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Ex Ariston, il Consiglio di Stato dà torto al Comune

E, così, a conclusione arriva la vicenda ex Ariston di Campobasso. Il Consiglio di Stato, infatti, ha ritenuto pienamente legittima la posizione della proprietà della struttura di via Cardarelli di abbattimento della struttura e la costruzione di un nuovo fabbricato. Il Comune di Campobasso si era opposto a tale costruzione rigettando, anche, la proposta di acquisto dell’immobile formulata dalla proprietà dell’ex Ariston. Inanellando un contenzioso giuridico-amministrativo che, ora, il Consiglio di Stato ha risolto. Per i giudici, infatti, dopo avere ritenuto in parte inammissibile e in parte infondato il ricorso del Codacons, ha anche respinto l’appello del Comune di Campobasso e del Ministero per i Beni Culturali. Il collegio giudicante ha dichiarato che l’Ariston, pur essendo stato realizzato negli anni Cinquanta, non si può considerare una testimonianza storica dell’architettura di epoca fascista ma rappresenta solo l’elaborazione progettuale e la realizzazione imitativa di quella architettura. Dunque, non può essere posto alcun vincolo storico e architettonico. In sintesi: “è infondato l’interesse culturale” e “il valore storico” dell’ex Ariston.  L’edificio ha subito numerosi rimaneggiamenti e ristrutturazioni che ne hanno modificato profili e struttura” e che negli ultimi anni “ha patito un grave degrado a causa della non funzionalità e dell’incuria tanto che le caratteristiche originarie del progetto sono andate pressoché perdute”.  Una vera e propria ‘mazzata’ sul Comune di Campobasso e sull’assessorato all’Urbanistica. Del resto, a seguito già della decisione del Tar Molise, erano state chieste le dimissioni dell’assessore al ramo, Bibiana Chierchia. Ora, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, alla quale seguirà, sicuramente, la richiesta di risarcimento danni, si apre, anche, una questione politica. Perché, e lo abbiamo scritto in tante occasioni, il Comune ha inteso seguire questa strada mentre si sta costruendo anche su terreni non propriamente felici dal punto di vista urbanistico? Perché, dopo il diniego all’acquisto è stato impedito ai proprietari dell’immobile di costruirvi altro? Perché, si è preferito lasciare quel rudere in piedi con evidente pericolosità per i cittadini? Troppi perché che nemmeno la maggioranza del Consiglio comunale di Campobasso ha voluto risolvere preferendo la strada dell’appoggio incondizionato alle scelte della struttura e dell’assessorato. Ora, dinanzi alla sentenza del Consiglio di stato, si è tutti responsabili, politicamente, di quanto accaduto. E le determinazioni politiche dovrebbero essere di conseguenza

Di Giuseppe Saluppo

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5 commenti

  1. Vorrei sapere perché ci sono a stento 1500 firme a favore della petizione volta a salvarlo e presente su http://www.change.org. Può venire anche il Presidente della Repubblica, ma i campobassani non si sconquassano. Popolo di apatici. Ecco perché le cose vanno male in questa città…

  2. A parte l’angolo stondato fatto forse anche per una questione di appoggio a un terreno scosceso non mi sembra un eccezionale esempio architettonico,forse per qualcuno è legato a questioni di ricordi personali ,potrebbe magari preoccupare il pensiero di non sapere con cosa e in quale stile sarà realizzato ciò che andrà a sostituire questa costruzione

    • Arianna Di Biase

      Che cosa vuole che vi costruiscano, Emanuela? La solita palazzina residenziale, tra l’altro in una città che si spopola sempre più. L’ennesima prova di scelte che definire sbagliate e’ eufemistico…

  3. Giacomo Iacobucci

    Non ha ALCUN senso costruire una palazzina ad uso residenziale al posto dell’Ariston, primo perché non ce n’è bisogno (ci sono tanti appartamenti sfitti e lasciati andare nella zona), in secondo luogo perché è giusto e sacrosanto che il centro abbia un cinema nonché centro congressi o teatro. Voi mi direte: ma c’è il Savoia! A parte che quest’ultimo è ormai utilizzato solo come teatro o sala da concerto, è inadeguato per tutta la gente che abita in centro e che, non volendosi spostare fino al Maestoso, vuol godersi un film in santa pace. In ogni caso -come avviene di norma in altre città italiane- la struttura va ripensata come centro multi-culturale, dove proiettare film, tenere concerti, saggi di danza, opere teatrali di forte richiamo che hanno bisogno di più posti di quelli del Savoia, conferenze. Il centro è già abbandonato a se stesso per altri motivi, se poi lo priviamo di una struttura culturale, abbiamo fatto la frittata.

  4. Carlotta Immobile

    Per fortuna il TAR ha detto che non si può colare altro cemento al posto dell’ex cinema-teatro: a questo punto, lo si ristrutturi, se ne recuperi la destinazione d’uso d’un tempo con qualche integrazione (area conferenze) e si faccia una cordata di investitori che voglia bene alla struttura, e quindi alla città.
    Possibile che i pochi imprenditori cittadini, che guidano aziende di tutto rispetto, non possano intervenire in merito??
    Sono appena tornata da Scottsdale (Arizona, USA): un imprenditore del posto ha sovvenzionato in toto la costruzione di una piazza. Imparate, gente, imparate…

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