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Figli e figliastri alla Regione Molise

E’ un dato di fatto: la dirigenza regionale sul piano economico  è sempre  al riparo da contestazioni, eccezioni, rilievi o quant’altro possa ritardare o mettere in discussione gli importi degli emolumenti che annualmente portano a casa, e sono cifre di centinaia di migliaia di euro. Seguono a ruota i dipendenti cosiddetti direttivi (categoria D), che sul piano dei vantaggi economici forse vantano anche qualche punto in più, seppure con il dubbio, mai risolto, sulla legittima applicazione della “Legge Quadri”. I Grillini di Palazzo D’Aimmo, Manzo e Federico, hanno provato a sollevare formalmente il caso, ma si sono dovuti arrendere alle pressioni politiche e ai richiami di opportunità che gli sono arrivati da Destra, da Sinistra e dal Centro.

Il personale è un serbatoio elettorale, e come tale va considerato e salvaguardato. Restano pertanto intangibili i dirigenti e gli eccessi (retributivi) della “Legge Quadri” e, con essa, la convinzione, tra il personale direttivo (fascia D), di essere dei privilegiati intoccabili, ancorché i più numerosi. Pertanto, si ritengono una forza in grado di condizionare anche i diritti altrui (il pagamento della produttività dell’anno 2015 in favore delle categorie A, B e C). Una pretesa emersa l’11 maggio 2016 al tavolo di contrattazione delle risorse economiche dell’anno 2015, trascritta  a verbale. Questa faccenda di una parte del personale che impedisce ad altra parte di ottenere ciò che le spetta,  è finita in consiglio regionale per iniziativa dei consiglieri Monaco, Ioffredi, Micone, Niro, Ciocca, Sabusco e Parpiglia, con un ordine del giorno  che impegna il presidente della giunta  a fare in modo che le risorse economiche per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività relative all’anno 2015 non vadano all’istituto delle Progressioni Economiche Orizzontali  (Peo) richiesto dal personale direttivo, in consideraazione, tra l’altro, dell’assenza dei presupposti che legittimano l’attivazione di quell’istituto contrattuale”. In altri termini, l’ordine del giorno impegna il presidente della giunta regionale a garantire personale delle fasce A, B e C , le somme maturate e a loro spettanti della produttività dell’anno precedente.

Non era mai capitato prima che si arrivasse al mese di ottobre senza che le percepissero. La discriminazione è palese,  ed altrettanto lo é la necessità di eliminarla, come  del resto il consiglio regionale ha chiesto a Frattura, approvando, all’unanimità, l’ordine del giorno dei consiglieri Monaco, Ioffredi, Micone, Niro, Ciocca, Sabusco e Parpiglia. Al presidente, per sovrappiù, in merito  alla produttività,  è stato fatto notare che ai dipendenti della fascia D, già destinatari della scandalosa “Legge Quadri”, la quota di produttività che gli spettava è stata interamente versata. Finora però non s’è mossa foglia. Il presidente Frattura, nonostante l’invito unanime del consiglio, ha lasciato la questione in sospeso, tant’è che i dipendenti delle fasce A, B  C ancora non percepiscono la produttività del 2015, e i dipendenti della fascia D sono tuttora autorizzati a pensare che ai vantaggi della “Legge Quadri”  possano aggiungere anche la Progressione economica orizzontane (Peo), quantunque in assenza del Contratto integrativo decentrato (Cid) e dei  prescritti criteri selettivi. Un ennesima prevaricazione. Lo stallo in cui è finita la questione, equivale alla sottomissione di un veto. Contro il quale, ribadiamo, il consiglio regionale ha preso posizione sollecitando chi di dovere ad evitare che le somme accantonate per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività dell’anno 2015, non vadano all’istituto delle Progressioni economiche orizzontali, ma destinate ai legittimi istituti contrattuali delle fasce A,B e C per la produttività. Se il consiglio regionale non ha la forza di vedere applicato un diritto negato, sarà che nel Molise il potere del presidente e dei dipendenti della fascia D, di fatto, è strapotere.

 

Dardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Dardo

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