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Gam, nulla di fatto. Domani, nuovo Consiglio regionale

Gam, tutto da rifare. Il Consiglio regionale tornerà nuovamente in riunione domani pomeriggio per cercare di dare una risposta ai dipendenti che dal prossimo 5 novembre non avranno più la copertura della cassa integrazione se l’assise regionale non dovesse approvare il pagamento del Trattamento di fine rapporto. Ancora ieri pomeriggio si è tentato di dare una risposta, ma dubbi restano sulla pratica per alcune criticità emerse. Nella seduta pomeridiana del Consiglio regionale si sarebbe dovuta discutere la legge regionale di finanziamento del Tfr propedeutico al rinnovo per un anno della cassa integrazione. I lavoratori, infatti, hanno avuto assicurazione dal Ministero dell’Economia che la Cassa integrazione potrà essere rinnovata di un anno, a patto, però, che venga coperto il trattamento di fine rapporto che secondo le nuove leggi deve essere assicurata dal datore di lavoro.  Nel caso della Gam il datore di lavoro è la Regione. Per questo, i sindacati e i 280 lavoratori hanno chiesto che la Regione finanzi questo passaggio stanziando i circa 400 mila euro occorrenti. Ieri sera, una lunga riunione in commissione per, poi, non  giungere a un accordo definitivo. In piedi una serie di criticità tra le quali il capitolo di spesa dal quale attingere i fondi. Ma, anche, di giungere ad una serie di liberatorie da parte dei lavoratori per evitare ricorsi che farebbero saltare, di fatto, il provvedimento stesso. I tempi, però, stringono. L’approvazione della legge è necessaria affinché dal ministero possa essere accordata la nuova Cassa integrazione che dal 5 novembre non sarà più versata ai lavoratori. Da qui l’urgenza della convocazione della nuova seduta del Consiglio regionale che tornerà in riunione nel pomeriggio di domani.

 

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Giacomo Iacobucci

    Sicuramente va trovata una soluzione per questi poveri lavoratori, soggetti colpiti da politiche imprenditoriali sbagliate ed ingerenze indebite della politica nella gestione di aziende che devono essere guidate solo da soggetti privati. Mi auguro vivamente che una soluzione venga trovata, ma c’è anche da augurarsi che il gruppo Amadori, che ha rilevato l’azienda, venga messo nelle condizioni di lavorare e non -come spesso accade in Molise- trovare ostacoli e cavilli burocratici. Un po’ di sacrifici li dovranno fare tutti se si vuole far ripartire l’azienda.

  2. Gianpaolo Libertucci

    I mass media creino spazi di approfondimento su questi temi drammatici. Il Molise ha perso la sua dignità perché ha perso migliaia di posti di lavoro: ci pensa qualcuno a questo o ritiene che essere al sicuro di un posto di lavoro esaurisca i problemi?

  3. Domiziana Mangilulfo

    Condivido la tesi del sig. Libertucci. Siamo veramente all’anno zero delle politiche occupazionali, delle strategie di sviluppo dei settori chiave per la regione, ossia l’agricoltura, l’artigianato e la piccola industria. Continuiamo, invece, a difendere un’autonomia regionale che ha solo creato un nugolo di persone poco competenti e spocchiose che siedono nei posti chiave ai quali spesso non hanno avuto accesso per merito. E’ questo che si vuole? E allora è meglio chiudere il Molise a chiave e buttare quest’ultima!

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