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ELECTION DAY E POLEMICHE

di Marco Saluppo

 

Per chi studia la materia senza paraocchi e senza coinvolgimenti politici e dietrologici di sorta, è d’obbligo fare una seria riflessione in merito al probabile slittamento delle elezioni regionali in Molise. Analizzando la questione, con distacco e senza partigianerie, bisogna innanzitutto ricordare che la decisione sull’election day spetta al Governo nazionale, così come è stato ribadito più volte sia da esponenti dell’esecutivo Gentiloni, che da innumerevoli organi di stampa. Dunque, se l’esecutivo avesse voluto accorpare il voto per le regioni a statuto ordinario lo avrebbe potuto fare in assoluta autonomia prima che il Presidente Mattarella provvedesse allo scioglimento delle camere. Ma questa ipotesi è stata scartata dal governo e dunque la palla è passata ai vari esecutivi regionali. Naturalmente bisogna ricordare, nonché sottolineare, in modo da non dare adito a polemiche promosse dai vari  dietrologi che il governo nazionale, anche se a guida Pd, non è soggetto a diktat provenienti dalla presidenza della Regione Molise, in quanto la nostra regione non gode di cotanto potere. Dunque, è altamente improbabile che tutto ciò sia stato deciso a tavolino, per indebolire e/o rafforzare chicchessia. Attenendoci ai fatti dobbiamo constatare che le intenzioni del governo erano quelle di lasciare piena autonomia alle varie regioni, così come è giusto che sia in un’ottica regionalista. Ma purtroppo tutto fa brodo in campagna elettorale.

Chiarito il primo punto, passiamo ad analizzare il tormentone del momento, ovvero la legge elettorale varata pochi mesi fa dalla Regione Molise. La nostra nuova legge elettorale presenta delle criticità, prima fra tutte il 10% stabilito come soglia di sbarramento per le coalizioni o liste singole non coalizzate, ciò, va ricordato, è già stato dichiarato illegittimo per la Regione Calabria. Criticità sollevate dal sottosegretario agli Interni e non da un segretario di partito, cosa che giova sempre ricordare per evitare di cadere in inutili dietrologie. Quindi, qualsiasi amministratore di buon senso prima di convocare nuove elezioni deve, e non dovrebbe, provvedere alla correzione di tale criticità, così da evitare uno esborso economico di molto maggiore rispetto al mancato election day. In quanto oltre alla convocazione di nuove elezioni, si disperderebbero altri soldi pubblici per via dei vari ricorsi, che naturalmente sarebbero addebitati ai cittadini. Eventualità che noi molisani conosciamo fin troppo bene e sappiamo cosa significa andare due volte al voto a stretto giro a causa di ricorsi e annullamenti di vario genere e natura e soprattutto sappiamo quantificarne i costi. Pertanto, un probabile rinvio delle elezioni servirebbe a garantire sia la certezza del voto, elemento e valore fondante di una democrazia, così come sottolineato anche dal Presidente Mattarella, sia un risparmio di denaro pubblico derivante dall’impossibilità di impugnare dinanzi al Tar la legge.

Andando a tirare le somme di questo breve discorso ed attenendoci a quelli che sono i fatti tocca constatare che le varie dietrologie messe in campo da più parti sono solamente ulteriore carne al fuoco in vista della campagna elettorale. Personalmente, in assenza di criticità, sarei stato anche io favorevole all’election day, ma dato che delle criticità esistono è meglio, sia per le casse pubbliche che per il corretto svolgimento del voto, rimandare quest’ultimo in modo da evitare ulteriori brutte figure conseguenti ad un eventuale annullamento del voto in sede giudiziale.

 

Di Giuseppe Saluppo

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