Home / Politica / Fondazione “Molise Cultura”, fatta fuori la consigliera delegata

Fondazione “Molise Cultura”, fatta fuori la consigliera delegata

La Fondazione “Molise Cultura” è stata costituita con atto notarile e con decreto del presidente della Regione il 28 dicembre 2009 per occuparsi di promuovere, organizzare, sostenere, coordinare e valorizzare le iniziative culturali, musicali, e di spettacolo realizzate nel territorio regionale. Per i primi anni, fintanto ha governato Michele Iorio – il quale la Fondazione l’ha voluta per quegli scopi e per rimuovere una realtà in cui sul versante culturale il maggiore ente territoriale era latitante, rapsodico e inconcludente –  è stata rigidamente nel solco dello statuto e in materia musicale aveva creato per la prima volta nella storia del Molise un’orchestra stabile con i migliori musicisti locali e un cartellone di alto profilo. Quindi è subentrato Paolo di Laura Frattura che la Fondazione l’ha rivoltata ad uso degli scopi politici personali e della maggioranza di centrosinistra e con furia iconoclasta ha cancellato l’orchestra stabile dando un segnale chiaro della sensibilità con cui sarebbe successivamente intervenuto a rendere quella realtà innovativa, uno strumento passivo della volontà politica regionale. Con suo decreto del 6 maggio 2014 sono state approvate  modifiche allo Statuto perché fosse reso maggiormente assoggettato alla giunta regionale,  e con altro decreto presidenziale, pochi giorni dopo (il 12 maggio 20124), “Molise Cultura” ha inglobato la Fondazione “Teatro Savoia”, riservando un posto in consiglio d’amministrazione ad un rappresentante indicato dalla Provincia di Campobasso. Altri interventi modificativi inoltre hanno introdotto la figura del consigliere delegato, con l’intenzione di velocizzare il dettato della Regione alla sua “creatura” che frattanto, tra interventi e modifiche, aveva perso l’orientamento svilendo nei fatti, nelle scelte programmatiche e nelle spese stratosferiche (80 mila euro ad una società di Roma che cura la regolarità e la sottoscrizione dei contratti e dei pagamenti, roba che chiunque contabile o ragioniere  – e la Fondazione ha l’uno e l’altro – è in grado di assicurare) la propria immagine, e con la insorta diatriba con il direttore generale privato delle mansioni, ma presente ad una delle scrivanie della Fondazione a rivendicare diritti contrattuali e ristoro economico (che peraltro con una transazione bonaria gli sono stati riconosciuti). Abbiamo scritto in altra occasione che la realtà tra le mura della Fondazione, per mano degli interventi della Regione e delle modifiche statutarie, è stata resa composita, parcellizzata, con diverse diramazioni amministrative e gestionali riferite per lo più alla presidenza della giunta e della giunta stessa. La declassificazione della direzione generale ha generato la figura del consigliere delegato col compito di affiancare la presidenza e farsi carico di gran parte (se non tutte) delle mansioni e delle funzioni della direzione dismessa: situazione che avrebbe dovuto manifestare dinamicità, tempestività, sinergia, ma nei fatti,  ha invece generato contrasti, invidie, contrapposizioni (occulte e palesi); un progressivo avvelenamento dell’ambiente e un progressivo abbassamento dell’attività istituzionale (AAA cercasi programmi e attività!).  La presenza fisica nella Fondazione del dismesso direttore generale e una sua possibile influenza sulla parte operativa della struttura probabilmente non sono estranei al deterioramento ambientale che si è determinato e al rallentamento dell’attività istituzionale. Sta di fatto che la presidenza della Fondazione, cui la figura del consigliere delegato non era mai stata gradita (e meno che mai al direttore generale dismesso, ma presente e condizionante all’interno della Fondazione), ha preso il toro per le corna, ossia ha convocato il consiglio d’amministrazione ed ha deliberato  di modificare nuovamente lo Statuto per ovviare alle “ormai quotidiane problematiche create dall’attuale modello di governance, che all’interno della complessiva organizzazione della Fondazione, con continue ed immotivate sovrapposizioni, determina confusione nelle competenze e nelle responsabilità”. Aperta ammissione di  caos amministrativo e gestionale. Denuncia di inefficienza, incompetenza e strumentalità della politica regionale nel delicatissimo comparto della cultura. Clamoroso fallimento. Da qui, da questo quadro deformato della Fondazione “politicizzata”, è scaturita la proposta  che prevede un consiglio di amministrazione “classico” (un presidente e due consiglieri) e, soprattutto, la eliminazione della figura del consigliere delegato. La proposta è stata inviata alla giunta regionale per la preventiva approvazione. La giunta regionale, il 19 febbraio 2018 (delibera 83), l’ha approvata così come era stata suggerita.

P.S. – Voce dal sen fuggita: la modifica potrebbe essere stata suggerita dal dismesso direttore generale (ma presente nella Fondazione a rivendicare diritti e ristoro economico che gli sono stati peraltro riconosciuti con un contratto di dipendente apicale della Fondazione: uno scorno per Frattura e l’intera Regione Molise), e fatta propria dalla presidenza della Fondazione che del direttore ha sempre avuto grande considerazione.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

In Consiglio regionale, rendiconto e assestamento

Un Consiglio regionale alle prese con i rendiconti finanziari del 2017, dell’assestamento di bilancio per …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*