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Frattura: “La nostra risposta sanitaria alla chiusura di neurochirurgia”

“Tutte le attività di neurochirurgia saranno conservate in Molise secondo un modello che, nel rispetto degli standard ministeriali, garantirà condizioni di maggiore sicurezza al paziente e agli operatori sanitari con un aumento della qualità degli interventi sia in regime ordinario sia in quello di emergenza”. Parte da qui il presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, commissario ad acta per la sanità, per spiegare la nuova organizzazione che prevede la futura disattivazione dell’Unità operativa complessa di neurochirurgia presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso.  “Attraverso la struttura complessa delle reti tempo-dipendenti – assicura –, il nostro Servizio sanitario regionale sarà nelle condizioni di affrontare le emergenze relative al trauma maggiore, al trauma cranico e all’ictus emorragico. A Campobasso i tre neurochirurghi oggi operativi rientreranno nell’organico del reparto di ortopedia: la loro presenza garantirà di intervenire sulle patologie della colonna, gestire insieme ai neurologi le emergenze neurologiche e contribuire alla gestione della rete del trauma nell’Hub. Abbiamo costruito così il percorso di risposta sanitaria che accompagna la disattivazione di neurochirurgia presso l’ospedale di Campobasso”.  Nell’Atto aziendale Asrem, che prevede le reti delle emergenze tempo-dipendenti, tra cui la rete per il trauma, il Cardarelli è indicato quale Centro trauma, dove far convergere i traumi maggiori. “Contestualmente – precisa il presidente –, il documento delinea la necessità di disegnare le reti tempo dipendenti, compresa quella per la gestione del trauma, in virtù delle peculiarità del Molise e della presenza dell’Ircss Neuromed sede di alta specialità nelle neuroscienze. A breve definiremo i protocolli operativi con l’Istituto convenzionato di Pozzilli per la gestione dei trasferimenti dei pazienti con patologie neurochirurgiche o traumi cranici che necessitino di competenze neurochirurgiche”.  Per Frattura così “da una parte, diamo riscontro al decreto ministeriale 70 del 2015 che prevede, in virtù degli standard di sicurezza operativa degli ospedali, una struttura di neurochirurgia ogni 600 mila/1 milione di abitanti, dall’altra garantiamo ai cittadini e agli operatori reali e concrete condizioni di sicurezza e appropriatezza, l’obiettivo principale della nostra riorganizzazione”.  “Gli accordi di confine, obbligatori per legge, li definiremo con i Dea di 2° livello per la gestione di tutti i casi non direttamente gestibili a Campobasso o in Neuromed”, conclude.

 

Di Giuseppe Saluppo

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