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Esce Pasquale Colarusso ed entra Federico Sarli

 

 

Il 27 ottobre,  in prima convocazione; il 31, se necessario, in seconda. Tornano in aula consiliare gli amministratori comunali con il loro carico di interrogazioni, interpellanze, ordini del giorno e mozioni, come di prammatica. E il solito striminzito, oltre che di scarsa incidenza, elenco di argomenti su cui deliberare: Surrogazione del consigliere Coralbo in seno alla settima commissione consiliare permanente all’Urbanistica; Integrazione dell’articolo 1 dello statuto comunale per affermare la contrarietà di Campobasso a tutte le forme di dipendenza patologica, e la istituzionalizzazione  della rievocazione storica della pace tra i Crociati e i Trinitari. Chiunque, estraneo alla realtà campobassana, che leggesse questo ordine del giorno del consiglio comunale del capoluogo del Molise, sarebbe indotto a pensare di essere nella città di Bengodi, avulsa da problemi contingenti o strutturali, e per questo alle prese provvedimenti di prevalentemente culturali. A saperla, invece, la realtà! Comunque, con tutti i suoi limiti argomentativi, sarà un consiglio con qualche spunto politico, su cui non potrebbe essere estranea anche la polemica. Nel caso, la offrirebbero due surrogazioni: quella del consigliere Pasquale Colarusso,  che per un qui-pro-quo nel corso della sindacatura di Gino di Bartolomeo ha incassato compensi oltre il dovuto e per questo chiamato a restituire il di più e, di conseguenza, a dimettersi (lo sostituisce Federico Sarli); e la surrogazione di Michele Coralbo, ingegnere, da membro della commissione consiliare permanente all’Urbanistica (probabilmente per evitare conflitti d’intereresse o per contrarietà al modo con cui quella commissione procede). Nell’un caso e nell’altro, la componente politica (diretta o di riflesso) è presente e, come tale, facilmente manipolabile in un confronto dialettico pro o contro le motivazioni che quelle surrogazioni hanno generato. L’ingresso di Sarli ricompone il gruppo dei Popolari per l’Italia che Colarusso aveva politicamente svilito, associandosi ad Elio Madonna, e che Sabino Iafigliola aveva abbandonato per “incomunicabilità” per poi trasferirsi al gruppo misto. Colarusso è out; Iafigliola potrebbe motivarsi a tornare, per riprendere il dialogo dal gruppo originario, con gli  altri gruppi. Sono queste vicende politico/personali, quando accadono, a rendere meno insipide le giornate comunali e le sedute consiliari. Perché, diversamente, bisogna andare col periscopio a cercate nelle interrogazioni, nelle interpellanze, negli ordini del giorno e nelle mozioni un argomento che abbia un contenuto su cui soffermarsi. E col periscopio, tra le interrogazioni, vanno segnalate quelle del consigliere Cretella, che denuncia al presenza di eternit ai capannoni di Cacciapesce, e di Praitano, che intende indagare sul contratto di gestione del riscaldamento degli edifici comunali e sulla fornitura di energia (argomento di rilevante attualità in rapporto alle norme che regolano il consumo energetico negli edifici pubblici) . Tra le interpellanze  spicca quella a firma di Gravina che, se posta nei giusti termini, con le giuste osservazioni, e i giusti rilievi, offre al consiglio l’occasione per porsi di fronte alla più irriverente turlupinatura della Regione Molise nei confronti della città:  la sede regionale sul sedime dell’ex albergo Roxy e su parte del terreno dell’ex campo sportivo Romagnoli. Il perdurare del silenzio dell’amministrazione comunale,  titolare della gestione del territorio, equivarrebbe a una dichiarazione di sottomissione e di vassallaggio verso la Regione, e di disinteresse per le sorti della città , della sua funzione di centro direzionale e del suo sviluppo socio/economico. Tra gli ordini del giorno si fa notare l’iniziativa dei consiglieri di minoranza Pilone e Cancellario che, superando le questioni locali, pone il problema dei lavoratori e dello Zuccherificio di Guglionesi. Non di meno di spessore urbanistico ed edilizio è la mozione dei consiglieri Praitano, Felice e Gravina sulla contorta e vessata questione relativa alla proposta di demolizione dell’ex Cinema Ariston e al suo posto la costruzione di abitazioni. Un modo come un altro, se vorranno i tre consiglieri, per srotolare la matassa che lega gli obbrobri e le contraddizioni con cui si concedono e si negano le autorizzazioni a costruire.

 

 

 

Dardo

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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