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Dai lavoratori in mobilità in deroga un ultimatum a Frattura: “Ci devi ricevere con urgenza”

Parallelamente alla chiarezza del problema che vede i lavoratori in mobilità in deroga lottare per ottenere  le 13 mensilità riferite al 2015/2016, cresce anche la chiarezza del linguaggio della portavoce del Comitato rappresentativo, Carolina D’Antino, sicuramente più deciso e perentorio, soprattutto nei confronti del presidente della giunta regionale Frattura, per indurlo ad essere coerente con ciò che dichiara e con ciò che gli dettano le norme in vigore, la legge nazionale sulla mobilità e la diponibilità del ministero del Lavoro a correggere le posizioni della Regione Molise che hanno impedito ai 1744 lavoratori il rispetto di ciò che gli compete.  Al presidente, infatti, dopo aver annotato nel corso della seduta del consiglio regionale del 23 gennaio scorso l’assoluta sua disponibilità ad attivarsi nei confronti del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per mettere in atto la proposta risolutiva emersa dalle riunioni tenute a Roma il 18 gennaio con il direttore generale, Ugo Menziani, il Comitato chiede che segua un immediato e tempestivo incontro  operativo “per definire tempi e modalità per sbloccare la vertenza”. Una sorta di ultimatum, per arginare la tendenza regionale a dilazionare, a rinviare, a trovare cavilli. Contestualmente, la D’Antino ha rivolto anche un nuovo appello ai Comuni, alle Province, alla Curia e a quant’altri hanno sostenuto e sollecitato il soddisfacimento delle richieste dei 1744 lavoratori che da circa tre anni sono senza reddito, sul lastrico, mortificati nella loro dignità di uomini e donne.  Questa dei lavoratori in mobilità in deroga è una vicenda che dura da circa tre anni, vissuta tra mille contraddizioni, manchevolezze amministrative ed errori procedurali, con un contorno, come abbiano detto,  di petizioni, di adesioni solidaristiche e di sostegno sì, ma con un grave visto difetto: la scarsa incidenza delle forze sindacali. Per fortuna, dal chiedere pietistico dell’inizio della vicenda, la coscienza dei lavoratori sta trovando ragioni e cittadinanza nella pretesa del rispetto di un diritto che solo una burocrazia sclerotizzata e un’amministrazione regionale assurdamente disconnessa non riescono a soddisfare. Peccato che siano stati necessari circa tre anni per arrivarci.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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