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Dal dorso d’asino al ritorno sull’asino

di Giuseppe Saluppo

La strada è un elemento che contribuisce ad enfatizzare o a mortificare il territorio. Il caso, ultimo, di Salcito né è un esempio. Mortificazione di un territorio e dei suoi abitanti e dei suoi produttori e dei suoi servizi. Purtroppo, non è il solo. Dopo “cadute eccellenti” e segnalazioni quotidiane di cittadini esasperati e a rischio sicurezza, bisognerà attendere l’intervento di somma urgenza. Non una strategia complessiva e mirata? Da anni senza manutenzione, le strade molisane sono diventate un colabrodo, con smottamenti vari e barriere divelte. Siamo tornati al secondo dopoguerra dopo il passaggio di blindati e bombe. Se, ancora, andiamo a scomodare la storia, l’assurdità poi è che una delle nostre tradizioni culturali deriva dal sistema viario romano, inteso non solo come assi di collegamento tra le province dell’Impero, ma soprattutto come composizione del fondo diversificato a seconda delle funzioni: pedonale, veicolare leggero, veicolare pesante. In sezione si contavano almeno cinque strati che culminavano con il summum dorsum o pavimentum, quasi sempre a schiena d’asino, da cui il termine dorsum, per evitare la stagnazione di pericolose e scivolose pozze d’acqua. Imperatori come Nerva e Domiziano ne fecero il loro programma elettorale e la loro fortuna politica. Pare però che questa scienza del costruire sia andata perduta tant’è che buche, dissesti, lacerazioni del manto nelle nostre vie, oltre che creare un senso di degrado e sciatteria, siano diventate un serio pericolo. Dal costruire a dorso d’asino a tornare a camminare sull’asino.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Pierangelo Mattioli

    Strade colabrodo è un eufemismo. Strade da quarto mondo, piuttosto (come i marciapiedi). Un’inconcludenza così non si è mai vista. Poi dobbiamo parlare anche di autonomia regionale e c’è qualcuno che si offende pure quando qualcuno la mette in discussione…

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