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ELEZIONI COMUNALI: EVITATE I “PALLETTARI”

di Claudio De Luca

 

Molti giovani, ritenendosi alieni rispetto alle proprie Comunità, non riescono più ad avere consistenza politica quali individui. Una volta, nei Paesi della 20.a regione, quando si entrava in società (inserendosi appieno nell’ambiente in cui si era stati destinati a vivere), si veniva identificati e collocati al proprio posto con la semplice sottolineatura di un carattere distintivo (difetto o pregio che fosse), comunque tale da contraddistinguere per sempre quel soggetto. Talvolta era un soprannome di famiglia (oppure quello personale), sufficiente a classificare una persona ed a differenziarla quanto bastava per sentirsi visti e tenuti in conto dagli altri. Talaltra era l’avversione o il consenso, l’offerta d’amicizia o la rivalità, l’assunzione nel gruppo di frequentatori di un caffè, la partecipazione ad una piccola corporazione artigiana o il mestiere esercitato. Oggi capita che tutti si considerino uguali per il solo fatto di essere giovani; e che, mentre negli Anni ‘60, ci si finiva col distinguere magari per l’appartenenza ad un gruppo musicale (o più semplicemente per esserne un ‘aficionado’), al presente ci si vorrebbe distinguere buttandosi in politica, prendendo a militare con questo o con quell’altro schieramento forse per il solo gusto di sentirsi più importanti, sicuramente senza avere ancora metabolizzato le motivazioni della opzione effettuata. Purtroppo, in tal modo, sono in molti ad acquisire il marchio di “pallettari” che – nel gergo tennistico – indica quei giocatori che, non avendo idee né strategia, si limitano a rimandare la palla dall’altra parte della rete, così come viene (a pallonetto, smorzata, al centro o di lato), pur di continuare a restare in campo. Il “pallettaro” non è lì per vincere, ma è lì – tetràgono – solo per opporsi ottusamente ai colpi dell’avversario, con la stessa vivacità intellettuale di un muretto respingente. In conclusione, si tratta di un giocatore che si pone consapevolmente a rimorchio del ‘nemico’, capace solo di addentargli (metaforicamente) il polpaccio perché non avrebbe mai da rilanciare la palla se chi gli sta di fronte avesse a fermare il gioco per motivazioni improvvise.

In parole povere, vogliamo dire che, bene spesso, tanti nostri giovani, in luogo di darsi un programma frutto della propria ricerca, aspettano le mosse del “nemico” solo per rinfacciargliene gli effetti. L’altro aveva detto una cosa, loro gliela deformano, ma senza mai costruire alcunché. Spesso, sono ben pochi (e tra questi non sono assenti: quelli che manco intendono come vada gestito un condominio qual è un Comune; come debba essere composta la ricetta per una coerente politica delle entrate, senza di cui non si potrà giammai disporre una spesa, manco per sopperire a problemi di ordinaria amministrazione; e come vada considerata l’alleanza, o la convivenza, con gli altri). Se si oppone sempre un “no!” all’avversario (manifestandogli acrèdine), si agisce poco produttivamente. Per di più, da un punto di vista pratico, si finisce con l’incamminarsi lungo una “scorciatoia” poco idonea a raggranellare voti; cosicché di poi, alla sconfitta politica, finirebbe con l’aggiungersi quella personale. Al contrario, occorre avere una visione d’insieme ed una ‘leadership’ tale da potersene restare lontani dalle meschinità e dal pettegolezzo che – spesso – finiscono con il ritorcersi proprio contro chi li avesse alimentati. Insomma, la politica è come il melodramma: meglio assumere la parte dell’esuberante don Giovanni che quella della servetta maligna, con l’occhio sempre appiccicato al buco della serratura. Perciò, non basta nascondersi dietro l’usbergo di un simbolo per cominciare a trinciare giudizi sull’universo creato, nascondendosi nel “branco” degli adepti.

Ma perché mai accadrebbe tutto questo? Soltanto per lo smarrimento della coscienza di sé stessi, oppure perché si è perduto il valore del proprio significato individuale o perché, magari, l’individuo non è più di moda manco in terra di Molise? Non sarà perché troppi giovani hanno deciso che – da “grandi” –, non per servire il popolo quanto piuttosto per assicurarsi un avvenire, vorranno essere eletti amministratori regionali (o parlamentari) solo per percepire oltre 10mila euro al mese più l’uso della ‘credit-card’ e la corresponsione degli altri ‘benefit’ somministrati dall’ente (alla faccia dell’elettore-bue)?

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Purtroppo penso che lei abbia ragione altrimenti certi atteggiamenti non si spiegano e o si e ‘ riusciti a salire sul carro del vincitore chiunque esso sia o ci si mette di punta a sputare su tutto pur di avere visibilità…….

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