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Diga di Liscione, partono i lavori di collaudo

Una correzione in corso d’opera. E’ quella che la giunta regionale d è stata obbligata a fare ed ha fatto con la delibera 22 adottata il 23 gennaio 2018. L’intervento dell’esecutivo di Palazzo Vitale  è andato ad intaccare la proposta unitaria del Patto per lo sviluppo della Regione Molise, provvedimento  finanziato dal Fondo europeo per sviluppo e la coesione (Fsc 2014-2020) e deliberato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) il 10 agosto 2016,  intorno alla quale ruotano piccoli e grandi interessi economici, investimenti, programmi, progetti e clientele, suddivisi nelle varie aree tematiche del Patto: infrastrutture; salvaguardia dell’ambiente e del territorio; sviluppo economico e produttivo; turismo e cultura e innovazione formativa. Il Patto ha una dotazione finanziaria di 727,70 milioni di euro, di cui 378 provenienti dal Fsc 2014-2020. La Regione ha fatto di tutto per arrivare a far combaciare l’avvio del Patto con la campagna elettorale per il rinnovo della presidenza e del consiglio. Una delle solite furbate politiche che, nonostante siano stantie, non decadono mai, tanto  e così manifestamente il corpo elettorale è propenso alla suggestione. Gli amministratori pubblici lo sanno bene e sfruttano con sempre maggiore perizia il vuoto di memoria della gente, il suo grado di sopportazione, la perniciosa (per se stessa) distrazione, e la vocazione a credere ciò che gli viene promesso e fatto balenare davanti agli occhi. Dicevamo che la giunta ha dovuto correggere in parte l’impianto programmatico del Patto perchè nell’affastellamento delle richieste e delle proposte rivolte a mungere la mammella europea e regionale, non è stato tenuto conto che il “Collaudo e la messa in sicurezza dell’invaso del Liscione”, dell’importo di 5 milioni di euro posto a carico delle risorse del Fsc 2014-2020, era stato incluso anche nel Piano operativo delle infrastrutture. Uno stesso lavoro in due diverse aree tematiche: “Ripristino e sicurezza del territorio” e “Ambiente e territorio”. Un errore marchiano, che andava pertanto corretto togliendo quei 5 milioni di euro da una delle due aree tematiche per destinarli altrove. Difatti, la giunta ha deciso di destinarli al  “Programma integrato per lo sviluppo del turismo sportivo e del benessere” dell’Area tematica “Turismo e Cultura”. Correzione più che ragionevole; meno ragionevole invece è che possano accadere sviste di questo genere nel comporre i Piani operativi e nel destinare gli investimenti finanziari. “Errare umanum est” d’accordo, ma perseverare è diabolico. Ciò perché è quasi una routine ormai intervenire, limare, integrare, espungere, modificare provvedimenti tecnici e amministrativi della Regione Molise definiti e approvati. C’è da aggiungere che la correzione effettuata, benché evidente nella sua erroneità da risolvere, essendo equivalente alla modifica del Patto, deve seguire un nuovo iter approvativo. Infatti, la giunta ha deliberato di subordinare la modifica così come l’abbiano illustrata all’esito dell’istruttoria di competenza del dipartimento per le Politiche di coesione della presidenza del Consiglio dei ministri e al successivo perfezionamento della stessa, con l’accordo formale fra le Autorità politiche che hanno sottoscritto il Patto per lo sviluppo del Molise. Ciò in quanto la modifica comporta lo spostamento di 5 milioni di euro dall’area tematica “Ambiente e territorio” a  quella di “Turismo e cultura”. Sarà poi il Rup (il responsabile unico del procedimento) ad informare il Comitato di indirizzo e controllo del Patto per lo sviluppo del Molise del cambio di destinazione nella prima riunione utile. E non è finita. Spetterà poi al Servizio coordinamento del fondo per lo sviluppo e la coesione del dipartimento della presidenza della giunta regionale l’invio della proposta di modifica del Patto al dipartimento per le Politiche di coesione della presidenza del Consiglio dei ministri per l’esame istruttorio di competenza. Pertanto altro allungamento dei tempi della messa a  regime dei fondi e delle opere.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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