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Emigrazione, una storia da non dimenticare

di Giuseppe Saluppo

Visitando la Mostra dell’Emigrazione alla Gil, ponendo lo sguardo su quei visi stanchi, di abbandono, di sradicamento pensavo ai giovani che vanno via oggi. Allora, quei viaggi portavano qualche rimessa per chi restava. E con queste rimesse si acquistavano terreni, case, mezzi agricoli, artigianali che hanno dato luogo a una fase di sviluppo di questo territorio. Poi, da venti anni a questa parte, tutto si è bloccato, arrestato. E’ venuta meno una classe dirigente e questa non la si forma per corrispondenza. Che ha fatto a gara per dimenticare tutto quanto poteva essere dimenticato, per bloccare tutto quanto poteva essere bloccato e per distruggere tutto quanto poteva essere distrutto.  Ed ecco, allora, le nuove partenze. Ma le rimesse, questa volta, sono da casa verso i figli emigrati. Mentre da noi restano solo i vecchi e i bambini (e neanche, visto che non ne se ne fanno più).E mi è venuta in mente una nuova discesa dei Mille. Ma non quelli di Garibaldi bensì Mille giovani molisani di talento che se ne sono andati e che appunto tornano a trasmettere più un’aria di mondo che un mondo di arie. Non è un pensiero simbolico, psicologicamente decisivo per mutare atteggiamento e predisporsi a un fruttuoso protagonismo. Orgoglio Molisano. Lo spero come “cittadino” di questa bella e sfortunata terra, perché -almeno- il diritto a sognare non me lo potrà negare nessuno!

Di Giuseppe Saluppo

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