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Culle vuote da marcia funebre

di Giuseppe Saluppo

Culle sempre più vuote in Molise. A dicembre 2016 i nati sono stati 2.088 a fronte di 3.579 decessi. A questi numeri, poi, si aggiungono i giovani che vanno via.  Una sorta di marcia funebre che ha sconfitto il flusso vitale. Dati che, in questi giorni, avrebbero dovuto portare ad una riflessione ma la politica molisana è rimasta in silenzio come ad aggirarsi come una iena tra i morti.  Una regione in ritirata dalla vita, dalla nascita, da sè stessa. Che bello quando il paesaggio molisano era ricco di ‘criature e le strade pullulavano di ‘uagliune  mentre, ora, deve fare i conti con quelle statistiche tetre, con orizzonti cupi  Possibile, che questa classe politica non abbia la volontà, la forza di volere ricominciare daccapo, con interventi economici e sociali per favorire la svolta?  E’ terribile il silenzio, l’assenza di reazioni, la totale accettazione di quel che sta accadendo, il benchè minimo  accenno per frenare, rovesciare, ripensare, quantomeno, questa tendenza. Il nostro territorio muore mentre la politica molisana gioca a rimpiattino.

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. E’ una vergogna. E non venite solo a parlarmi di crisi. C’è questa tendenza tutta moderna -che di moderno non ha nulla- secondo la quale bisogna o aspettare a fare figli (e quindi prima penso alla carriera, sennò perdo il treno), o a non farli proprio.
    La verità è una soltanto: non si ha più il coraggio di osare, di fare sacrifici, di mettere da parte il proprio io ed in primo piano l’altro: perché la famiglia è questo: vivere per gli altri.
    E’ un po’ come la convivenza, altro atto di viltà del giorno d’oggi: poiché non si ha il coraggio di giurarsi eterna fedeltà dinanzi ad un’istituzione, che sancisce non solo i diritti, ma anche i doveri, si convive, così si può mollare l’altro quando e come si vuole, a mo’ di bestie.
    Tanti Paesi poveri, pur se tali, continuano a fare figli. La città di Napoli, pur se con tutti i gravi problemi che ha, continua ad essere prolifica, perché crede nella famiglia: è questo il fattore differenziale, non la crisi. Quest’ultima è soltanto un pretesto per mascherare la propria codardia ed il proprio egoismo

    • Concordo con il lettore. Ormai si sta diventando tutti degli eterni adolescenti, che non intendono fare scelte coraggiose, ma semplicemente continuare a crogiolarsi nel nulla, nel già preparato, o nel pretesto che le cose non vanno: non vanno perché siamo anche noi a non farle andare!!

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