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“Fermo pesca, ancora senza soldi”

Dal 26 agosto all’8 ottobre prossimo le imprese di pesca da San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) a Termoli si fermeranno, sei settimane di “fermo obbligatorio, di cui quattro forse retribuite”. Basso Cannarsa, presidente di Ma.Mol.Ab, la Rete di imprese di pesca del Medio Adriatico, denuncia: “le imprese ittiche sono allo stremo e adesso arriva anche il periodo del fermo pesca”.

“Ultima settimana di pesca. Mancano solo 4 giorni di lavoro per le imprese di pesca operanti tra San Benedetto del Tronto e Termoli. Dal 26 agosto 2017 si fermeranno fino all’8 ottobre. Sei settimane di fermo obbligatorio, di cui quattro forse retribuite. “Gli armatori si accingono a fermarsi per il terzo anno consecutivo senza veder nessun soldo né per i marittimi né per le imprese” dichiara Cannarsa, e soprattutto “nonostante non sia stato pagato il fermo pesca 2015”. “Ancora una volta il fermo inizia in un contesto in cui il nostro mare è privo di pesce. Mentre alle imprese italiane vengono sempre più ridotte sia le giornate sia le zone di pesca, a quelle della Croazia è consentito di pescare anche sabato e domenica, dando la possibilità di rifornire i mercati italiani dal lunedì mattina quando i motopescherecci italiani prendono il largo con i mercati già sazi”.

Per Cannarsa una situazione “davvero insostenibile”. Per il presidente di Mamolab “occorre cambiare sistema di gestione per la tutela della risorsa biologica marina e la salvaguardia degli stock ittici”, quindi i produttori della pesca, dichiara, “si rendono pienamente disponibili a collaborare con gli organi competenti per lavorare, insieme alla ricerca scientifica, a un sistema che non si basi più sul sostentamento economico della Comunità Europea che si è consapevoli non è più sostenibile, ma su una gestione diversa che garantisca il ripopolamento delle specie e la salvaguardia delle imprese. La cassa integrazione è sparita, lasciando posto ad un indennizzo di 30 € lordi al giorno, senza una espressa previsione sugli oneri contributivi, senza un preciso meccanismo di erogazione”.

Di Giuseppe Saluppo

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