portatori reali delle esigenze vitali di un capoluogo regionale, e a pretenderle. Il sindaco di Campobasso, chiunque esso sia, per ciò che egli rappresenta, non dovrebbe mai piegare la testa o, peggio, sottomettersi al presidente della giunta regionale, chiunque esso sia, nella ormai accertata indifferenza della Regione verso il capoluogo e verso le funzioni che gli vengono dalla presenza dell’università, dalle strutture sanitarie, dagli uffici regionali, dalla grande distribuzione commerciale, dal pendolarismo, dal sistema creditizio e bancario. La connessione sul territorio di queste entità territoriali e funzionali esigerebbe una comoda e sicura accessibilità, un piano stradale, un piano del traffico, un adeguato servizio di trasporto, un controllo assiduo del territorio e forme di sostegno alla sicurezza dei cittadini. Il rilievo che segue non è nostro ma del già sindaco di Campobasso, Nunzio Ruta, autore di una missiva al sindaco Battista e  al consiglio comunale per indurli a iniziative coraggiose e idonee a “determinare una inversione di rotta nelle decisioni del consiglio e della giunta regionali, che negli ultimi anni hanno massivamente finanziato e privilegiato altri centri, lasciando nel declino il capoluogo di regione”. La testimonianza solleva il cronista da un’eventuale accusa di partigianeria. Ma certo non è sufficiente a creare un clima di rivincita, essendo l’amministrazione debole politicamente, modesta culturalmente, inadeguata amministrativamente, inaffidabile programmaticamente. Facile, pertanto, al governo regionale ignorare il diritto del capoluogo di vedersi assistito e valorizzato nella funzione direzionale, nella esplicazione dei servizi essenziali, nella corrispondenza alle esigenze della pendolarità. A meno che non si voglia contrabbandare la realizzazione della Metropolitana leggera per un servizio alla collettività locale e dimenticare il lato opportunistico e affaristico che sta all’origine del progetto e del finanziamento. Campobasso dalla Regione è stata mortificata sul piano culturale anche in relazione alla vicenda  della Biblioteca “Albino”, all’attività (?) della Fondazione “Molise cultura” e al vivacchiamento  delle residue realtà associative locali. Fatti e circostanze determinati dal volere e dagli interessi politici dell’ala del PD che fa capo a Renzi, che impazza e (s)governa la Regione. Un’amministrazione alla mercé del governo regionale che si diletta cinicamente a tenerla sotto schiaffo,  ad obbligarla a mostrarsi servizievole e compiacente per meritarsi una qualche attenzione “prossima ventura”, stride fortemente con l’idea del rinnovamento del costume politico, del decisionismo amministrativo, dell’intraprendenza programmatica che il “candidato sindaco” Antonio Battista, aveva ingenerato al punto di vincere alle urne e di spingere i cittadini all’ottimismo.

Dardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Ettore Paolantonio

    Centro direzionale? Di che cosa? Del degrado? Degli scempi urbani? Della viabilità da Congo Belga? Dell’impiantistica sportiva da penisola indiana? Della rete culturale da massiccio dell’Aspromonte?

  2. Neanche un massaggio cardiaco ed una respirazione bocca a bocca servirebbero a rianimarla. Le persone sono troppo recalcitranti, presuntuose e supponenti per riuscirvi.

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