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Dialogo a cuore aperto coi lettori Sì al cemento e alla speculazione edilizia, all’alterazione dei luoghi e dei profili estetici della città; un secco no alle più elementari forme di assistenza sociale

“Caro Dardo,

lei più volte, nel passato, ha scritto della situazione del sistema case di riposo di Campobasso. Ora, si è dimesso il presidente  Cristofaro perché non ha avuto risposte dall’amministrazione comunale che resta senza una politica in tal senso. Senza parlare dell’abbandono e del degrado della struttura nuova di via Garibaldi. Un assurdo. Ma è mai possibile che tutto, in città resti appeso ad un filo? Distintamente, Mario Setaro”

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Domandiamoci, gentilissimo Mario Setaro, quale politica sociale viene espressa e praticata dal Comune a Campobasso? Risposta, nessuna. Stessa domanda e  stessa risposta per l’economia, per la sanità, per la mobilità, giusto per restare alle maggiori direttrici amministrative di una città che si fregia essere un capoluogo di regione. Una politica chiara e largamente pratica invece il Comune ce l’ha. Riguarda l’edilizia, il cemento, la speculazione fondiaria e tutte le coordinate che possono aiutare lo stravolgimento del profilo estetico dei luoghi, con palazzi fatti sorgere sul ciglio delle strade, le più trafficate, in barba a qualsivoglia regolamento o concetto urbanistico e funzionale o, addirittura, in zone scoscese. Per rendercene conto, diamo uno sguardo nei pressi del semaforo all’incrocio di Via Principe di Piemonte e  in Via Porta Napoli. In entrambi i casi siamo di fronte a un grave modello di permissivismo edilizio, aiutato dalla sciagurata permanenza  in vigore, da parte della Regione Molise, del mai troppo condannato e deprecato Piano Casa che consente di raddoppiare o triplicare i volumi esistenti in favore di nuovi che, infatti, hanno chiari e visibili gli eccessi volumetrici e, dunque, i vantaggi economici al privato, in netto contrasto con l’interesse collettivo che postula la propria prevalenza su ogni altro interesse. L’interesse collettivo, nei casi appena detti, riguarda la sicurezza e la funzionalità che spettano alla collettività. Si costruisce a filo di strada ignorando i marciapiedi e il pericolo creato dagli ingressi e delle uscite sulla strada (delle macchine e delle persone) dagli stabili in questione. Questa parentesi edilizia s’è resa necessaria per affrontare in contraltare il senso e il significato della segnalazione cortesemente inviataci in redazione. Sì al cemento e alla speculazione edilizia, all’alterazione dei luoghi e dei profili estetici della città; un secco no alle più elementari forme di assistenza sociale in favore degli anziani, degli emarginati, dei poveri e dei disoccupati. Ciò cui assistiamo è la dimostrazione della disattenzione e del pressappochismo con cui si affrontano e si gestiscono gli strumenti dell’assistenza, in particolare le cosiddette Case di Riposo: la Casa Pistilli, che in qualche misura e per qualche tempo, almeno in avvio, ha funzionato; e la struttura ancora in itinere, dopo quasi oltre un trentennio, di Via Garibaldi. Riaccendere i fari della cronaca su questa faccenda, significa parlare di decenni spesi in appalti sbagliati, in direzioni dei lavori complicate, in finanziamenti, come l’Idra, a più teste (Regione, Provincia, Comunità Montana e Amministrazione comunale).  Col risultato di allungare all’infinito i tempi di costruzione, di vanificare le attese di chi avrebbe avuto bisogno di essere ricoverato e assistito, di far perdere di valore le risorse pubbliche erogate. Elementi che l’Anticorruzione considera generatori di malaffare e depauperamento economico, e altri definiscono “scandalo”. Tutto questo è stato fatto defluire – e non è una novità – nel più completo disinteresse dell’opinione pubblica locale che, infatti, ha tollerato e sta tollerando senza muovere ciglio, la lungaggine dei lavori (senza venirne a capo) del sottopassaggio pedonale tra il Terminal delle autocorriere e Via Mazzini (inizio dei lavori 1992); il mancato completamento della seconda piscina comunale (inizio dei lavori tra il 1990 e il 2000) ormai ricoperta di sterpaglie e in abbandono); la lungaggine del completamento della tangenziale Nord (inizio dei lavori 1983); il contratto di quartiere di S. Giovanni dei Gelsi che, finanziato, avrebbe dovuto  realizzare appartamenti per anziani e per giovani coppie e per altre deboli categorie sociali (finanziamento del ministero dei Lavori pubblici e compartecipazione del Comune dei primi anni ’90); l’inabissamento del concorso internazionale d’idee per la nuova sede regionale sull’area dell’ex campo sportivo “Romagnoli” (spesi inutilmente oltre 50mila euro di soldi pubblici). Ci fermiamo qui perché esausti, ma potremmo allungare di molto l’elenco delle porcherie politiche e amministrative che hanno ridotto il capoluogo del Molise nella condizione incommendevole  in cui è finito. In tanta pochezza le dimissioni del presidente Cristofaro sono l’unico atto responsabile che si possa apprezzare.

Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. Carlotta Scognamiglio

    Caro Dardo, le ho scritto una lettera pochi giorni fa denunciando altre forme di degrado della città: sicuramente l’avrà letta. Come ha scritto il sig. Setaro, è tutto appeso ad un filo in questa benedetta Campobasso. Ora, io sto tentando di farmi delle domande, che credo si siano posti tutti coloro i quali hanno una capacità raziocinante: perché avviene tutto ciò da noi, ed in altre città no? Forse perché si è talmente indolenti da fregarsene altamente di tutto ciò che gira intorno? O piuttosto perché non si ha la giusta competenza per gestire le cose? E se fosse perché si è talmente pressappochisti da non ritenere questi dei veri problemi? Ognuno cerchi di rispondere a queste domande. Probabilmente la risposta è la sintesi di tutti i suddetti fattori. E allora bisogna concludere dicendo: che cosa ci sta a fare Campobasso in qualità di capoluogo di regione?

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