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Ex Zuccherificio, lavoratori in mezzo alla strada

“I nuovi amministratori regionali devono trovare una soluzione immediata, ai problemi degli ex lavoratori dello Zuccherificio di Termoli,  se vogliono evitare che 69 famiglie restino senza reddito”. Si legge, così, in una nota dei lavoratori dell’ex impianto saccarifero di Termoli chiuso nel dicembre del 2016. “Quindi – scrivono i lavoratori nella lettera – è cominciata la fase, forse più spietata e crudele, che ha illuso le maestranze, quella della promessa ricollocazione. Malgrado le continue dichiarazioni della vecchia gestione regionale, abilissima nel far chiudere una partecipata – sottolineano nella lettera –  nessuno dei 69 dipendenti, ma nei tempi passati quelli che lavoravano e vivevano con lo Zuccherificio erano varie centinaia, è riuscito a trovare una ricollocazione utilizzando i canali messi a disposizione dalle iniziative fatte a livello regionale. Pochi, e solo con le loro forze, hanno trovato una alternativa lavorativa, quasi sempre precaria e non certo definitiva, malgrado i comunicati ufficiali che danno gli ex dipendenti in gran parte ricollocati. La parte più vergognosa della vicenda – chiudono i lavoratori – è sicuramente quella relativa al bando fantasma, che doveva utilizzare gli ex dipendenti nei Comuni, pura e semplice campagna elettorale, fatta da candidati spregiudicati”. A giorni, il primo gruppo degli ex lavoratori terminerà la mobilità e si ritroverà senza reddito e spesso con una famiglia a carico, senza nessun’altra risorsa economica. Da qui, il richiamo alla nuova classe politica regionale perché vengano messi in campo i progetti di pubblica utilità.

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. E’ una cosa ignominiosa ed inqualificabile! E la politica che cosa fa? Ci pensa? Ha bisogno di un disegno esplicativo? Solo pochissimi lavoratori sono stati riconvertiti in altre aziende, e gli altri? Verranno spesati dai nostri assessori e consiglieri regionali? Problemi economici non ce ne sarebbero, d’altronde…

  2. Preciso che quei POCHI che si sono riconvertiti altrove lo hanno fatto solo per meriti propri. La Regione NON HA MOSSO UN DITO! Già la vicenda è di per sé anomala perché il sito avrebbe potuto evitare la chiusura puntando su una parziale riconversione e sulla diversificazione del prodotto, poi ci mettiamo anche queste imperdonabili inadempienze: e’ la fine. Ringraziamo vivamente tutti coloro i quali, senza alcuna conoscenza manageriale né tantomeno spirito imprenditoriale, hanno tanto voluto le partecipate. La faccia sotto la sabbia dovreste mettere!

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