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Entro maggio 2017 Larino avrà il museo dei Frentani nel Parco archeologico dell’anfiteatro romano e di Villa Zappone

Alcuni interventi di tutela e valorizzazione dei siti archeologici e del patrimonio storico-artistico del Molise (Piano di Azione e Coesione – Aree di attrazione culturale), finanziati con le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2000-2006, portati a rendicontazione nel Programma operativo regionale 2007-2013, devono ancora concludersi. L’immagine di una Regione ritardataria continua a reiterarsi negli atti amministrativi da cui si rileva, appunto, come sia stato complicato il percorso relativo all’allestimento del Museo dei Frentani nel Parco Archeologico dell’Anfiteatro Romano e di Villa Zappone di Larino. Ci riempiamo la bocca dell’importanza dei reperti archeologici, delle testimonianze architettoniche, delle singolarità storiche e culturali che punteggiano il territorio molisano e però non ci indigniamo abbastanza nel prendere atto del tempo che trascorre dal finanziamento alla realizzazione delle opere, e del danno subito.

A dire il vero a non indignarsi sono gli amministratori e i dirigenti della Regione che si portano dietro  il cumulo di anni (decenni) sprecati, di finanziamenti non utilizzati, di opere non realizzate. Il caso di Larino è testimonianza inoppugnabile di una gestione poca accorta del progetto museale. E come quella, ce ne sono altre decine sparse nei vari rendiconti dei vari fondi europei. Dicono che ci sia un’autorità apposita per valutare il grado di efficienza della spesa regionale. Se c’è, deve essere  particolarmente magnanima. Sta di fatto che l’allestimento del Museo dei Frentani risulta tra gli interventi ancora pendenti, individuati dalla giunta regionale il 25 gennaio 2013 (delibera 67). Vale a dire circa 4 anni fa. Ma solo il 9 novembre scorso il direttore del Quarto dipartimento, Massimo Pillarella, è stato in grado di prendere atto dell’approvazione da parte del responsabile del procedimento, del nuovo quadro economico del progetto relativo al Museo, rideterminato il 14 gennaio 2016 in

441.632,28 euro e in un’economia riprogrammabile di 58.367,72. Mezzo milione in tutto di euro, per dare a Larino ciò che meritava di avere molti anni prima. Tra le cause del ritardo c’è anche l’erronea attribuzione di Ente attuatore dell’opera in capo al Comune. La direzione regionale del ministero dei Beni e delle attività culturali del Molise ha dovuto pertanto correggere il tiro  (lo ha fatto con una nota del 17 ottobre 2013), sottolineando che gli interventi che interessano siti e/o musei di esclusiva proprietà statale, l`Ente Attuatore deve essere la direzione regionale stessa. Ebbene, per cambiare l’Ente attuatore e per ricomporre il quadro economico, ci sono voluti la bellezza di circa 4 anni. Sono questi dettagli, questi rilievi, i residui non rimossi di un sistema regionale che non funziona secondo i canoni della tempestività e della ragionevolezza.

Può accadere (e accade), perché alla Regione Molise non sono stati attivati i meccanismi di controllo, il carico di lavoro e la tempistica. Tutti vanno a ruota libera, e nessuno risponde a nessuno di alcunché. Il Museo di Larino, se mai vedrà la luce,  non sarà prima del 10 maggio 2017, in corrispondenza del nuovo termine per la trasmissione da parte del segretariato regionale del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo del Molise, ex direzione regionale, della documentazione necessaria per la chiusura della concessione, come stabilito nel disciplinare allegato alla determinazione del direttore generale della giunta regionale il  25 agosto 2014. Ciò che non mancano al Molise sono i finanziamenti. Manca vistosamente la capacità di metterli a frutto.

 

 

 

 

 

Dardo

 

 

 

 

 

 

 

Di Dardo

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