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Frattura e Ruta espressione della stessa medaglia arrugginita del centro-sinistra

 

La politica nel Molise: mortificata nelle idee e soprattutto negli uomini. I partiti che hanno una storia alle spalle sono in disfacimento e nei movimenti che si appellano al popolo circola una buona dose di qualunquismo dal che, in occasione della formazione delle liste elettorali per il rinnovo della presidenza e del consiglio regionali, vengono a galla le magagne, le in sufficienze, le incompetenze; emerge ancora più deleterio sotto il profilo etico e morale il personalismo, espressione, questo, di un egocentrismo fuori luogo, velleitario, quanto, e soprattutto, improbabile. La raccolta dei candidati al Parlamento proposti alle urne, ha dato la misura, su scala nazionale, del decadimento della politica, della sua lontananza dal corpo vivo e sofferente della società civile, aprendo la porta al movimentismo dei Cinque Stelle e al sovranismo della Lega, elevandoli a sintesi del cambiamento e del rinnovamento. Sarà. A dirlo saranno i giorni prossimi a venire. Intanto gli uomini politici (leader e presunti tali) delle forze storiche e tradizionali sono stati degradati, passati alle retrovie; alcuno a meditare del danno della sua presunzione e altro a considerare il peso degli anni e la decadenza mentale un processo irreversibile anche per i cultori del lifting e per gli affabulatori. Saranno centinaia i nuovi deputati e I nuovi senatori al Parlamento a testimoniare una “rivoluzione” i cui connotati, purtroppo, non sono definiti né comprensibili, trattandosi per lo più di neofiti ed espressione estemporanea della società civile. L’eccezione, costituita dalla riproposizione di personaggi politici di lungo corso e di analizzata e comprovata capacità a governare, conferma la regola. Il capitolo delle elezioni nazionali è ormai un capitolo chiuso. Nel Molise però l’abbrivo è ancora in atto, muove le segreterie politiche, alimenta il movimentismo, carica l’egocentrismo, sollecita il personalismo. Se ne stanno vedendo di tutti colori, e un solo comune denominatore: l’assenza di personalità che possano dare dignità vera alla politica, che siano realmente rappresentative di una storia (non solo personale), di una idea (di società), di  un progetto di sviluppo (non solo economico). I tentativi di arrivare ad una ipotesi del genere nel centrodestra si sono manifestati intorno alla figura del magistrato Enzo Di Giacomo, prima che questi però si rendesse conto che la committenza politica che lo sollecitava non era affidabile per coesione e per coerenza. Nel centrosinistra (che di sinistra, dopo aver sperimentato per cinque anni il renzismo in sedicesimo del liberale storico Frattura, non ha assolutamente nulla) è stata tentata la carta magica di Antonio Di Pietro, al quale sia Frattura che Ruta gli hanno riconosciuto la priorità politica e il carisma personale agli occhi della parte del popolo molisano che ha ancora reminiscenze della stagione di Mani Pulite, facendo un passo indietro ma per tornare vicendevolmente protagonisti non appena Di Pietro, fiutato l’ambiente, ha rifiutato la proposta. In entrambi i casi, la politica molisana e coloro che la vivono e la governano in costante chiave utilitaristica e del tutto privi di idee, di programmi e di progetti, ha rimestato se stessa e la sua improbabile classe dirigente, passata ampiamente all’esame della coscienza collettiva con accenti fortemente critici ma talmente arrogante e piena di sé da ritenersi ancora presentabile, per nulla avvertita del fenomeno 5 Stelle e della lievitazione della Lega. Per cui alla presidenza della giunta regionale (fatta salva la candidatura di  Greco per le 5 Stelle, con l’effetto sorpresa)  concorrono una estroversa riparatoria per assenza di alternativa (Donato Toma), e due figure espressione della stessa medaglia arrugginita (lo pseudo centro-sinistra di fattura renziana): Paolo Di laura Frattura (per quel centro-sinistra) e Roberto Ruta per ciò che si propone la nuova sinistra (Liberi e Uguali, Sinistra Italiana, Potere al Popolo). Ciò che colpisce l’osservatore in questo fritto misto è l’assenza di qualsiasi sprazzo di memoria storica e di coscienza politica, altrimenti il centrodestra non avrebbe dimenticato Antonio Chieffo e il centro-sinistra (realmente tale, però) personaggi che alla sinistra moderata e riformista (Arturo Messere) e alla sinistra/sinistra (Domenico Di Lisa) hanno dato lustro e dignità. Che da tempo non sono più titolo di merito, se non per sfoltire le fila e immiserire le proposte.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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