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Egam, la Regione deve rispettare le leggi

Per farle le audizioni, la Regione Molise, le fa. Salvo a vedersi con quali intenti e, soprattutto con quali esiti. Cioè, se sia disposta ad accettare i suggerimenti e le correzioni che le vengono dati oppure per pura formalità. Le audizioni sul Bilancio 2017 si sono risolte in pura formalità. I suggerimenti e le richieste di correzione alla destinazione delle poche risorse finanziarie per gli investimenti sono rimasti lettera morta. Tant’è che sindacati e associazioni di categoria, in particolare, si sono detti delusi e hanno rilasciato dichiarazioni fortemente critiche nei confronti del governo regionale per aver mantenuto i suoi punti di vista e le sue scelte inalterati, confermando così l’aspetto formale e propagandistico della consultazione. La storia potrebbe ripetersi e questa volta ad essere delusi sarebbero soprattutto le amministrazioni comunali e le altre componenti del consiglio delle autonomie locali. La storia potrebbe ripetersi il 6 febbraio, in occasione delle consultazioni che la Regione ha stabilito di svolgere sulla proposta di legge per l’istituzione dell’Ente di governo dell’ambito del Molise (Egam) per la gestione delle risorse idriche integrate (rete idrica, rete fognante e depurazione). Per la verità è stata costretta a riaprire un capitolo che troppo frettolosamente aveva chiuso. L’Egam (versione della giunta regionale)  era stato già impiantato ed aveva iniziato ad esplicare le sue funzioni con un arroganza amministrativa senza pari: i comuni che tardavano ad aderire o non intendevano cedere la loro autonomia gestionale delle reti idriche locali, venivano cooptati. Il modo ancora offende i più elementari concetti e valori della democrazia partecipata. L’Egam (versione della giunta regionale) è stato bocciato dal Tribunale amministrativo regionale del Molise (successo professionale dello studio legale Ruta e Romano) che ritenuto la istituzione dell’Egam un concentrato di violazioni ed errate applicazioni di leggi e disposizioni, per cui deve essere ripreso e rifatto tenendo presente i punti in cui i giudici amministrativi lo hanno giudicato negativamente. A cominciare dalla scelta di affidare all’esecutivo un titolo legislativo che non gli appartiene. Sia il consiglio regionale a stabilire le regole e la missione sociale e amministrativa dell’Ente di governo  dell’ambito Molise. Sia il consiglio regionale a garantire i principi democratici della partecipazione e, soprattutto, la volontà popolare in difesa della destinazione pubblica dell’acqua, evitando la capziosa interpretazione che al riguardo sussisteva nel testo e nel regolamento varati dalla giunta e bocciati. Il Tar Molise ha posto dei paletti alla volontà prevaricatrice della Regione ed ha aperto la porta all’ingresso delle autonomie locali nella determinazione del come, del modo e del perché debba esserci un unico Ente regionale a farsi carico di distribuire l’acqua, di progettare e realizzare la rete fognante e il processo depurativo delle acque luride.  Molte cose sono cambiate dal 23 ottobre 2016, giorno in cui a Palazzo Vitale il presidente Frattura e l’assessore ai lavori pubblici Nagni, tennero una conferenza stampa celebrativa dell’Egam e della sua missione sul territorio. E’ cambiata soprattutto la determinazione degli amministratori locali che hanno difeso la propria missione istituzionale, contro l’intento coercitivo regionale, a differenza di quanti (amministratori) si sono piegati al diktat regionale per compiacenza politica essendo della stessa estrazione partitica. L’incontro del 6 febbraio dovrebbe pertanto creare un nuovo clima nel rapporto della Regione con le realtà locali e non è da escludere che da parte delle rappresentanze dei comuni venga presentata una proposta di legge da mettere a confronto.

Dardo

 

 

 

 

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