Home / Territorio / “Facciamo nascere il Parco  regionale dell’Alto Molise”

“Facciamo nascere il Parco  regionale dell’Alto Molise”

Tra le proposte, le considerazioni e le valutazioni più interessanti scaturite nel corso del convegno “Strategia nazionale delle aree interne e servizi eco sistemici” tenuto a Castel del Giudice con la partecipazione del delegato alle aree interne per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enrico Borghi, e dei rappresentanti dell’Università del Molise e del Centro di ricerca Aria (Aree interne Appennini), va segnalata la creazione di un parco regionale in Alto Molise, “che nasca dalla determinazione delle comunità locali”. Idea da molto tempo in incubazione, che potrebbe trovare maggiori sollecitazione e determinazione proprio sulla scorta di quanto è stato detto e dimostrato al convegno. Il dibattito e il confronto hanno arricchito la giornata di altri significativi contenuti centrati sulla salvaguardia dell’ambiente, sulla valorizzazione della biodiversità, sullo sviluppo delle aree interne, sul ruolo e la vitalità dei piccoli comuni. Castel del Giudice, tra questi, ha già maturato esperienze sul come e sul dove e sul perché bisogna puntare sulle risorse naturali. Il sindaco Lino Gentile, facendo riferimento al meleto del paese ha comunicato che le mele biologiche del luogo “finiscono nella più grande azienda di succhi di frutta di Monaco di Baviera. Questo perché a Monaco sono rimasti colpiti dalla purezza dell’acqua che arriva da Capracotta. L’acqua, così come altre risorse naturali, sono un valore aggiunto per il nostro territorio. Bisogna trovare la capacità innovativa per renderle fonte di sviluppo». Rossano Pazzagli, direttore del Centro Aria, ha coordinato la tavola rotonda tra i sindaci che stanno gestendo progetti relativi alla Strategia nazionale delle aree interne: il sindaco di Spinete Andrea Romano il progetto pilota del Matese; Salvatore D’Amico, primo cittadino di Jelsi, il progetto per il Fortore; Linda Marcovecchio, vicesindaco di Agnone per l’area Alto e Medio Sannio, e Marisa Margiotta, sindaco di Castel San Vincenzo per l’area delle Mainarde. Dal confronto è venuta fuori l’esigenza di uscire dalla logica dell’assistenzialismo, snellire la burocrazia, puntare al risanamento dei centri storici per rimettere in moto l’economia, abbattere i campanilismi per creare forme di solidarietà tra i comuni, detassare i piccoli territori. Particolare attenzione è stata posta sulla necessità che tutte le scelte, i progetti, le iniziative e le realizzazioni abbiano il conforto della partecipazione delle popolazioni locali, rese o da rendere edotte sul valore dei servizi che la natura offre all’umanità: circa 145mila miliardi di dollari annui, rispetto ad un Pil globale di 80mila miliardi di dollari. Ad entrare nel merito è stato Davide Marino, docente di Contabilità ambientale e servizi ecosistemici del Centro di ricerca Aria, il quale ha evidenziato come gran parte dei servizi ecosistemici siano concentrati proprio nelle aree interne, «ma c’è la necessità di costruire comunità resilienti tra coloro che esercitano il governo del territorio», perché se da un lato c’è una grande offerta, deve esserci la capacità di trasformarla in nuovi consumi, a partire dalla consapevolezza delle comunità. Probabilmente, è questa una delle chiavi di volta della crescita delle aree interne. Le conclusioni sono state affidate a Enrico Borghi, che ha illustrato in sintesi le politiche del governo sullo sviluppo delle zone interne. Politiche che premiano le comunità che sanno rendersi protagoniste del processo di cambiamento, che sanno fare innovazione e cooperare. Ha inoltre evidenziato l’importanza di formare la classe dirigente, ha ribadito i vantaggi della legge sui Piccoli Comuni e del decreto del Sud che genera risposte a sostegno dell’imprenditoria, oltre alla normativa sulla Green Community: «una grande idea per far spendere le risorse in modo che il territorio abbia la capacità per camminare con le proprie gambe». Altro dato saliente: l’assenza dei politici e dei politicanti.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

Infermieri, uno ogni 13 pazienti

In Italia mancano almeno 53mila infermieri e chi presta servizio si trova ad assistere in …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*