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Domani contro le torri eoliche sul Matese

Discesa in campo di Coldiretti, Cia e Confagricoltura d’intesa con il Comune di Santa Croce del Sannio e delle associazioni sannite e molisane che si battono per difendere il territorio

La Regione Molise, che sarebbe dovuta essere coinvolta nei casi in cui le torri eoliche vanno ad interessare il confine molisano, sta subendo passivamente l’affronto, affidando il rispetto dei suoi diritti (peraltro scopertamente violati), alle strutture e ai tempi della burocrazia

La rete dei comitati per la tutela ambientale e la sezione molisana di Italia Nostra domani andranno ad ampliare l’arco delle partecipazioni alla manifestazione indetta in difesa del Sannio, del Matese, del tratturo Pescasseroli – Candela, del sito archeologico di Sepino e della Valle del Tammaro. La rappresentanza molisana, ancorché numerosa e qualificata, anche in questa occasione s’avvale della forte iniziativa popolare e istituzionale del versante Beneventano contro la Regione Campania che, imperterrita, continua ad autorizzare l’installazione di centinaia di pale eoliche al confine tra le province di Campobasso, Benevento, Caserta e Isernia, “determinando uno stravolgimento paesaggistico irreversibile”. La Regione Molise, che sarebbe dovuta essere coinvolta nei casi in cui le torri eoliche vanno ad interessare il confine molisano, sta subendo passivamente l’affronto, affidando il rispetto dei suoi diritti (peraltro scopertamente violati), alle strutture e ai tempi della burocrazia. La voce del popolo molisano che difende l’area archeologica di Altilia/Saepinum (“Una piccola Pompei”), il bosco di Cercemaggiore – Capoiaccio – Castelpagano e la Valle del Tammaro, è data dall’intraprendenza e dalla determinazione di Elisabetta Brunetti, per la Rete dei comitati per la tutela ambientale, e da Gianluigi Ciamarra, per la sezione molisana di “Italia Nostra”. La manifestazione di domani è stata promossa dalle organizzazioni professionali agricole della provincia di Benevento (Coldiretti, Cia e

Confagricoltura) d’intesa con il  Comune di Santa Croce del Sannio e delle associazioni sannite che si battono per difendere il territorio dalla proliferazione selvaggia di mega impianti eolici a forte impatto ambientale. In effetti, è la continuazione naturale delle iniziative avviate dalla Rete degli Enti locali e dei comitati della Campania e del Molise il 27 agosto ad Altilia di Sepino, quindi il 7 settembre e

l’8 presso la Comunità Montana del Titerno – Alto Tammaro, con la partecipazione e l’assistenza del vice presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena. E’ la continuazione naturale del presidio popolare sul tratturo Pescasseroli – Candela, delle interpellanze, dei riscorsi giudiziari e delle azioni a difesa del territorio, delle aziende agricole e delle aree a rischio. La mobilitazione è indiscussa, l’impegno altrettanto, difetta il risultato sperato, ovvero un ripensamento della Regione Campania nella sua determinazione a fregarsene di tutto e di tutti. La distanza tra l’azione amministrativa volta a stravolgere il paesaggio che, ricordiamolo è un bene tutelato dalla Costituzione, e l’azione in difesa del paesaggio e dell’ambiente dagli inquinamenti (dell’aria, della terra e dell’acqua), è incolmabile. Troppa la disparità dell’efficacia degli strumenti in possesso di chi stravolge da quelli di chi difende.  Per la Brunetti e Ciamarra, è importante che contro il danno alle imprese zootecniche, artigianali, produttive e agricole causato dalla perdita di valore dei terreni, dei fabbricati, delle stalle e  dei capannoni compromessi dall’insediamento degli  impianti eolici, si siano mobilitate la Coldiretti, la Confederazione Italiana Agricoltori e la Confagricoltura. Unire alla lotta popolare e all’azione delle amministrazioni locali e della Rete anche le organizzazioni professionali del mondo agricolo, dicono, aiuterà il movimento a coinvolgere le rappresentanze parlamentari, istituzionali, regionali e comunali in una mobilitazione in difesa della propria terra e del proprio territorio. L’aspetto più volgare dell’aggressione all’ambiente da parte di chi non si fa scrupolo di alterarlo e d’inquinarlo, è che venga perpetrato a danno delle realtà sociali ed economiche più deboli. “Non è possibile – aggiungono Brunetti e Ciamarra – che le aree interne della Campania, della Calabria, della Basilicata, della Puglia, del Molise e dell’Abruzzo debbano essere deturpate e stravolte da impianti che producono un colossale giro di affari annuo di 14 miliardi di euro, pagati dai contribuenti con le bollette dell’Enel, senza che le comunità locali abbiano alcun beneficio concreto, se non le briciole di qualche migliaia di euro per il fitto dei terreni, e qualche decina di migliaia di euro quale ristoro ai comuni. I 14 miliardi all’anno finiscono nelle tasche delle multinazionali e le qualche decine di migliaia di euro vanno a un territorio costretto a subire una mutilazione irreversibile anche nei luoghi storici più belli, come il sito archeologico di Sepino o le aree ambientali di pregio, come il Tratturo o il Parco del Matese.

Di admin

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