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   Evviva, in Molise nessun ferito con i botti

di sergio genovese

 

Per restare in tema, se non siamo in clima di dichiarazioni “scoppiettanti” poco ci manca. La stampa regionale ha messo in risalto che nelle sale di accoglienza dei nostri ospedali, non ci sono stati ricoveri per feriti da polveri da sparo. Certo che è una buona notizia ! Nel resto dello stivale i feriti appaiono  in regresso, solo un paio di centinaia e non ci sono stati morti!  Se non sono stato distratto, nessuno per Campobasso, ha posto in evidenza che c’era una ordinanza che in tanti non hanno rispettato o fatto rispettare, altro che storie. Al di là del fatto, assai discutibile, che  per certe dinamiche non proprio esistenziali, ci dividiamo, come al solito,  in guelfi e  ghibellini:  cioè a favore dei botti o contro,  al lettore sembra plausibile che difronte ad una “imposizione” di legge, con una leggiadria disarmante, in tanti si sono sentiti di essere fuori dalla legge stessa? Persino i preti  sono stati dall’altra parte. E’ il segno inequivocabile di come siamo finiti in basso dal punto di vista civico. Il giorno dell’ultimo dell’anno ( cioè il giorno in cui l’ordinanza entrava in azione) si sono allestite di qua e di là bancarelle che liberamente hanno venduto tric trac e cipolle mentre l’ordinanza imponeva il controllo anche a tutte le forze dell’ordine. Il mio non è un accanimento contro coloro che se non lanciano qualcosa in alto o in basso che possa  lesionare i timpani del vicino di casa pensano di non iniziare bene l’anno. Parimenti neanche voglio lanciare feroci strali a chi, con la cipolla orgogliosamente innescata, ha fatto morire di spavento gatti, cani e volatili.  Ognuno si comporta in coerenza con la consistenza della sua materia grigia. Il tema è il non rispetto della legge perché in fondo  stiamo arrivando al punto che rispondiamo solo alla legge che ci facciamo o interpretiamo  da soli. Quante persone hanno ragionato su questo versante? Poche, molte? E quante persone partono dall’assunto che il rispetto di una legge, nel nostro caso un’ordinanza, è un principio che deve rispondere ad un criterio assoluto e non relativo? Forse tratto una materia per persone fuori corso o fuori tempo?  Anche il Sindaco Battista a cui andava dato il plauso per la profondità civica  dell’ordinanza citata, in qualche intervista dell’ultima ora, mi è sembrato più relativo che assoluto. Sembrava quasi volesse incoraggiare qualcuno a non farsi vedere. Spero di sbagliare, anzi mi sbaglio. Ma rallegriamoci sul serio che non si siano medicate ferite negli ospedali. La ferita civica sul nostro non senso di stare insieme è una patologia per persone fuori corso e fuori tempo…

Di Giuseppe Saluppo

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